Giudiziaria Santa Croce Camerina 02/02/2015 14:47 Notizia letta: 4105 volte

Veronica lucida assassina

Loris: Riesame, elevatissima capacità criminale della madre
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Santa Croce Camerina - Veronica Panarello, ha «una capacità elaborativa di una pronta strategia manipolatoria» e una «insospettabile tenuta psicologica» che supportano «il giudizio di elevatissima capacità criminale»; per questo deve restare in carcere. Per i giudici del Tribunale del riesame di Catania i sospetti degli investigatori su Veronica Panarello quale omicida del figlio Loris di 8 anni, sono dunque fondati. Lo scrivono nelle motivazioni sulla conferma dell’arresto della donna per l’omicidio del figlio, depositate oggi a distanza di un mese dal pronunciamento. La madre di Loris, ucciso a Santa Croce Camerina, il 29 novembre scorso, deve restare in cella perché «sussiste il rischio di recidivanza» dato che ha dimostrato un’odiosissima crudeltà e assenza di pietà nel delitto con «una totale incapacità di controllo della furia omicidiaria»; ma anche perché «è evidente il rischio di inquinamento probatorio», e dunque «per la necessità di preservare le indagini dal concreto rischio di contaminazione di cui l’indagata potrebbe rendersi artefice».


Nelle 109 pagine delle motivazioni, i giudici del Riesame ricostruiscono l’indagine e ripercorrono passo passo quelle che, secondo la procura e il gip di Ragusa, sono le tappe del delitto. «Con agghiacciante indifferenza, ha agito da lucidissima assassina manifestando una pronta reazione al delitto di cui si è resa responsabile» con la «volontà di organizzare l’apparente rapimento del figlio Loris», scrivono i giudici, che così proseguono: Veronica Panarello ha tenuto una «sconcertante glacialità nell’ordire la simulazione di un rapimento a scopo sessuale», una «impressionante determinazione nel liberarsi del cadavere del figlio, scaraventandolo nel canalone» per «lucidamente occultare le prove del crimine». Una sequenza di considerazioni che non lascerebbero dunque adito a dubbi e spazzerebbero via ogni considerazione contraria sulla madre di Loris come persona al centro di un errore giudiziario. La donna da quasi due mesi è rinchiusa nel carcere di Agrigento e continua a protestarsi innocente. La sua famiglia di origine la difende mentre il marito, e padre di Loris, Davide Stival, è ormai certo che ad uccidere il loro bambino sia stata la moglie.


«L’evidenza delle immagini nitide, che più volte sono state visionate dal collegio, conclama il mendacio della Panarello» scrive ancora il presidente “estensore” della quinta sezione del Tribunale del riesame di Catania, Maria Grazia Vagliasindi
Secondo i giudici, «la ricostruzione accusatoria è ulteriormente confermata dal fatto oggettivo che Loris, a scuola, la mattina del 29 non arriva mai e dal dato narrativo, inedito nelle primissime dichiarazioni di giorno 29, relativo all’illogico rientro a casa della donna per sbrigare faccende domestiche nonostante l’appuntamento al castello di Donnafugata fissato per le 09.30».

Per il Tribunale, «l’indagata descrive percorsi illogici» e «mente spudoratamente per accreditare una normale quotidianità sconfessata dalle sue artificiose ricostruzioni». E, si legge nelle motivazioni, «tutte le versioni della Panarello sono dense, così come rettamente dedotto dall’accusa, di incongruenze, menzogne e ricordi postumi». Anche sulle fascette consegnate alla maestre due giorni dopo il delitto, che sarebbero compatibili con quelle utilizzate per strangolare Loris: i giudici scrivono che «l’iniziativa è da ritenersi dolosamente preordinata a liberarsi del macigno accusatorio della disponibilità del reperto».

Sulla presunta assenza del movente il Tribunale scrive che «l’indagata ha agito in preda a uno stato passionale momentaneo di rabbia incontenibile per il fallimento del piano mattutino che evidentemente quel giorno non prevedeva l’ingombrante presenza del suo primogenito». Il delitto, si legge nelle motivazioni, è «verosimilmente propiziato da una circostanza occasionale, la discussione con Loris che, quella mattina, sconvolgendo i piani di Veronica Panarello vuole rimanere con la mamma, incuriosito dal suo look esteticamente curato» per andare a un corso di cucina a Donnafugata.

L’assenza di prove sicure porta il Tribunale a ritenere che la donna «esasperata per il comportamento del figlio sia rientrata in casa per controllarlo e, in preda a un’incontenibile impulsiva furia aggressiva, abbia soppresso il bambino», stringendogli al collo un cappio con le fascette che aveva a portata di mano e poi «legandogli i polsi nell’immediatezza del soffocamento, verosimilmente per simulare un omicidio a sfondo sessuale con sevizie, ad opere di un estraneo».
 

Redazione