Cultura Madrid 03/02/2015 18:10 Notizia letta: 154 volte

L'ignobile ricatto del Duca di Camastra

A Carlo II di Spagna
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Madrid - Gli Spagnoli diffidarono sempre dei Siciliani. E a ragione.
Con la Sicilia Orientale in macerie a causa del terremoto del 1693, il Duca di Uzeda, Juan Francisco Pacheco conte di Montalbán, viceré di Sicilia, nominò immediatamente come Commissario straordinario Giuseppe Lanza, Duca di Camastra.
Il Duca di Camastra visitò tutti i centri colpiti dal sisma (tranne le città degli Stati dell’Almirante e di qualche altro feudatario). Compilò una relazione dettagliata fornendo le valutazioni dei danni. A volte lasciò delle somme di denaro per consentire un’immediata ripresa della vita. Castigò eccessi usando i suoi illimitati poteri delegatigli dal viceré.
Se da una parte interveniva pesantemente nel reprimere abusi di ogni genere, dall’altra dimostrò di aver appreso perfettamente la lezione dai ladruncoli che lui stesso puniva.
Ho visto sempre il Duca di Camastra come un autentico “Padre della Patria”, come l’uomo che incarna lo spirito del Rinascimento siciliano dopo il terribile sisma.
Dovetti, invece, amaramente ricredermi quando lessi per caso, fra la corrispondenza riservata del re Carlo II di Spagna, due lettere inviate dal Sovrano al suo viceré che altro non erano se non il risultato frustrato di un autentico ricatto messo in atto proprio dal Duca.
Nella prima lettera, spedita da Madrid il 3 ottobre del 1694 (quindi subito dopo il Duca di Camastra aver terminato la missione per la quale lo aveva incaricato il viceré), il Sovrano così risponde a una precedente missiva del Duca di Uzeda:
“Illustre Cugino, in risposta a ciò che mi scrivete con lettera del 10 di giugno di quest’anno, ottemperando alla richiesta che vi fu fatta sulla pretesa del Sergente Generale di Battaglia, Don Giuseppe Lanza, Duca di Camastra, secondo la quale, in riconoscimento dei meriti e servizi prestati, chiedeva l’incarico di Generale della Cavalleria di quel Regno, Vi comunico che non è opportuno creare oggi tale nuova carica alla quale aspira il Duca. Tuttavia potrete convincerlo della mia buona disponibilità a favorirlo e a ricompensarlo in futuro soprattutto per come operò nell’infausta circostanza del terremoto.”
Una risposta perfettamente diplomatica per negare al Duca di Camastra quello che da perfetto gentiluomo non avrebbe dovuto chiedere mai.
Carlo II era un povero disabile ma non era uno stupido. Per nulla! Capì che il Duca voleva approfittarsi di quel momento drammatico e, per questo, decise di non cedere al suo ricatto.
Con molta probabilità il Viceré Uzeda aveva avuto un ruolo di fiancheggiamento nelle richieste del Duca.
Dopo questa lettera, il 15 settembre del 1695 il Duca di Uzeda torna a supplicare il sovrano per nuove pretese del Duca di Camastra, che io immagino molto incavolato e risentito.
A quest’altra lettera il Monarca risponde il 29 dicembre a stretto giro di posta in un modo energico e definitivo:
“Illustre Duca di Uzeda, Cugino.
Con lettera del 15 settembre mi riferite che essendo scaduto il tempo dell’incarico di Vicario Generale del quale investiste il Duca di Camastra nell’occasione dei terremoti (del 1693, ndr) e non potendo questi più assolvere a detto compito per pretestuosi motivi familiari (sic!), perfettamente consapevole delle ragioni esposte, Vi incarico di trasmettere al Duca i sensi della mia gratitudine e il desiderio di volerlo ricompensare in futuro per i suoi alti meriti e quelli del suo casato: con questi sentimenti gli confermo lo stipendio di Generale di Battaglia, o di Artiglieria, come in precedenza lo percepiva; per quanto riguarda l’appannaggio di Vicario Generale, non vedo perché il Duca si ritenga conculcato nel suo interesse dalla mancata corresponsione dell’assegno; la retribuzione, infatti, era corrisposta a titolo di stipendio: venuto a cessare l’incarico è cessato anche il diritto a riscuotere. Questi sono i miei ordini, che eseguirete scrupolosamente; in quanto al Titolo di Castiglia che mi consigliate di concedere, vedremo.
Tanto, perché comunichiate al Duca queste mie volontà.”
Carlo II dimostrò di aver capito il gioco dei due compari e di non esserci cascato.
Il Duca di Uzeda sarà sostituito nel 1696 dal Duca di Veraguas nella sua carica di Viceré di Sicilia, Dalle lettere di fine mandato traspaiono una grande amarezza e una mal celata delusione.
Il Duca di Maura, accademico dell’ “Academia de la Historia” di Madrid, sicuramente il più informato e documentato biografo di Carlo II, amava ripetere che il re, quando voleva negare qualcosa, usava il verbo al futuro.
Per la curiosità di chi mi legge, qui di seguito riporto la trascrizione delle lettere del Sovrano.
CREDITI:

Archivo Histórico Nacional de Madrid

AHNM ESTADO, Libro 339/d Mercedes
Empieza en 2 de henero de 1691 y acava en 10 de Agosto de 1695

Pag. 311 verso

El Rey
Ill/re Duque de Uzeda primo. En carta de 15 de Septiembre referis que llegandose el tiempo de retirarse el Duque de Camastra del empleo de Vicario General en que lo nombrasteis con motivo de los terremotos, por las instanzias que os hizo pretertadas (pretextadas, ndr) de los intereses de su casa; Y enterado de todo os encargo le signifiqueis mi Real gratidud, y la memoria que tendre de favorezerle por sus servizios, y los de su casa en cuia atenzion se repite la orden para que el sueldo que tenia de General de batalla, o, de Artilleria, le goze segun ordenes; Y que en quanto al sueldo que se le señalo por Vicario General no tiene que tener a disfavor, que siendo estipendio de la ocupazion y haviendo cesado esta, zese tambien, el salario, y asi executareis las ordenes con que os hallais sobre esto; Y en quanto al titulo de Castilla que me proponeis lo quedo mirando; De que he querido advertiros para que al Duque le deis esta notizia.
De Madrid a 29 de Diz.bre de 1695
Secr. Lopez de Zerarte

Pag. 285 recto e 286 verso
El Rey
Ill/re Duque de Uzeda primo etc. En vista de lo que referis en carta de 10 de Junio de este año, satisfaziendo al informe que se os pidio sobre la pretension del Sargento General de Batalla Don Joseph Lanza, Duque de Camastra, para que en atenzion a sus servicios y conozida calidad, tenga por vien de hazerle mrd del puesto de General de la Cavalleria de ese Reyno se ofreze deçiros que tiene incombeniente el criar el Puesto de General de la Cavalleria que pide el Duque, pero vos podreis darle à entender le tendre muy presente sus meritos y servicios y en particular lo que hizo en la ocasion de los terremotos para remunerarle y favorecerle.
De Madrid a 3 de octubre de 1694
Yo el Rey
Secr. Don Alonso Carnero

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