Appuntamenti Palermo 01/03/2015 21:50 Notizia letta: 7045 volte

Pietro Roccasalva, il modicano dimenticato, a Palermo

Un grande artista, poco noto in patria
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Palermo - Prenderà il via il prossimo 12 Marzo a Palermo “Le stanze d’Aragona” un progetto artistico-culturale dedicato alla pittura contemporanea italiana, promosso dalla RizzutoGallery e dal Comune di Palermo, in collaborazione con la Regione Sicilia.

Esporrà il modicano Piero Pietro Roccasalva, artista poco più che quarantenne, scoperto da Piero Guccione, è stato dimenticato in patria, complice anche una sua certa ritrosia. 

Una trilogia espositiva. Una ricognizione ragionata della scena pittorica italiana degli ultimi anni, filtrata dallo sguardo di due curatori. Una scelta inevitabilmente non esaustiva, ma che partendo da una prospettiva critica riunisca alcuni tra i più interessanti talenti delle ultime generazioni, impegnati in una ricerca (principalmente, ma non esclusivamente) pittorica.
È questo il senso del progetto messo a punto da Andrea Bruciati ed Helga Marsala, reso possibile grazie all’impegno di una realtà privata palermitana, la RizzutoGallery, e il supporto del Comune di Palermo, con la collaborazione della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo, dell’Ersu (Ente Regionale Diritto allo Studio), e col patrocinio dell’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Siciliana.
“Le stanze d’Aragona” prenderà vita tra marzo e settembre 2015 attraverso tre appuntamenti: due prima collettive, con otto artisti ciascuna, negli spazi della galleria; una terza mostra in uno spazio istituzionale della città, che riunisca i primi sedici artisti insieme ad altri sedici, per un totale di 32 artisti e oltre 60 opere d’arte in esposizione. In quest’ultima tappa saranno presenti anche alcune figure riconosciute a livello internazionale, che abbiano rappresentato dei riferimenti diretti o indiretti per le nuove generazioni: una maniera per tracciare delle linee di continuità e di divergenza, identificando processi più o meno sotterranei di germinazione intellettuale e visiva.
La prima mostra, fissata per il 12 marzo 2015, ospita i lavori di Anna Gramaccia, Cristiano Menchini, Lorenzo Morri, Barbara Prenka, Massimo Stenta, Sulltane Tusha, Marco Useli, Serena Vestrucci.
Al centro una riflessione sulla pelle come superficie: il suo limite è la cornice, il colore il suo cromosoma. Una pittura aniconica quale testimonianza della nostra contemporaneità. Ragionando su queste tre categorie si effettua una ricognizione fattuale tra otto giovanissimi artisti che si cimentano sul dispositivo pittorico. Un campo di alienazione forse, di certo un aggiornamento esperienziale dal celebre Dialogo di Ludovico Dolce (Venezia, 1565), dove si ragionava sulla qualità, diversità e proprietà dei colori e sul suo intenderli e rappresentarli come sostanza e non come sintomo epiteliale. Un atto, il loro, che si esplica su una porzione limitata di spazio ma che potenzialmente si espande fino al punto originario della sensorialità, per una diversa accezione di astrazione.
La seconda tappa, fissata per il 21 maggio 2015, vedrà insieme i lavori di Giuseppe Adamo, Jacopo Casadei, Stefano Cumia, Matteo Fato, Gaia Fugazza, Carlo e Fabio Ingrassia, Tiziano Martini, Alessandro Roma.
Infine, per il grande appuntamento istituzionale di settembre 2015, accanto ai sedici artisti già presentati, che torneranno con opere diverse, esporranno: Stefano Arienti, Antonio Catelani, Manuele Cerutti, Paolo Chiasera, Giulio Frigo, Andrea Grotto, Andrea Mastrovito, Maria Morganti, Marco Neri, Paolo Parisi, Alessandro Pessoli, Riccardo Previdi, Pietro Roccasalva, Giovanni Sartori Braido, Vito Stassi, Marco Tirelli.

In un momento in cui l’Italia recupera il linguaggio pittorico come pratica à la page (dopo decenni di isolamento e di mortificazione), “Le stanze d’Aragona” vuole essere un progetto mosso da un’urgenza storico-critica e da una necessità di analisi ad ampio raggio, tra riflessioni estetiche, culturali, di linguaggio e di sistema. La grande tradizione della pittura italiana, nell’ultimo scorcio di secolo non sufficientemente premiata dai contesti internazionali, resta una realtà intorno a cui recuperare consapevolezza e costruire dinamiche virtuose di pensiero, di indagine intellettuale, di veicolazione istituzionale e anche di mercato.
Che la pittura torni di moda non è utile a nessuno. Che la pittura sia – e continui a diventare, ogni giorno – una delle massime espressioni della cultura italiana, in dialogo con le vicende internazionali, è la vera questione calda. Riaccendendo un dibattito di spessore sulla contemporaneità, la storia dell’arte recente e le direzioni future da immaginare.
Tantissimi sono i pittori italiani, oggi, che portano avanti ricerche di qualità. Tantissimi sono gli stili, gli approcci, gli immaginari. “Le stanze d’Aragona” ha scelto alcune linee guida, identificando delle emergenze e dei tratti comuni intorno a cui tessere un discorso critico. Il vento nuovo e ciclico dell’astrazione è senz’altro protagonista, ma accanto ad alcune ricerche legate alla figurazione: una maniera per assottigliare la dicotomia netta tra questi due poli, concentrandosi su un pittura dalla natura fortemente concettuale ed intellettuale. In un dialogo nuovo e spesso audace con altri linguaggi affini, dalla scultura all’architettura, passando per l’installazione.

Scegliere Palermo e scegliere un titolo dal sapore quattrocentesco, che riporti alla celebre “stagione internazionale” della cultura siciliana, culminata nei regni di Ferdinando I e Alfonso d'Aragona, non è un caso. E probabilmente è anche una provocazione. Non Milano o Torino, non i circuiti più accreditati, non il centro del sistema italiano. “Le stanze d’Aragona” riparte da un luogo oggi considerato marginale, che un tempo fu fucina di avanguardie e talenti straordinari, per ribadire che il cuore delle cose, e la sostanza, e lo sguardo differente, appartengono non alle forme, non agli equilibri provvisori, non alle gerarchie e le tendenze accreditate. Anzi. Qualche volta è intorno alle luminose periferie – del mondo, ma soprattutto del pensiero – che i tanti centri possibili ruotano e si ridefiniscono.

La mostra finale sarà accompagnata da un ampio catalogo, in cui raccogliere – accanto alla documentazione dell’intero progetto - saggi critici, riflessioni e spunti teorici intorno alla pittura contemporanea.

Redazione