Economia Ragusa 25/02/2015 18:21 Notizia letta: 2645 volte

Il petrolio siciliano a Presa Diretta

L'inchiesta di Riccardo Iacona
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Ragusa - Si stima che in Italia ci siano giacimenti nascosti per circa 700 milioni di tonnellate di petrolio.
Lo dice il sole24ore in un articolo del 30 gennaio scorso. Settecentomilioni di tonnellate di petrolio sembrerebbero la fine di tutti i mali per il fabbisogno energetico nazionale, ma così non è.
Una tonnellata di petrolio equivale, pressappoco a 7 barili di petrolio equivalente. Dunque, 4milioni 900.000 barili. L’Italia consuma circa un milione e mezzo di barili al giorno, 547.000.000 anno. Facendo le opportune divisioni, avremmo 9 anni di sufficienza energetica dai 700 milioni di tonnellate di petrolio ancora non sfruttate. Sempre meglio di niente, no?
Però dobbiamo fare i conti anche in tasca ai petrolieri. Una tonnellata di petrolio vale circa 700 euro. 490.000.000.000 (quattrocentonavantamiliardi di euro!!).Tanto vale il petrolio non sfruttato in Italia secondo le stime del sole 24 ore. Viene difficile pure a scriverla in lettere, talmente è grossa la cifra.
Il gettito fiscale per le casse dello Stato sarebbe, dunque, da non sottovalutare. Infatti non è stato disprezzato, tanto che di gran carriera il Governo Renzi, con un decreto ad hoc, ha sbloccato le trivelle sperando, con le entrate provenienti dal cotanto mare di petrolio, di sbloccare, bontà sua, anche l’ Italia.
Ai petrolieri, tolta la parte che andrebbe versata allo Stato sotto forme di tasse, tributi, royalties, compensazioni et cetera, rimarrebbe in tasca circa la metà di quel bottino. Duecentocinquantamiliardi di euro, per far fronte ai costi fissi e pure ai variabili e anche agli investimenti.
Sono solo stime, prodotte da elementari operazioni aritmetiche, il cui risultato, sicuramente, sarà distante assai dall’assoluta verità; anche perché la posta in palio per il petrolio italiano potrebbe essere ancora più grossa rispetto ai nostri calcoli, ci mancherebbe.
Il mestiere di petroliere, a conti fatti, conviene, eccome. Rimangono le variabili ancora insolute del riflesso occupazionale che una trivellazione “senza quartiere”, a voler usare un termine mutuato dalla letteratura della filibusta, per una produzione di circa 700 milioni di tonnellate di petrolio in dieci anni, avrebbe in Italia.
Per non parlare dei costi dell’impatto ambientale e di risanamento che il Paese dovrebbe poi sostenere, non solo per quei dieci lunghi anni di produzione (per estrarre tutte le 700.000.000 di tonnellate stimate dal Sole24ore), ma anche per il dopo, quando il petrolio finirà di sgorgare dai pozzi.
Lo “sblocca trivelle”di Renzi tiene sotto scacco matto l’Italia, isole comprese.
Presa Diretta, il programma di Riccardo Iacona, con un’inchiesta andata in onda su RaiTre il 22 febbraio scorso, ha intercettato paure e opinioni degli italiani e dei siciliani riguardo alla scommessa del Governo su petrolio e gas. La Sicilia, lo ricordiamo, parteciperà alla grande asta del petrolio offrendo il proprio mare, le proprie terre, la propria storia, la propria cultura. Non abbiamo ancora capito cosa avremo in cambio.

Redazione