Cultura Modica 25/01/2015 11:44 Notizia letta: 4627 volte

Un’impresa edile del Seicento in area iblea

Mastretta Filippo e Calisti Antonino
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Modica - Tra i protagonisti dell’architettura a Modica nel sec. XVII sono da ricordare Filippo Mastretta ed Antonino Calisti due capimastri, originari di Vizzini, che lavorano insieme nei vari appalti e nei vari cantieri in cui sono impegnati.
La loro attività a Modica si colloca tra gli anni trenta e gli anni settanta del Seicento ed è ancora possibile individuare alcune architetture da loro realizzate. La prima notizia che li riguarda è quella relativa ai lavori di completamento del Municipio di Modica, iniziato a costruire nel 1631 ad opera del capomastro Silvestro Dierna e portato avanti dall’impresa Mastretta-Calisti dal 1635 al 1640, un’architettura classicista molto semplice nell’articolazione dei pilastri del portico in cui è utilizzato l’ordine tuscanico.
Un impegno parallelo a questo è quello riguardante la costruzione della cappella Leocata all’interno della chiesa di Santa Maria di Betlem. Sono gli anni in cui in questa chiesa, gia impaginata architettonicamente nella seconda metà del Cinquecento, si realizzano una serie di cappelle e di altari lungo le navate laterali. I due capimastri sono impegnati tra il 1635 e il 1637 nella realizzazione di questa cappella che si trovava nella navata destra e che potrebbe essere individuata con lo spazio dell’attuale antisagrestia, laddove c’è l’accesso laterale alla chiesa (affianco alla cappella dei confrati, per tradizione chiamata cappella palatina) e di cui restano nella navata destra le due semicolonne addossate su alti plinti decorati con altorilievi manieristici che fanno da cornice all’ingresso dalla chiesa in sagrestia. Dico potrebbe in quanto mancano alcuni elementi descritti nel contratto, in particolare due medaglioni in bassorilievo che dovevano trovarsi tra le due semicolonne e l’arco, oltre all’assenza dello scudo araldico. La cappella doveva essere realizzata secondo il disegno della cappella Rubino, dedicata a San Mauro che si trova nell’ala sinistra della navata, affianco alla cappella dell’attuale presepe, la cui autorizzazione a costruire era stata data al cavaliere gerosolimitano Francesco Rubino nel 1624, realizzata tra il terzo e quarto decennio, uniformandosi altresì al disegno delle facciate delle cappelle costruite nei decenni precedenti. La pietra da impiegare doveva essere recuperata dalla “pirrera” di Marco Garofano nella contrada della Scala . Nel 1637 si continua nella stessa chiesa con la costruzione della cappella di Vincenzo Bonvento, un commerciante di pellami, con ogni probabilità, molto devoto al Cristo Resuscitato, affianco alla cappella Rubino. La cappella Bonvento è individuabile in quanto nella chiave d’arco si trova lo scudo araldico della sua famiglia, (la Fortuna sopra la ruota), lo stesso scudo che ritroviamo in uno dei lati del coperchio dell’urna di San Pietro, dove è rappresentato il Cristo Risorto, mentre la scritta Vincenzo Bonvento è anche su un lato del coperchio dell’urna d’argento della chiesa di Santa Maria di Betlem dove è ancora rappresentato il Cristo Risorto. Nello stesso anno (1637) i nostri due capimastri sono incaricati ancora dal Bonvento a realizzare una scultura lignea a tutto tondo del Cristo Risorto “con due sgabelli uno plano e uno frixiato ornato di serafini” per il costo di 18 onze . Nel 1639 i due sono impegnati a Chiaramonte per una cappella non meglio specificata e nel 1640 lavorano ad una cappella nella chiesa di San Giorgio di Modica secondo il modello delle cappelle fatte in quella chiesa dai Radosta e da Baldassarre Lorefice, (tutte cappelle queste che non ci rimangono)

Nel 1645 Antonino Calisti è solo per l’appalto della costruzione dell’ingresso davanti alla porta maggiore del Castello “che dona verso la cava dello cursu, col bastione e il terrapieno secondo il disegno fatto da Frate Marcello da Palermo”. L’anno successivo, nel 1646, Antonino Calisti, insieme al fratello Delfo, entrambi “architetti d’esperienza patichi”, e con l’aiuto di altri due maestri della famiglia, Michele e Angelo, ottengono l’incarico da parte delle sorelle Petra ed Elisabetta Palermo per realizzare una cappella, sempre a Modica, nella chiesa di San Nicolò, affianco al monastero omonimo, con “due colonne ad otto punti, sferrinee, uguali a quelle fatte dentro la chiesa madre di Ferla”, integrando la cappella con “quindici figure e cioè un Cristo, dieci teste di serafini e quattro angeli” con una pietra con lo scudo araldico della famiglia Palermo, utilizzando la stessa pietra “forte” che si sta utilizzando per la fabbrica di San Giorgio dove a quella data era stata eseguita una sola colonna del nuovo progetto di Frate Marcello e con altra pietra analoga a quella utilizzata per le cappelle della chiesa di Santa Maria di Betlem. L’altare su accennato, che non ci rimane, doveva essere di particolare interesse dato l’inserimento di figure lungo le colonne . Non abbiamo notizie da questa data in avanti relative alla collaborazione tra il Mastretta e il Calisti.
Dal 1665 al 1670 ritroviamo Antonino Calisti col figlio Silvestro che risultano di Carlentini, impegnati nella costruzione delle due cappelle Mazzara con quattro “cappelluzze” all’interno nella chiesa di San Pietro, due delle quali ancora esistenti. Considerevole il costo: novecentoquaranta onze . L’ultima notizia su Antonino Calisti è del 1675. In quell’anno insieme al maestro Giacomo Dierna è impegnato a sfabricare e rifabbricare all’interno della chiesa di San Giorgio la cappella di Don Pietro Fazio, oggetto di contenzioso per diversi anni. La cappella di Don Pietro Fazio nel 1661 era stata già realizzata ad opera del capomastro della fabbrica di San Giorgio Carlo D’Amico, una cappella che a detta del Fazio ‘ è la prima cappella iuxta il nuovo disegno della chiesa che have da corrispondere con il corpo della nave’. Il Fazio sostiene che l’Amico aveva cominciato a costruire la cappella ‘contro ogni regola, a suo capriccio’ non tenendo conto dello stile della ‘nave’, mentre l’Amico sostiene che non c’era difformità rispetto al disegno concordato. Per dirimere la controversia sono consultati diversi architetti ‘di questa provincia d’Italia’ ‘per non interrompere la machina di detta Chiesa matrice novellamente alzata con tante dispese grandiose e con disegni di architetti eccellenti’. Il contenzioso andrà avanti fino al 1675 quando ci sarà in parte una correzione stilistica della cappella che sarà uniformata alle altre ad opera, come dicevamo dei maestri Antonino Calisti e Giacomo Dierna. Sarebbe interessante conoscere i nomi degli architetti chiamati per la loro consulenza, ma questo allo stato attuale delle conoscenze non ci è dato sapere. Il ruolo di Antonino Calisti e di Filippo Mastretta è considerevole non solo a Modica ma nell’area sia ragusana sia nelle città degli altipiani iblei, con un asse di relazioni con l’area interna di Licoddia, Vizzini Carlentini, un asse finora poco indagato, ma significativo nella cultura architettonica della Sicilia del Sud-Est.

Documenti

1624, 3 ottobre. Concessione di un luogo di cappella da parte dei procuratori della chiesa di Santa Maria di Betlem a fra Francesco Rubino “ubi ad presens est incepta cappella pro Immagini Sancti Mauri una cum tota fabrica dictae Cappelle esistente dicto loco in dicta Ecclesia in lo muro di la dicta Ecclesia di la parti dextra di l’altari magiori confinante cum la via pubblica et altri confini… in lo quali loco pozza e voglia edificari una cappella sfondata et perchiari lo muro di detta ala di detta chiesa, pigliarivi tanto loco darreri di detto muro quanto volirà detto Rubino necessario per lo edificio di detta cappella e farla di quello modo e grandezza che piacirà a detto Rubino…e vi pozzi detiniri la immagini di San Mauro di detta Ecclesia, la quali immagini… ci hanno donato…(Modica, Archivio di Stato, notaio Francesco Rizzone, n. 209, vol. n. 29, cc.73r-74v, 3 0tt0bre 1624).

1635, 16 ottobre. Incarico dei Giurati di Modica ai maestri Filippo Mastretta e Michele ed Antonio Calisti per continuare la costruzione del Municipio iniziata nel 1631 dal maestro Silvestro Dierna (Modica, Archivio di Stato, notaio Lorenzo Giardina, n. 225, vol. n. 6, c.c.197r-199v,16 ottobre 1635)

1635, 1 dicembre. I maestri Filippo Mastretta e Antonino Calisti di Vizzini s’impegnano con Antonio Leocata di Modica a costruire nella chiesa di Santa Maria di Betlem di Modica, “nell’ala destra, nella porta confinante con la via predetta in mezzo lo campanaro e con la sagrestia una cappella” “ e questa fare e fabbricare del proprio modello forma e proportione conforme a la cappella degli eredi del quondam Francesco Rubbino in detta chiesa di Santa Maria di Betlem del proprio lavoro taglio altezza lunghezza larghezza con lo so altare e scalini preter lo cappillunello quale è in detta cappella che detti di Mastretta e Calisti non siano obbligati a fare in quanto a detto cappillunello, et ultra detta manifattura e fabrica fatta in detta cappella di li detti eredi di detto quondam Rubbino detti di Mastretta e Calisti s’obbilgano fare in detta cappella essi costruendo et edificando una sepoltura per quanto è in detta cappella dammusata con lo dammuso di rustico …ultra una petra d’arme seu scuto con l’arme di detto Leocata e di miragli di menzo rilevo come è la devozione di detto Leocata, misi nelli triangoli sopra l’arco di detta cappella, quali cappella detti Mastretta e Calisti in solidum s’obbligano dare spedita a detto Leocata alli 15 del mese di agosto..e perché s’ha da levare detta porta per tanto essi Mastretta e Calisti s’obbligano scavalcare detta porta di petra e di legname, quali porta di legname e di petra una con lo quatro di sopra con la lunetta tunda, per quanto a lo quatro di la porta, ad effetto li procuratori d’essa chiesa assettare ad altra parte …per ragioni di travaglio materia di attratto d’unzi centotrenta li detti Mastretta e Calisti dichiarano avere ricevuto da detto Leocata onze 40 in conto delle 130 onze e detto Leocata s’impegna a dare a detti maestri Mastretta e Calisti onze 15 subito per compra di materiale di detta cappella ..onze 25 quando detta cappella è menza completa ..e la maramma di detta cappella habbia d’essere bona magistralmente mazziata, giusta di filo a piombo e l’habbia di rividiri et habbiano da fare per andare allo campanaro, cioè lassare lo largo che resterà in detta fabbrica per andare in detto campanaro con la sua

spiraglia..e non possono murare in detta fabbrica cantoni di taglio vecchi in detta cappella quali cappella habia di corrispondere allo sito della chiesa conforme corrispondino li dui facciati delli cappelli novi ita che detti di Mastretta e Calisti facendo detta cappella altra cosa ultra di quelli sono obbligati come sopra tutti quelli cosi”. A margine dell’atto vi sono i pagamenti per la realizzazione della cappella tra il 1636 e il febbraio del 1637 (Modica, Archivio di Stato, notaio Giardina Lorenzo, n. 225, vol. n. 6, cc. 364r-365v, 1 dicembre 1635).

1635, 9 dicembre. Il maestro Pietro Celestre s’impegna con i maestri Filippo Mastretta e Pietro Calisti per fornire tutta l’opera di pietra di taglio di qualsivoglia sorte per fabbricare la cappella di Antonio Leocata nella pirrera di Marco Garofano nella contrada della Scala… “per lo prezzo di quanto detta opera da farsi sopra stimata in detta pirrera quale opera s’abbia da misurari e contari assettata e finuta che sarà detta cappella a ragioni detti cantoni a come si ragionino li cantoni che si fanno e si vindino alla giornata et li colonni la curnici grandi di fora li dui valatuni li piedestalli e li dui capitella s’abbiano di misurarsi a ragioni di palmi come si usa (Modica, Archivio di Stato, notaio Giardina Lorenzo, n. 225, vol. n. 6, cc. 390r-391r, 9 dicembre 1635).

1637. I procuratori della chiesa di Santa Maria di Betlem concedono a Vincenzo Bonvento la facoltà di costruire la facciata della sua cappella nuovamente costruita nell’ala sinistra della chiesa, confinante con
la cappella (di San Mauro) degli Eredi del Frate Francesco Rubbino (Modica, Archivio di Stato, notaio Giardina Lorenzo, n. 225,vol. n. 7, c. 582r, 12 aprile 1637).

1637, 24 agosto 1637. I maestri Filippo Mastretta e Antonino Calisti di Vizzini s’impegnano con Vincenzo Bonvento a “fare un’immagine della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo incarnato deorato e accalorato con due sgabelli uno plano e uno frixiato ornato di serafini benfatto et magistralmente e secondo domanda l’arte qual immagine detti Mastretta e Calisti s’obbligano dare spedita incarnata deorata e accalorata e spedita di tutto punto a detto di Bonvento per tutto li 15 del mese di marzo prossimo venturo …quale immagine deve essere di più bella forma del sopradetto della chiesa di Santa Maria di lo Cunsulo della terra di Scicli…”. Il prezzo pattuito è di 18 onze (Modica, Archivio di Stato, notaio Giardina Lorenzo, n. 225, vol. n. 7, cc. 753v-754v, 24 agosto 1637). Due codicilli a margine documentano il pagamento dell’opera.

1638. I maestri Filippo Mastretta e Sebastiano Calisti di Vizzini s’impegnano con Michele Ricca di Modica a “ fare et fabbricare una facciata di cappella d’opera di taglio con la sua sepoltura nello so loco ad esso di Ricca concesso per li procuratori della chiesa di Santa Maria di Betlem per virtù di contratto nell’atti mei infraditto notaio paulo ante ad quem…detto loco nella detta chiesa nella ala sinistra allo transito confinante con la facciata della cappella di Andrea Giardino et aliis e questo conforme alla facciata della cappella quali al presente fan resi le basi e i capitelli (Modica, Archivio di Stato, notaio Giardina Lorenzo, n. 225, vol. n. 9, cc. 184r-185r, 23 ottobre 1638).

1640, 13 febbraio. I maestri Filippo Mastretta e Antonino Callisti s’impegnano con…. “a realizzare una cappella dentro la collegiata e matrice chiesa di San Giorgio sul modello della cappella nominata “di la Radosta” della stessa chiesa. Il costo è di 25 onze. Si citano anche i fratelli Sebastiano e Giuseppe Callisti. I periti sono Tommaso e Vincenzo Cassata. Il modello degli intagli deve essere analogo a quello della cappella del quondam Baldassarre Lorefice (Modica, Archivio di Stato, notaio Radosta Giacomo, n. 204, vol. n. 50, cc. 401 r e sgg, 13 febbraio 1640).

1639 Il Maestro Filippo Mastretta e suo fratello ricevono 16 onze per una cappella fatta a Chiaramonte ( Modica, Archivio di Stato, notaio Egidio Ragusa, n. 223, vol. n. 8, cc. 237r-238v, 22 febbraio 1639).

Torre di Pozzallo Dopo aver completato il bastione tra il 1636 e il 1639, si realizzano sempre per conto dell’amministrazione comitale alcuni magazzini. A dare l’incarioco sono i maestri razionali Bernardo Valseca, barone dei feudi di San Filippo delle colonne e Gadimele, Don Francesco Bolle Pintaflor e Francesco Echebelz. I magazzini sono da costruire “in scoglio prope mare super criptam magnam propre fortitiam”. A progettarli sarà ancora l’ingegnere Antonino di Marco (citazione da Marco Nobile), mentre la realizzazione è ad opera dei capimastri Vincenzo Gugliotta, Blandano Caccamo e Giuseppe Calabrese. A conclusione dei lavori, nel 1630, a periziare l’opera sono i maestri Teodoro Dierna, Filippo Mastretta Giuseppe il Messinese e Giuseppe Francalanza.

1641. Testamento di Donna Francesca Bonvento, moglie di Vincenzo Bonvento che ha una cappella nella chiesa di Santa Maria di Betlem, cui destina 100 onze (Modica, Archivio di Stato, notaio Giardina Lorenzo, n. 225, vol. n. 11, c. 292, 20 marzo 1641).

1645 Si ricostruiscono alcune parti del Castello. Risultano progettisti Frate Marcello da Palermo e Frate Vincenzo Petralia, con l’intervento dei maestri Antonio Ferrata di Milano, Francesco Guccione di Vizzini, Francesco Lorefice e Franceco Boscarino di Modica. Nel novembre dello stesso anno il maestro Antonino Calisti di Vizzini si impegna con Don Francesco Echebelz, barone di Rende, governatore generale della contea e capitano d’armi, insieme ai maestri razionali Don Giuseppe Clavario, barone del Bosco, Tommaso Piluso, Don Giovanni Grimaldi, barone di Xiruni e Randello per costruire l’ingresso davanti alla porta maggiore del castello “che dona verso la cava dello cursu, col bastione e il terrapieno secondo il disegno fornito da frate Marcello da Palermo dell’ordine dei Minori osservanti di San Francesco ( Modica, Archivio di Stato, notaio De Raimondo Francesco, n. 227, vol. n. 14, cc. 108r-111v).

1646 Incarico da parte di frate Melchiorre da Palermo, sacerdote carmelitano, residente nel convento dell’Annunziata di Modica, procuratore delle suore Pietra ed Elisabetta Palermo del Monastero di San Nicolò al “Cleries Don Delfo Calisti architectus”, residente in quel momento a Buscemi, e al maestro Antonino Calisti per realizzare una cappella, secondo il disegno fornito dal committente per il costo di 46 onze.
I Calisti dovevano “ lavorare, scolpire et intagliare artificiosamente e magistralmente secondo richiede l’arte, regola e scienza dell’Architettura le qui sotto opere di pietra ben polite, vaghe e perfette..con due colonne ad otto punti, sferrinee, politamente lavorate ed intagliate dell’istesso modo e forma che sono quelle due colonne anco sferrinee dentro la madre chiesa della terra di Ferla..nella quale cappella e colonne ci si debbiano da scolpire lavorare e intagliare molto bene da quindici figure seu immagini di personaggi, cioè un Cristo, dieci teste seu capi di serafini e quattro angioli, ripartiti e collocati bene nei luoghi ragionevoli con una petra d’armi e insegne seu Arme del suddetto di Palermo…da fare di quella istessa pietra forte ch’al presente si sta lavorando ed intagliando nella madre chiesa di San Giorgio di detta città di Modica, ove sin hora se ne trova fatta e spedita una sola colonna; ma la pietra della suddetta cappella debba essere di quell’altra stessa della quale son state fatte le cappelle della chiesa di Santa Maria di Betlem di detta città di Modica, oppure della pirrera di Natale Calabrese (una cappella che non ci resta). La cappella dovrà essere realizzata da Delfo Calisti e da suo fratello Antonino “ambidui Architetti d’esperienza pratichi” ed eventualmente da due altri maestri della famiglia Michele e Angelo Calisti.

1653, 19 agosto. Testamento di Don Francesco Rubino. Vuole essere sepolto nella sua cappella sotto il titolo di San Mauro nella chiesa di Santa Maria di Betlem (Modica, Archivio di Stato, notaio Giardina Lorenzo, n. 225, vol. n. 23, c. 311, 19 agosto 1653).

1653, 10 novembre. Francesco Boscarino fa una sepoltura per il quondam Francesco Rubino, per volere della moglie nella cappella di San Mauro che i Rubino hanno in comproprietà con Melchiorre Pluchinotta (Modica, Archivio di Stato, notaio Giardina Lorenzo, n. 225, vol. n. 24, c. 80v, 10 novembre 1653).

1665. Maestro Antonino Calisti e maestro Silvestro Calisti, suo figlio della città di Carolentini al presente qua in Modica ritrovati “s’hanno obbligato e obbligano alla Donna Petra Mazzara, baronessa di Stallaini relitta del quondam Ioanni Pipi, olim barone Stallaini, di questa città di Modica e con l’accettazione del Dott. Don Camillo Celestri, barone di la Chiana, suo cogino, a fare due cappelle magistralmente fatte nella chiesa del Principe degli Apostoli San Pietro del modo e forma conforme il disegno sottoscritto di mano propria dalli detti mastri e del sac. Don Antonio Salemi per nome e per parte di essa Chiesa di San Pietro, quale disegno restò in potere di me notaio così anco lo sfondato con quattro cappelluzzi dentro conforme al disegno d’una di detti quattro cappelluzzi con li scaluna, con suoi dammusi di tufo ad alamia, con suoi risichi lavorati, et con li scuti lavorati del istesso ordine d’immenso con sua cruci scorniciata d’immenso, conforme il lavoro, con quattro finestri dentro lavorati et ribiscati di la parti di fora scorniciati con tutto quanto e quello ricerca al opera, il pavimento di detti cappelli sia et eletto da detta Signora Donna Petra si lo vorrà di petra di Ragusa o di mattoni stagnati, l’archi di detti cappelli di la facciata di la parti de la chiesa il vacante palmi quattordici proporzionati secondo regoli d’arte, con suoi piedistalli di petra di la salvia secondo la forma del disegno, li colonni di petra…nostra pirrera, intendendo tutta l’opra sia attaccata con li colonni tutta di petra franca…conforme s’intende in detto disegno, li cappelletti dentro li ( (piedistalli?) di la petra di la salvia, conforme sopra rabescati conforme comparisce in detto disegno, li vacanti delli cappelli di larghezza palmi quarantaquattro…tutti quelli cosi chi s’hanno da fare a detti cappelli conforme comparisce in detto disegno conforme s’ha detto sopra ….
E questo per mercede, travaglio, manifattura prezzo di petri, materiali et tutto quello e quanto entra in detta opera di onze novecentoquaranta denari..quali onze 940 detta signora Donna Petra have obbligato et obbliga pagarli a detti maestri qui in Modica..e quello che si paga sia scritto per mano del sacerdote Don Pietro Amodio, quali mastri come sopra sia tenuti et obbligati come per il presente s’hanno obbligato et obbligano alla detta signora Donna Petra stipulanti donarci detti cappelli spediti di tutto punto fra spacio e termine d’anni cinque d’oggi innanzi, da contarsi, quali mastri s’obbligano farci in detti cappelli quattro
altari di petra d’intaglio con soi cartocci o conforme al disegno o pure conforme piacerà a detta Signora Petra, ita che lo finimento di detti cappelli di frunti(?), cantuneri et cubula habiano da essere conforme quelli della cappella delli …..( manca la parola) hanno da essere dalla parti di dentro plaustri(?) lavorati, rabescati et scannellati, eccettuati li cappelletti piccoli che hanno d’essere conforme la pianta e non altimenti
Testes Baro don Iacinto Valseca, don Atonius Calvarius, don …..Rizzone
Codicilli a margine: 6 febbraio 1667. I maestri Antonino e Silvestro Calisti, padre e figlio ricevono da Petra Mazzara onze 130; 13 luglio 1669 il maestro Antonino Calisti riceve dai procuratori onze 200; 29 dicembre il maestro Antonino Calisti riceve onze 110; 1670 il maestro Antonino Calisti riceve onze 108; 16 ottobre 1670 il maestro Antonino Calisti riceve onze 85; 12 febbraio 1671 il maestro Antonino Calisti riceve onze 60; 1671 il maestro Antonino Calisti riceve onze 55. (Modica, Archivio di Stato, notaio Ragusa Egidio, n.223, vol. n. 26, cc.870 e sgg., 1665).

1675, 18 marzo. I maestri Antonino Calisti e Giacomo Dierna per loro conto e per conto del maestro Antonino Caccamo s’impegnano nell’arco di due anni col chierico Don Pietro Fazio a “sfabricari la cappella di esso Fazzio esistente nella chiesa Matrice di questa suddetta città, cioè lo dammuso, l’arco davanti lo pilastro e quello sarà necessario e ..a tutti dispesi attratto e materiale di essi Calisti et Dierna e ..la suddetta cappella fabbricarla di tutto punto di buon servizio bono et magistralmente fatto secondo l’arte e disegno conforme sono ..(secondo) il modello dell’altri cappelli di detta chiesa Matrice vicina di detta cappella con farci il dammuso a menza gavita di tufo che volta con lo proprio arco vero che il suddetto dammuso detti di Calisti e Dierna non siano obbligati quello rasarlo ne fare l’astrico di sopera ma se lo habia solamente da somigliare detto di Fazio a suoi dispesi di patto ne meno detti di Calisti e Dierna siano obbligati scompigliare ne appontillare ne commigliare il tetto dell’ala di detta chiesa Matrice che dona sopra detta Cappella…et hoc pro pretio et manifattura untiarum viginti”.

1 Modica, Archivio di Stato, notaio Francesco Rizzone, n. 209, vol. n. 29, cc. 73r-74v, 3 ottobre 1624; notaio Giardina Lorenzo, n. 225, vol. n. 6, cc. 364r-365v, 1 dicembre 1635; cc. 390r391r, 9 dicembre 1635.
2 Modica, Archivio di Stato, notaio Giardina Lorenzo, n. 225, vol. n. 7, c. 582r, 12 aprile 1637; vol. n. 7 cc. 753v-754v, 24 agosto 1637; vol. n. 9, cc. 184r-185r, 23 ottobre 1638.
3 Modica, Archivio di Stato, notaio Egidio Ragusa, n. 223, vol. n. 8, cc. 237r-238v, 22 febbraio 1639Modica; notaio Giacomo Radosta, n. 204, vol. n. 50, cc. 401r e sgg., 13 febbraio 1640.

4 Modica, Archivio di Stato, notaio De Raimondo Francesco, n. 227, vol. n. 14, cc. 108r-111v
5 Modica, Archivio di Stato, notaio Egidio Ragusa, n. 223, vol. n. 26, cc.870 e sgg, 1666

 

Tutti i diritti riservati all’autore Articolo pubblicato senza i documenyi nell’edizione di Ragusa de La Sicilia il 19 gennaio 2015.

Paolo Nifosì