Lettere in redazione Scicli 28/02/2015 23:12 Notizia letta: 2562 volte

Quando viene un Ministro, e quando viene la città

Riceviamo e pubblichiamo
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Scicli - Ieri è venuto a Scicli il ministro Poletti. Al di la di tutto il chiacchiericcio sul cortiletto locale, alcune considerazioni vanno però fatte.

C’è stata intanto una divisione plastica di chi era dentro il cinema dove il ministro ha parlato e chi lo ha, con molta misura e garbo, contestato fuori.
Dentro la solita macchina della politica politicante, con tutti i soggetti, in gran parte provenienti da fuori Scicli, che da sempre salgono sul carro del vincitore, molti pezzi vecchi di apparati e anche parecchi transfughi figli di un trasformismo perenne. Anche se in questa compagnia di giro, mancavano pezzi importanti proprio del PD provinciale; ma è naturale, dato le divisioni in atto nel PD ragusano, divisioni assolutamente legate alla gestione di pezzi di potere. Soprattutto, era assente la città, i cittadini “normali”, i giovani, del tutto indifferenti alla venuta di un ministro o alla solita, vecchia autoreferenzialità di una politica politicante…

Non mi vorrei sbagliare, ma credo che la plasticità della scena sia in piccolo la rappresentazione del crescente allontanamento in atto tra politica politicante e cittadini. E mi consento di rilevare che questa è, paradossalmente, una grande sconfitta per Renzi, per il rottamatore, che rischia di rottamare la partecipazione democratica e di favorire invece la conservazione dei vecchi apparati, tutti saliti sulla sua barca, almeno in Sicilia, ma non solo.

Qualche mese fa, sempre a Scicli, hanno avuto luogo assemblee e manifestazioni a sostegno della nascita del centro di accoglienza “Mediterranean Hope”: assemblee e manifestazioni nate dal basso, molto partecipate, variopinte, con associazioni e scuole, piene di giovani. Assente in quel caso la politica politicante che, come mi ebbe a dire un esponente importante del PD locale, non si poteva esprimere su un “argomento così divisivo”.

Anche qui non mi vorrei sbagliare, ma credo che anche in questo caso siamo di fronte ad un paradigma italiano. Le comunità, i cittadini “normali”, esclusi dai circuiti dell’autoreferenzialità politica, si autodeterminano e vanno da soli, con il rischio della frammentazione e della delegittimazione delle istituzioni politiche, ma anche con la prospettiva di un recupero di partecipazione e democrazia. E Scicli, in questo senso non è diversa da altre realtà.

Enzo Giannone
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