Cultura Milano 07/01/2015 11:09 Notizia letta: 5035 volte

L'articolo del Corriere della Sera sul film Italo

Il pezzo di Giuseppina Manin
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Milano - Nessuno sa da dove sia arrivato, né che vita avesse alle spalle. Finché un bel giorno del 2008 è comparso a Scicli e non se n'è più andato. Non avendo nome lo hanno ribattezzato Italo, Italo Barocco.

In omaggio allo stile della bellissima località siciliana. A lui è piaciuto. Di poche parole ma di molti fatti, Italo è subito riuscito a conquistare le simpatie di tutti.

Affettuoso con i bambini, puntuale a salutarli all'uscita da scuola, ospitale con i turisti, pronto a scortarli per le viuzze del paese. Devoto a modo suo, sempre a messa di domenica nonostante i divieti del parroco. In prima fila a funerali e matrimoni, affabile con chiunque ma anche deciso a far rispettare le leggi. A improvvisarsi vigile e redarguire gli automobilisti indisciplinati. Un cittadino modello a quattro zampe, pelo biondo e muso dolce. Cane vagabondo spuntato dal nulla, è diventato la mascotte di un'intera cittadina. Una storia semplice e speciale da sfiorare la leggenda, da finire sui giornali e in tv. E diventare anche un film, Italo, dal 15 gennaio nei cinema distribuito da Notorious Pictures.

«L'idea mi è venuta seguendo un blog sulla mia zona d'origine, Ragusanews - spiega Alessia Scarso, montatrice esperta, alla sua prima prova di regia -. Si parlava di un randagio diventato l'eroe di Scicli. Incuriosita, sono andata a verificare: lui mi è venuto incontro, si è fatto accarezzare, non mi ha mollata per tutto il tempo. Cercavo un soggetto per il mio primo film. Quel bastardino misterioso poteva essere il tramite per raccontare una comunità di persone. Un pezzetto di Sicilia e d'Italia visti attraverso uno sguardo canino».

Ma per realizzare un film ci vuole tempo.

«Nel 2011, mentre scrivevamo la sceneggiatura, Italo, ormai vecchio e malandato, ci ha lasciati. Per Scicli un lutto collettivo. Tanto che il sindaco ha deciso di seppellirlo nella Villa Comunale, dove ora riposa sotto una lapide».

A evocarne le gesta nel film sarà un «collega» professionista. «Un meticcio di nome Tomak che a Italo somiglia parecchio». E che molto si è impegnato nelle riprese insieme con gli altri interpreti a due zampe, tre bambini e tre adulti, Marco Bocci, Barbara Tabita, Elena Radonicich.

«Tomak è un cane buonissimo, incapace di aggredire nessuno. Per fargli girare una scena dove Italo sventa un'aggressione a una ragazza (episodio vero come tutti gli altri) abbiamo dovuto fingere che fosse un gioco, saltandoci addosso l'un l'altro, finché anche lui ci ha imitati». Saputo del film, la gente del paese si è messa in fila per dare una mano, suggerire dettagli, comparire un istante nell'apoteosi di quell'animale, che alcuni considerano addirittura la reincarnazione di qualche anima buona. Ne è uscita una storia corale, magica e toccante come una favola. «In suo onore gli artisti del posto, tra cui Piero Guccione, hanno messo a disposizione opere d'arte contro il randagismo. E commercianti e imprenditori della zona hanno contribuito a finanziare il film con la formula del tax credit. Il successo di "Montalbano", girato a Scicli, li ha convinti che il cinema può diventare traino per il turismo».

Ma il vero miracolo di Italo è un altro. Ricordare in un mondo sempre meno gentile i valori dell'accoglienza e della compassione. Una lezione d'umanità impartita da un essere diversamente umano.

Nella foto di copertina, la voce narrante del film, Leo Gullotta, con la regista Alessia Scarso, durante le prove in sala audio. 

Giuseppina Manin
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