Cronaca Madrid 14/12/2014 18:43 Notizia letta: 5708 volte

Veronica e le altre

Sostituirsi a Dio
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Madrid - La madre, celebrata dalla più antica cultura mediterranea come grembo e terra fertile, oggi ha perso lo smalto della sua sacralità per trasformarsi in mito negativo, in figura infernale.
Eschilo dorme il suo sonno eterno in un’anonima e segreta sepoltura non lontana dal posto in cui il suo dramma si è fatto ancora tragedia.
Oggi come allora, un coro di erinni invoca la vendetta di un dio sanguigno e giusto e un altro coro di supplici implora la pietà per una donna smarrita, persa nel labirinto del suo inquieto mistero.
Qual è la verità?
Domani un bambino - questa è la verità e lo strazio - sarà restituito alla terra senza il conforto delle lacrime della madre.
La donna stessa che l’aveva partorito è oggi rinchiusa in un carcere, sospettata di avergli dato la morte.
Può, però, un bambino temere la madre?
Me lo son chiesto mille volte in questo tempo triste di caccia alle streghe.
Eppure la mia natura d’uomo mi obbliga a un giudizio sospeso, al beneficio del dubbio, al silenzio rispettoso davanti all’enigma.
Non voglio immaginare gli occhi di Loris, mentre una mano omicida soffocava nel suo petto la vita.
Sono gli stessi occhi indifesi di Samuele di Cogne, gli occhi di altri piccoli Gesù bambino per i quali sarebbe stato meglio non nascere.
Può la mano della madre confondersi con quella di un aguzzino, dunque?
Per natura, la madre dà sempre la vita e, se la toglie, lo fa per il bene.
Il movente giustifica, salva.
Ho provato orrore dei bambini avvelenati dalla madre nel fosco crepuscolo del regime nazista ma il loro futuro, in questo caso, era stato concepito dai genitori come soluzione finale.
Mi commuove - anche se non la giustifico - la madre che uccide il figlio per non vederlo soffrire più: un atto di coraggio che cancella la propria umanità per riaffermare l’antica presunzione dell’uomo di sostituirsi a Dio.
Deploro ma posso ancora capire il gesto disperato di Medea nel quale l’egoismo e la passione si trasformano in vendetta e odio e parlano il linguaggio del sangue.
Ma quale altro movente se nessuno di tutti questi avrà stretto le mani attorno al collo di Loris?
Un omicidio senza movente è un delitto inutile, un gesto innaturale e illogico.
Un aborto consumato nel tempo come rifiuto definitivo e totale del bimbo non desiderato, forse; durato otto lunghi anni, un tempo biblico per una donna sola, che fu prima madre felice.
Un aborto covato nell’abisso della coscienza più intima e segreta.
Rimosso in fretta come un cattivo pensiero, per negarsi finanche il rimorso.
Potrebbe essere questo l’unico vero movente, se la sua colpa fosse accertata e confessata.
Ma gli occhi di Loris c’interrogheranno per sempre e noi, purtroppo, non sapremo dare risposte credibili e vere.

Un Uomo Libero.
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