Attualità Ragusa 27/02/2015 20:12 Notizia letta: 2936 volte

Un tempo era la nciuria. Oggi è la macchina

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Ragusa - Non sono predisposto ad accettare alcune forme di nostalgia, altre sono invece mie, spontanee, come credo sia per tutti gli anziani.
Per esempio, non mi fido di chi parla sempre e solo male, sovente malissimo, della nuova tecnologia. “Ma come mi spieghi che siamo sopravvissuti secoli senza il telefono cellulare e adesso ne siamo schiavi?” è il ragionamento di alcuni miei amici, che comunque l’I-phone lo tengono sempre acceso. Ed io rispondo “chiedilo a tutti quei medici che hanno salvato vite umane grazie ad una telefonata da un cellulare”.
Cosa diversa è invece l’ormai desueta abitudine che nella mia città era tale fino a un paio di decenni fa: la nciuria. Per chi non fosse ibleo si dovrà tradurre con “soprannome” e non con “ingiuria”, che è cosa assai diversa. La nciuria era un tempo più che necessaria per distinguere, nell’ambito di famiglie con cognomi molto diffusi, un ramo da un altro. Se gli Occhipinti sono tanti, diventa più facile o meno difficile individuarne un componente se al cognome aggiungo “Pitreda”, oppure “Scupetta”. Come per i Battaglia “Uocci r’ova”, o i Di Pasquale “Cucchi”, o i Piccitto “Potichi”, o i Licitra “Ghiuppinu”, o i Distefano “Minusa” et cetera et cetera.
Non si usa più, le nciurie sono ben fisse nella memoria solo di chi ha oltre sessanta anni (e loro stessi, i vecchi ragusani, non le usano più).
E però rimane la necessità di distinguere un Giovanni Occhipinti da un altro suo omonimo, o un Saro Tumino, o una Carmela Licitra e via così.
Tra i giovani ragusani (ovvero quelli che hanno adesso tra i venti e i quaranta anni), si è in questi anni sviluppato un sistema forse ugualmente efficace per procedere nella distinzione tra omonimi: la macchina. Mi spiego meglio: macchina intesa quale automobile. Significa che se converso con un mio amico che deve farmi capire chi è il tale amico Salvatore mi dirà: “quello con la Mercedes grigia”. Inutile aggiungere modello o cavalli perché io non capisco molto di automobili, ma la marca ed il colore potrebbero – spesso sono – sufficienti. È così che funziona, da un po’ di tempo, almeno a Ragusa. Certamente non è in assoluto un fatto positivo, perché, lo si comprende, in tal maniera si perde un enorme patrimonio storico e culturale. E però, a pensarci bene, si guadagna in termini di precisione. Infatti, se la nciuria era normalmente tratta dal tipo di mestiere, da caratteristiche fisiognomiche, dalla provenienza geografica e cose così, l’indicare l’automobile per poter distinguere un Ciccio da un altro permette probabilmente di capire di chi si parla, ed in più anche di che condizione economica è l’amico. Appare evidente che per indicarmi si dirà “Saro Distefano, chidu cca Panda”, e l’interlocutore comprende subito che io sono quel tale inscritto nella categoria dei proletari. Diverso sarà dire “Saro Distefano, chidu cca Range Rover”, ovvero un mio omonimo imprenditore che nonostante la crisi gode di una situazione patrimoniale invidiabile.
Certo, a differenza del passato e delle nciurie che una volta assegnate duravano tutta la vita, l’individuazione della persona per il tramite dell’automobile comporta – come ben si comprende – che ad ogni cambio di macchina bisognerà aggiornare il database. E per uno come il nostro direttore Savà che cambia auto ogni due mesi? Ma lui, per fortuna, ha già una nciura: “il riccio”.

Saro Distefano
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