Cultura Modica 31/12/2014 22:25 Notizia letta: 4195 volte

Il Vecchio Municipio di Modica. I ponti ri Pulera

Uno studio del professore Paolo Nifosì
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Modica - Il Seicento è il secolo in cui a Modica si definiscono molte architetture ecclesiastiche e molti complessi monasteriali, in cui si ristrutturano molte parti del Castello dei Conti, in cui si sistema la viabilità dell’attuale Corso Umberto. In questo contesto si inserisce la costruzione del Municipio deliberata dal Consiglio comunale il primo aprile 1630 dopo una perizia affidata ai capimastri ragusani Vincenzo Nobile e Silvestro Dierna e nella quale si sosteneva che il municipio era pericolante e che era necessario ricostruirlo con un nuovo progetto.
L’anno successivo, nel 1631, i giurati Don Claudio Arezzo, Vincenzo de Guardialaini, Melchiorre Ascenzo e Vincenzo Salemi, danno l’incarico per il nuovo municipio al capomastro Silvestro Dierna. Per la stima dei materiali si fa il nome del capomastro Giuseppe De Luciano . Di Silvestro Dierna, che fa parte di una delle famiglie di capimastri più importanti in area iblea tra Seicento e Settecento, è documentata la sua attività dal 1616 fino agli anni quaranta. Nel 1616 s’impegna a costruire una cappella nella chiesa di San Giorgio di Ragusa ; nel 1623 costruisce un coro sopra la porta maggiore della chiesa di San Vincenzo Ferreri sempre a Ragusa ; l’anno successivo è impegnato nella costruzione di un “cappellone” col suo monumento nella cappella di Rocco Zacco, all’interno della chiesa di Santa Maria del Gesù e, sempre nella stessa chiesa, per il barone Giuseppe Grimaldi, nel 1625, costruisce, nella cappella di famiglia, un “cappellone” con il monumento comprendente una lapide e due leoni ; nel 1643 è impegnato nella costruzione del cannamelito di Boscorotondo, in area vittoriese, su incarico del governatore della Contea Don Francesco Echebelz .
Il nuovo progetto del municipio prevede un edificio a due piani, con portico a piano terra, costituito da sei arcate, con pilastri definiti da lesene di ordine tuscanico; un cornicione aggettante fa da balconata unica del secondo ordine, comprendente sei aperture definite da timpani orizzontali, inframezzate da lesene sempre di ordine tuscanico. Un’architettura molto sobria ed austera, simile nello stile al cortile del prospiciente convento di San Domenico. Nel primo piano si trovava la sala delle riunioni e quattro stanze che servivano anche per ospitare capitani d’armi e ufficiali ospiti della città. L’arredamento comprendeva una “trabacca” dorata, con padiglione soprastante di seta e letto “guarnito” di seta, una “trabacca” di legno di noce con padiglione di lanetta per l’inverno, oltre a cinque letti ordinari senza padiglione sovrastante; sei sedie di cuoio rosso per la camera grande e diciotto sedie di cuoio nero; due banchi in legno con sua spalliera e due tavoli per la sala grande oltre ad una credenza, quattro tavoli per le altre quattro stanze; sei dipinti per la sala maggiore, oltre a dodici dipinti aventi per tema “vergini o apostoli”; ancora altri dodici dipinti per questa sala, due tappeti, due bacinelle per il fuoco, gli arnesi della cucina . Al piano terra si trovavano le stanze per il custode e la stalla; di queste ultime stanze il custode ne poteva disporre come riteneva opportuno.
Dalla descrizione si evince che oltre alla funzione di luogo di incontro per le riunioni pubbliche la casa comunale era attrezzata prevalentemente per ospitare “particolarmente quando veniranno, o capiteranno in questa città di Modica capitani d’arme delegati, o altri officiali con li quali la città è obbligata et è stato consueto corrispondere, e trovarsi sempre in ordine, pronti e apparecchiati le cose e addrizzi di casa”. Nei lavori sono coinvolti anche i maestri Vincenzo Nobile, Giuseppe Francalanza e Tommaso Boscarino. I lavori sono in itinere nel 1635, con un secondo appalto affidato da parte dei giurati Camillo Celestre, Ottimo Ascenzo, Matteo Ascenzo e Girolamo Ruffino ai capimastri Filippo Mastretta, Michele e Antonino Calisti, padre e figlio, di Vizzini. Altri pagamenti risultano ancora nel 1636 . Il nuovo appalto per il Municipio, che risultava in costruzione, è motivato da contrasti tra i Giurati e i capimastri che avevano eseguito i lavori fino a quella data. Nel procedere dei lavori, tra il 1635 e il 1639 al Dierna è contestato il fatto di avere realizzato i pilastri esterni del loggiato “deboli” tali da non riuscire a sostenere il carico dei “dammusi” (volte) per cui si era reso necessario l’inserimento di catene di ferro. Il Dierna si era giustificato sostenendo che l’incarico iniziale prevedeva la larghezza delle arcate di 13 palmi (m.3.25) e con quella larghezza non ci sarebbe stato bisogno di catene. In un secondo tempo i giurati e il governatore della Contea per consentire “un passeggio più comodo” chiesero al Dierna di impostare i pilastri con una larghezza di palmi 17(m.4,25), per cui l’uso delle catene fu dovuta alla decisione di allargare lo spazio tra i pilastri e il muro perimetrale .
Nel 1640 i lavori risultano ultimati con la collocazione nella facciata di uno scudo “seu petra d’ arme e con lo Trionfo sopra la corona” fatto dai maestri Filippo Mastretta e Antonino Calisti per il prezzo di onze trentadue. Il perito chiamato dai giurati Pietro Nigro, Marco Antonio Belguardo, Giovan Battista Pullara, Rocco Zacco, per stimare la buona fattura dello scudo è ancora il maestro Silvestro Dierna .
Negli stessi giorni, per la perizia definitiva dei lavori si chiamano “maestro Giuseppe lo missinisi (Giuseppe Cannizzaro), habitatore terrae Scicli (per conto dei giurati), il maestro Mariano Celestre di Noto (per conto dei maestri Mastretta e Calisti) e il maestro Francesco Boscarino (per conto del Governatore). I costi conclusivi sono di onze 444.2.10 per i materiali, di onze 755.9.10 per la manodopera, onza 1 per le porte dei “tetti morti” .
Purtroppo le fonti se ci hanno fornito i nomi dei capimastri non ci dicono del progettista, un architetto, o un capomastro che ancora non conosciamo. Nei documenti si parla di un disegno del progetto consegnato dai giurati ai capimastri, ma non si cita l’autore del progetto.
La domanda che ci si pone dopo avere dato queste informazioni è la seguente: quel municipio del Seicento ci è rimasto, coincidendo con l’attuale palazzo Salemi, oppure quel municipio fu demolito per una nuova fabbrica costruita dopo il terremoto del 1693?. Penso di poter dire che quel municipio coincide, quantomeno nel piano terra, con l’attuale palazzo Salemi (i ponti u puleri) (oggi di diversi proprietari). Le indicazioni, infatti, relative ai pilastri coincidono con l’attuale edificio. Oltretutto nelle scarse notizie che abbiamo sui danni del terremoto non si fa cenno al crollo del municipio. E’ possibile che durante l’Ottocento siano state fatte trasformazioni nel primo piano, ma l’impaginazione è da riferire al Seicento.
La costruzione del nuovo Municipio, in sostituzione del precedente che doveva trovarsi nello stesso luogo, coincide con la costruzione del Palazzo del Senato, o Palazzo Vermexio di Siracusa, costruito negli anni trenta del Seicento, un palazzo molto più articolato rispetto al Municipio di Modica, nel telaio architettonico e nell’inserimento di nicchie sulle due pareti delle due facciate. Poter riconoscere il Municipio di Modica come architettura secentesca importante è data soprattutto dalla distruzione di tanti altri municipi delle città della Sicilia sud-orientale.
La scelta del tuscanico per questa architettura non è isolata. Nel vicino cortile dell’ex convento di San Domenico abbiamo un’analoga scelta, contestualmente all’impaginazione del cortile con pilastri. L’impianto di quel porticato si riferisce ad una fase di poco successiva alla costruzione del Municipio. Nel 1634, infatti, lo stesso Silvestro Dierna è impegnato nella costruzione di un “porticato” di ordine “dorico” nel convento, e l’uso del termine “dorico” penso coincida con l’uso del tuscanico , per quanto quel portico e quel convento nelle quattro ali sia stato ampliato nei decenni successivi del Seicento e ricostruito in gran parte dopo il terremoto del 1693. Si può comunque sottolineare la similarità stilistica.

Paolo Nifosì

Tutti i diritti riservati. L’articolo è stato pubblicato su la Sicilia (Edizione di Ragusa) con un titolo errato.

Modica, Archivio di Stato, notaio Vincenzo Schifitto, n. 211, vol. n. 33, cc. 332v-335r, 26 marzo 1631.
Modica, Archivio di Stato, notaio Blundo Giuseppe, n. 362, vol. anni 1616-1619, cc. 5v-7v, 12 ottobre 1616
Modica, Archivio di Stato, notaio Blundo Giuseppe, n. 362, vol. anno 1623, cc. 6v-7v
Modica, Archivio di Stato, notaio Radosta Giacomo, n. 204, vol. n. 35, anni 1624-1625, cc. 322v-323v
Modica, Archivio di Stato, notaio Radosta Giacomo, n. 204, vol. n. 35, c. 778rv, 12 marzo 1625.
Modica, Archivio di Stato, notaio De Francesco Raimondo, n. 227, vol. n. 15, 20 aprile 1643.
Modica, Archivio di Stato, notaio Lorenzo Giardina, n. 225 198r-199v, 16 ottobre 1635. cc. 197vol. n. 12, cc. 229v-230v, 22 febbraio 1642.
Modica, Archivio di Stato, notaio Lorenzo Giardina, n.225, vol. n. 6.
 

Modica, Archivio di Stato, notaio Lorenzo Giardina, n. 225, vol. n. 10, cc. 471r-474v, 23 febbraio 1639.
Modica, Archivio di Stato, notaio Lorenzo Giardina, n. 225, vol. n. 10, c. 213v, 28 gennaio 1640.
Modica, Archivio di Stato, notaio Lorenzo Giardina, n. 225, vol. 10, cc. 192v-193v,13 gennaio 1640.
Modica, Archivio di Stato, notaio Egidio Ragusa, n. 223, vol. n. 6, 1631-1635, c. 8rv, 7 settembre 1634.
 

Dierna Silvestro ( documenti)

1616. Maestro Silvestro Dierna s’impegna a costruire una cappella nella chiesa di San Giorgio di Ragusa (Modica, Archivio di stato, notaio Blundo Giuseppe, n. 362, vol. anni 1616-1619, cc. 5v-7v, 12 ottobre 1616).

1623. Maestro Silvestro Dierna s’impegna a costruire un “littrium” (coro) sopra la porta maggiore della chiesa di San Vincenzo Ferreri di Ragusa ( Modica, archivio di Stato, notaio Blundo Giuseppe, n. 362, vol. anno 1623, cc. 6v-7v).

1624. Maestro Silvestro Dierna di Ragusa, s’impegna con Rocco Zacco, a costruire “ unum cappellonem in cappella nominata delli Zacchi” dentro la chiesa di Santa Maria del Gesù di Modica “lapidum francorum cum suis capitellis et cornichiis, cum suo monumento intus dictum cappellonem lapidum fortium timpe pirrere civitatis praedictae Ragusiae cum sua lapide armorum…conformiter ad designum existentem penes dictum Dierna ( Modica, archivio di stato, Notaio Radosta Giacomo, n, 204, n. 204, vol. n. 35, anni 1624-1625, cc. 322v-323v).

1625. Maestro Silvestro Dierna di Ragusa s’impegna con il Barone Giuseppe Grimaldi a costruire “ unum cappellonem lapidorum francorum cum suo monumento intus dictum cappelonem lapidibus pirrere vocata Sancti Georgi” della stessa fattura del monumento del fu Vincenzo Zacco, con la sua lapide scolpita, secondo il disegno consegnato dal Grimaldi, con due leoni che sostengono il monumento e tra i due leoni una lapide nella quale il Dierna deve scolpire… “secundum designi facti”..da Dierna dentro la chiesa di Santa Maria del Gesù (Modica, Archivio di Stato, notaio Radosta Giacomo, n. 204, vol. n. 35, c. 778rv, 12 marzo 1625).

1631. Maestro Silvestro Dierna e maestro Vincenzo Nobile s’impegnano con i Giurati di Modica per costruire il nuovo municipio della città (Modica, Archivio di Stato, notaio Schifitto Vincenzo, n. 211, vol. n. 33, cc. 332v-335r, 26 marzo 1631).

1643. Maestro Silvestro Dierna ottiene l’appalto della costruzione del cannamelito nel feudo di Boscorotondo (Vittoria) da parte del Governatore della Contea Don Francesco Echebelz, Barone di Rende. La stima dei lavori è fatta dai maestro Antonino Ferrata, milanese, Giuseppe Cannizzaro di Messina, abitante a Scicli (Modica, archivio di Stato, notaio De Francesco Raimondo, n. 227, vol. n. 15, 20 aprile 1643).
 

Paolo Nifosì