Cronaca Santa Croce Camerina

8 cellulari sequestrati a casa Stival. Si cerca complice

Il racconto della coinquilina

Santa Croce Camerina - Sono otto i telefoni cellulari sequestrati a casa Stival dopo l'ultima perquisizione effettuata dagli inquirenti. Attraverso un loro accurato esame si spera di riuscire a trovare le tracce di chi potrebbe aver aiutato Veronica Panarello, madre di Loris e indagata per l'omicidio, a uccidere o anche solo a trasportare il bambino fino al canale di scolo dove poi è stato ritrovato.

"Veronica non volle che io salissi a casa sua", racconta una vicina di casa al settimanale Oggi ricordando la sera precedente alla scomparsa del bimbo, "Quel venerdì sera Veronica era rimasta senza latte, così mi telefonò per chiedermi se io ne avessi un litro in più e le dissi di sì. A casa c’ero io, c’erano i miei figli: te lo portiamo noi, dissi. Ma lei, che pure era sola con due bambini, non volle, era irremovibile. Quando venne a casa mia col piccolo, Loris non c’era. E oggi mi chiedo: perché ha insistito così tanto a non farci salire da lei? Dov’era Loris? C’era qualcosa che non dovevamo vedere?”.

La donna ha poi aggiunto: "Veronica era una brava mamma, ma aveva anche tante stranezze: raccontava spesso piccole bugie e riferiva episodi inspiegabili. Un giorno Veronica mi chiamò per dirmi che dovevo portarla all’ospedale, perché in seguito a una furibonda lite con la suocera e la cognata aveva perso il bambino che aveva appena scoperto di aspettare. E poi aveva delle fissazioni: era convinta che qualcuno le entrasse in casa di nascosto mentre non c’era, fece anche cambiare la serratura. Ripeteva spesso uno strano gesto: prendeva una foto di quando era piccola, ci metteva accanto una foto di Loris e diceva: Siamo uguali, lo vedi che siamo uguali?".

Ieri sera, nella trasmissione Quarto Grado, su Retequattro, una coinquilina ha raccontato: "Mio figlio ebbe paura l'unica volta che giocò a casa di Loris. Il piccolo Stival si nascose nell'armadio per evitare la punizione di Veronica. Così mi raccontò mio figlio". 

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