Cultura Scicli 29/12/2014 09:45 Notizia letta: 3013 volte

Guccione, un d'apres della Gioconda

Una mostra all'Androne
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Scicli - Al di là del clamore roboante delle sperimentazioni estreme del contemporaneo, ben oltre quanto talora è desiderio legittimo di proferire una parola nuova, nel regno ricco dell’arte, si stagliano le stelle fisse, gli artisti storicizzati, la cui opera ha fatto i conti coi secoli e con le mode. Una splendida collezione di maestri è in mostra per questo Natale a Scicli, presso la Galleria L’Androne, che da decenni – oramai quasi trent’anni – consegna ai suoi visitatori delle autentiche sorprese, cercate e reperite entro l’alveo sicuro della grande tradizione.
La passeggiata tra le opere in mostra è una vera gioia per occhi e spirito. Immediatamente ci cattura l’acquaforte di Rembrandt, tra i massimi della storia dell’arte europea, nonché dell’età dell’oro olandese. La “Resurrezione di Lazzaro”, fruibile all’Androne, è un esempio pieno non solo del magistero dell’artista nell’incisione, oltre che nella pittura, ma anche della sua profonda conoscenza dei testi biblici, nei quali Rembrandt denuncia pure l’attento studio dei temi, che beneficia dell’osservazione degli ebrei di Amsterdam e della tesaurizzazione formale dell’iconografia classica.
Spostandoci d’un secolo, di pari pregio troviamo due incisioni di Goya, “Morte in arena” e “Pepe Illo esegue il passo di Reconte”. Esempi mirabili del versante oscuro di Goya, che nell’ultimo ventennio del Settecento prende a interessarsi alla violenza della scena, come all’iniquo sociale, in dicotomico dettato, rispetto alla pittura idilliaca destinata all’arazzeria.
L’Ottocento è rappresentato da Carlton Alfred Smith, mentre per il Novecento L’Androne compone una ricca partitura, sostanziata di varie significative voci. Tra queste Joan Mirò, “un innocente col sorriso sulle labbra, che passeggia nel giardino dei suoi sogni”, secondo la poetica visione di Prévert; dell’artista spagnolo, che si muove tra dada, astrazione e surrealismo, L’Androne propone una litografia degli anni Settanta, significativa della sua originale cifra. Una parete è riservata a Bruno Caruso, presente con diversi lavori, chine come “Penelope”, rappresentative del cosmo ricco del pittore siciliano, che coi temi dell’Isola ha combinato uno sguardo più ampio, alla natura, al mito, alla guerra. D’un altro siciliano illustre la china acquerellata “Figura”, firmata Renato Guttuso, che consegna a Scicli il suo segno bruciante, fortissimo, in un’opera trascelta non tra i capolavori di realismo sociale, ma tra gli altrettanto intensi nudi. Al genio inarrivabile di Picasso appartiene l’acquaforte “Suite 347”, significante la libertà infinita con cui creò l’artista, in una irripetibile alchimia di eros, grottesco, invenzione. Molti ancora i lavori in mostra. Segnaliamo la presenza di Elizabeth Frolet e “Pennelli” di Fernandez Arman, un olio ‘meta-artistico’, se così possiamo dirlo, dove il pittore francese centralizza la sua attenzione compositiva sulla nuda immanenza dei suoi strumenti di lavoro, in una tela che è parte del ciclo delle accumulazioni, testimoni della volontà di distacco dalla tradizione.
A un grandissimo dei nostri giorni, prestigio autoctono delle ricche contrade iblee, L’Androne dedica un’intera saletta: sono vari e splendidi i lavori con cui è rappresentato il magistero di Piero Guccione. Il pieno di mari e cieli tentati d’astratto, il dialogo con una natura ‘altra’, emanata da forme e colori degli artisti cari al cuore, nella partitura straordinaria dei d’après: un universo presente che già è storia e che ci riserva, ancora oggi, la musica sublime d’una parola nuova.

 La Sicilia

Elisa Mandarà