Cultura Assisi 31/12/2014 22:40 Notizia letta: 5827 volte

Porziuncola, la scoperta di uno storico siciliano

E' Aristide Libero
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Assisi - Una “limosna” di seimila ducati per ultimare i lavori della chiesa di Santa Maria degli Angeli ad Assisi dove è ospitata la Porziuncola.
La scoperta, fatta da uno storico sciclitano, Aristide Libero, negli archivi storici del “Real Patronazgo” mette in luce un fondo di grande interesse storico e culturale.
Cosa ha trovato realmente?
“Quel ricco fondo nel quale mi sono imbattuto scorrendo le carte mi ha permesso di accertare una fitta corrispondenza tra il Duca di Sessa, ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede nei primissimi anni del 1600, il Re di Spagna Filippo III, l’ingegnere/architetto Tiburzio Spannocchi, il Contestabile di Castiglia, il Duca di Lerma e il Generale della famiglia francescana. Oggetto di questa corrispondenza è una “limosna” chiesta e puntualmente accordata di sei mila ducati”.
Quale è il periodo di riferimento?
“Siamo alla fine del Cinquecento e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, i cui lavori di costruzione risalgono al 1569, è ancora tutta un cantiere e mancava dell’abside. I francescani, riuniti a Valladolid, hanno fatto presente al re le loro necessità tra le quali, prioritario, era il completamento dell’insigne basilica che incamerava la Porziuncola”.
Ed il re di Spagna Filippo III come risponde?
“Il re accetta di elargire un contributo personale, una limosna, e lo fa senza minimamente curarsi di specificare il destinatario, poco interessato com’era alle liti e alle divisioni che dopo la morte di S. Francesco avevano frammentato la famiglia francescana. Ne viene fuori una confusione pazzesca e una serie di malintesi che non finiranno di stupire il re”.
Perchè?
“Il contributo, in effetti, avrebbe dovuto essere diviso tra i conventuali, che si erano separati nel 1517 dal resto dei francescani e gestivano il convento, comprensivo della chiesa inferiore e dell’altra superiore, situato ad Assisi dentro le mura; e gli altri francescani che, invece, erano rimasti a custodire i luoghi dove era vissuto e dove era spirato il santo patriarca dell’Ordine, cioè la Porziuncola di Santa Maria degli Angeli. I francescani, intuita la disponibilità del Re di Spagna Filippo III a sponsorizzare il completamento della basilica di Santa Maria degli Angeli, fanno pressione perché La Corona spagnola si faccia carico dell’opera come aveva fatto, qualche anno prima, con la basilica di San Pietro di Roma”.
Un percorso dai contenuti tecnici, non è vero?
“Le lettere che ho ritrovato relative al “Real Patronazgo” raccontano di una lunga e sofferta mediazione tra l’ambasciatore spagnolo a Roma, il Duca di Sessa, i vertici della famiglia francescana, il re Filippo III e Tiburzio Spannocchi. Quest’ultimo era l’ingegnere di fiducia del re. A lui sono stati sottoposti per un parere tecnico sia la relazione e sia il preventivo richiesti dal Duca di Sessa al Maderno (1566-1629). Infatti, l’ambasciatore spagnolo, volendo fare le cose in grande, si era rivolto proprio a questo famoso grande ingegnere, autore della facciata della Basilica Romana di San Pietro e successore di Michelangelo nell’incarico di quella Fabbrica”.
Nulla fila liscio, però.
“Nel ritrovamento ho letto pesanti critiche rivolte dai francescani di Santa Maria degli Angeli ai confratelli Conventuali di Assisi e la richiesta irremovibile di Filippo III di vedere eletto un superiore generale spagnolo a capo di tutto l’Ordine che si facesse così garante del contributo della Corona. Tutta la materia rimane, comunque, oggetto di chiacchiere e di trattative per ben dieci anni anche perché in diverse relazioni lo Spannocchi più volte si dichiara poco convinto sia delle misure sia dei preventivi che gli erano stati mandati dal Maderno”.
Perchè considera importante il ritrovamento da lei fatto nel famoso archivio spagnolo?
“Sono documenti molto interessanti non solo per ricostruire una parte della storia francescana ma anche per capire il mondo dei cantieri dell’ultimo Rinascimento e dell’inizio dell’età barocca. Santa Maria degli Angeli fu distrutta, purtroppo, da terremoti che interessarono quella parte dell’Umbria. Fu poi ricostruita e restaurata nella prima metà dell’Ottocento (1832). Questa corrispondenza, che io reputo interessantissima, potrebbe, dunque, fare luce sulla prima Basilica che il Maderno non solo aveva visitato su incarico della Corona Spagnola ma che aveva anche “ripensato” apportando modifiche strutturali all’esistente progetto originario. Una scoperta, per ciò stessa, davvero eccezionale”.

Redazione
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