Cronaca Vittoria 16/12/2014 20:31 Notizia letta: 4756 volte

Omicidio Brandimarte, tanti dubbi

Una faida?
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Vittoria - “Che ci faceva nella nostra città un esponente dell’organizzazione criminale più pericolosa del nostro Paese?”. A chiederselo il sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia, che esprime un plauso alle forze dell'ordine per aver chiuso subito il cerchio delle indagini, ma aggiunge: “è facile immaginare cointeressenze e contiguità, ed è assolutamente necessario che su questo venga fatta piena luce quanto prima. Chi sa, parli, collabori con le forze dell’ordine, denunci. I Vittoriesi hanno tutto il diritto di riassaporare la serenità e il senso di sicurezza che questo tragico fatto ha bruscamente spezzato. Lo chiedo a nome dell’intera città, e nel contempo invoco l’immediata applicazione del Patto per la sicurezza siglato la scorsa settimana in Prefettura.”
Nella stessa serata di domenica, poco prima di mezzanotte, il suo presunto assassino si costituito presentandosi al Commissariato di Polizia di Gioia Tauro. Si tratta di Domenico Italiano, 23 anni, concittadino della vittima e gravato da un unico precedente per stalking. Il sospettato ha portato con sé la presunta arma del delitto, una pistola calibro 9. Pare, ma questa versione non ha trovato conferma fra gli inquirenti, che l'uomo abbia dichiarato di aver sparato dopo una accesa discussione, della quale per non si conoscono i motivi. Non avrebbe spiegato, inoltre, se ha agito da solo o con qualcuno e come sia riuscito a muoversi e fuggire da Vittoria, città in teoria a lui sconosciuta. Per gli inquirenti, inoltre, non ci sarebbero elementi che farebbero ipotizzare l'arrivo e la fuga in moto del presunto assassino. Sull'episodio consumatosi a Vittoria, intanto, proseguono le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catania. Sembra che l'uomo abbia deciso di costituirsi spontaneamente perché si sentiva già messo alle strette dagli inquirenti.
CHI ERA BRANDIMARTE?
Michele Brandimarte era originario di Oppido Mamertino, in provincia di Reggio Calabria, ma da tempo viveva a Gioia Tauro. Gli inquirenti lo considerano un esponente di spicco dell'omonima famiglia, legata alla cosca di 'ndrangheta Piromalli-Molè di Gioia Tauro. Sempre secondo gli investigatori era un affiliato alla cosca di Gioia Tauro e aveva precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga e altri reati. La sua famiglia è stata coinvolta, negli anni scorsi, in una faida con i Priolo, imparentai con i Piromalli. La faida ebbe inizio nel 2011 con l’uccisione di Vincenzo Priolo da parte di Vincenzo Perri, nipote di Brandimarte. Nello stesso anno, era il 14 dicembre, si registrò il tentato omicidio di Giuseppe Brandimarte, fratello di Michele.
Due fratelli di Brandimarte, Giuseppe e Alfonso, sono stati arrestati l’estate scorsa nell’ambito dell’operazione “Puerto liberado” condotta dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della Dda di Reggio Calabria e che ha portato alla luce l’esistenza di un gruppo dedito all’importazione di cocaina dal Sudamerica attraverso il porto di Gioia Tauro.

Redazione