Cronaca Santa Croce Camerina 13/12/2014 17:06 Notizia letta: 5681 volte

Il telefono fantasma non custodisce alcun segreto

Intervista di Mario Barresi
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Santa Croce Camerina - La sacerdotessa dei segreti di Veronica è una casalinga di trent’anni, con la faccia pulita e lo sguardo ferito. «Lì dentro non c’era nulla di speciale, soltanto foto e video che farebbe ogni mamma orgogliosa e innamorata dei propri figli». Ma certo lei, amica del cuore e testimone di nozze di Veronica Panarello, non potrebbe dire altrimenti.
E toccherà adesso alla polizia postale e alla scientifica dire cosa davvero ci sia là dentro, oltre all’album del cuore di una mamma tutt’altro che al di sopra di ogni sospetto.
Eppure lei è convinta di una cosa: «Per come la conosco io, Veronica non può aver fatto del male a suo figlio».
Carmela Campo - giovane di Santa Croce Camerina ma che adesso vive a Gela, in una casa pulita e accogliente, dove fa la mamma e la moglie - ricostruisce con voce serena il cosiddetto giallo del telefonino fantasma.
Con due premesse. La prima «Io sono una persona perbene e non voglio essere più tirata dentro questa storia come se fossi una specie di complice». La seconda: «Sono stata sentita dalla questura e ho raccontato tutto quello che sapevo, per me il caso del telefonino è chiuso. Parlo adesso e non voglio parlare più, lasciatemi stare in pace».
Ma cos’è successo? Cosa c’è dietro il mistero del cellulare nascosto? Si ribalta, nel racconto dell’amica Carmela, la prima indiscrezione: non è un telefonino di un’amica prestato alla mamma di Loris, ma l’esatto opposto.
«La scorsa estate, fra fine giugno e luglio - racconta l’ex studentessa di scienze sociali a Ragusa - nel mio telefonino s’era rotto il display e Veronica si offrì di prestarmi il suo». Quindi la donna in carcere come presunta assassina del figlio Loris ha preso uno dei suoi cellulari (senza sim inserita, perché l’amica ha messo quella intestata a lei) e l’ha dato a una delle persone a cui vuole più bene.
A rivelare l’esistenza del telefoninobis agli inquirenti è stata la stessa Veronica Panarello, giovedì, durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di piazza Lanza a Catania. Circostanza, però, smentita dall’avvocato difensore, Francesco Villardita: «Non esiste un secondo cellulare», ha detto all’uscita. La pista di un secondo telefono era comunque spuntata per la prima volta attraverso l’intercettazione di un dialogo tra Veronica e la sorella Antonella: «L’ho nascosto bene», aveva detto la madre del bambino. Accertamenti in corso anche su uno smartphone che era in uso alla piccola vittima, oltre che ovviamente sui due telefonini di Veronica.
Il primo, già da oltre una settimana in possesso degli investigatori, e quello da qualche ora prelevato in casa della mamma di Carmela Campo, a Santa Croce Camerina. «L’avevo portato lì da due settimane - spiega l’amica - perché nel frattempo, di recente, mio marito aveva sistemato il mio. Avrei voluto restituirlo a Veronica prima che scoppiasse tutto questo caso, non appena possibile». Di suo, tolta la scheda sim, non c’era niente altro. «Avevo anche messo qualche foto di mia figlia, ma poi le ho cancellate perché non mi sembrava giusto lasciarle lì, visto che lo stavo restituendo». E aggiunge: «Avere il telefono di una persona è sempre una responsabilità».
Mai frase fu più azzeccata, visto il polverone che s’è sollevato su uno smartphone dal quale ci si aspettava magari una delle chiavi per spiegare alcuni aspetti misteriosi del delitto di Loris.
Dai primi risultati delle verifiche sul telefonino prestato da Veronica all’amica Carmela, comunque, non risulterebbero contenuti di significativo interesse nella memoria interna. Secondo quanto si apprende, il telefonino, che è stato consegnato a polizia e carabinieri dopo il delitto, restando in uso alla trentenne, è stato già esaminato e al suo interno sono stati trovati filmati e video del bambino. Dai tabulati non emergerebbero elementi utili alle indagini.
Ma la presenza di un secondo apparecchio, comunque, apre altri scenari interessanti per le indagini. C’era una seconda sim per questo cellulare o era semplicemente uno messo da parte da Veronica che non lo usava più? E se davvero ci sono altre sim (come ad esempio nel vecchio telefonino che usava Loris «per mandare messaggi e vedere foto») possono raccontare delle storie diverse da quella più volte ribadita dalla mamma accusata di omicidio?
Di tutte queste cose, però, non sembra molto interessata, Carmela: «Il mio rapporto è molto stretto, quella con Veronica è un’amicizia sincera. Mi ha pure chiesto di farle da testimone di nozze, quando lei e Davide si sposarono.
Erano così belli e felici, quel giorno».
L’amica del cuore, come ogni amica del cuore che si rispetti, difende a spada tratta la donna che tutti credono essere l’autrice dell’atroce delitto di Loris: «La stanno dipingendo come una strega, una persona completamente diversa da come viene descritta dai media». Un pensiero sincero anche al bimbo: «Ancora non ci credo che Loris non c’è più, ‘u figghiu miu. Non realizzo quello che è successo. E mi fa male anche sentire quello che sento dire dai familiari di Veronica: lei non è così come la descrivono tutti». E conclude: «Io non la difendo, si difende da sola con i fatti. Io sto dicendo solo che Veronica è un’amica esemplare, mamma amorevole, per me come una sorella». Ma la descrizione di Carmela è totalmente diversa da quella che prima la Procura e ieri il Gip di Ragusa hanno messo nero su bianco.

Tratto da La Sicilia

Mario Barresi
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