Cultura Scicli

Film Italo. Il superamento delle divisioni

Il tema dell'amicizia è il vero leit motiv del lungometraggio
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Scicli - Il racconto del film "Italo" appare all'inizio come una favola nata dalla mente immaginifica della regista. Rispecchia invece una situazione reale esistente a Scicli negli anni dal 2009 fino alla morte del cane: un cane che compare all'improvviso nelle viuzze del centro storico e nella via Francesco Mormino Penna e che, con continuità e mitezza, accompagna i turisti nelle loro peregrinazioni, assiste ai matrimoni e difende le donne sole. Si tratta di Italo Barocco, prima respinto dalla popolazione (che qualche anno prima aveva subito, nelle campagne circostanti, l'attacco di alcuni cani randagi conclusosi con la morte di un bambino modicano) e poi accettato e amato da tutti in un afflato corale che coinvolge semplici cittadini e artisti. (Non dimentichiamo una mostra monografica sul cane, nata per iniziativa del circolo letterario "Brancati" che ha visto la partecipazione di un folto gruppo di pittori della "scuola" di Scicli).
Il film, pur nella semplicità della trama, affronta con vivacità anche il tema del rapporto conflittuale tra i politici locali e il superamento delle divisioni grazie al cane, che riesce a far nascere in tutti i cittadini interesse per le cose semplici e per l'amicizia. Questo motivo, in apparenza secondario, è in realtà il vero leit-motiv dell'opera e dà vita e colore ai giovani personaggi del film (Meno e i suoi compagni dl classe) prima in perpetuo contrasto tra loro e alla fine accomunati in nome di Italo morente. Protagonista è certamente il cane Italo, ma non dobbiamo neppure dimenticare la bellezza dei paesaggi rurali e urbani, che esprimono, con la loro luce, tutto lo splendore della campagna iblea e degli edifici tardo-barocchi, già da tempo patrimonio Unesco.
Si può fare qualche appunto alla sceneggiatura un po' piatta e ai dialoghi tra i personaggi adulti, improntati talora ad una
superficialità un po' caricata. Nuoce anche alla compattezza del film il rallentamento del ritmo narrativo presente in qualche sezione: mi riferisco in particolare al racconto della fuga dei ragazzi nei meandri di Cava D'Ispica: si tratta probabilmente di un effetto voluto, che serve a far conoscere un patrimonio artistico poco considerato.
Nonostante questi limiti il film rappresenta un'opera prima interessante e consapevole e rivela la capacità affabulante della regista e del suo entourage.

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