Attualità Ragusa 29/01/2015 16:41 Notizia letta: 8190 volte

Chi fa la raccolta di abiti usati?

Un volantino anonimo
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Ragusa - Sui portoni di tante case di Ragusa sono tornati – attaccati con lo scotch (fa fede la foto scattata da me stesso sul portone di casa mia) – i bigliettini con i quali si invitano i condomini a lasciare, a tale giorno e tale ora, gli indumenti usati. Si precisa che verranno raccolti il giorno dopo. Non si precisa null’altro. Soprattutto il bigliettino non è firmato, non è indicato un ente o una istituzione che di quella raccolta si occupi, a nome proprio e/o per conto di altri. Nulla.
Sorge il sospetto. E torna alla memoria quando, era il settembre del 2011, gli stessi volantini apparvero sui portoni delle case di Ragusa e Modica, con in più la intestazione “Caritas Diocesana”. In quella occasione i responsabili della Caritas si affrettarono a precisare, per il tramite di tutte le testate giornalistiche locali, che nulla avevano da spartire con quella iniziativa. Anzi, la Caritas volle chiaramente precisare che diffidava chiunque dall’utilizzare il proprio nome per iniziative di quel tipo ed aggiungeva che la raccolta di indumenti usati, fatta in quella maniera, poteva essere addirittura “illecita”.
I ragusani sono di cuore buono. Ed io ho voluto constatare quanti indumenti, il tale giorno fissato per la raccolta, fossero stati accatastati vicino le porte di ingresso. Ebbene, almeno nelle tre o quattro strade del mio quartiere, non erano pochi i sacchi pieni di roba (nonostante la crisi che “consiglia” a molti di utilizzare il giubbotto anche per tre stagioni di seguito, e non, com’era fino a non molto tempo fa, per la sola stagione in cui l’indumento era “di moda”).
E però, alla luce delle raccomandazioni che provengono dalla Caritas, e per quante altre cose si sentono in giro (spiegazione questa di nessun conforto, appare chiaro), sarebbe il caso che si vigilasse maggiormente – magari a cura della Polizia Municipale (che pure ne ha di lavoro nella trafficata e ormai incivile Ragusa) – per capire se e quali illeciti siano stati commessi. Nulla risulta più fastidioso dell’essere truffati se non la truffa perpetrata ai danni di chi è convinto di fare beneficenza. Se invece, come io sono convinto, è tutto nella norma, allora benissimo, sarò il primo a mettere nel sacco plastico qualcosa che non uso ma che sia ancora in buone condizioni. A patto, però, di “conoscere” l’organizzazione alla quale dono per poi essa stessa donare a chi abbisogna.

Saro Distefano
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