Attualità Roma 09/03/2015 23:03 Notizia letta: 2059 volte

Alcuni casi tipici di scioglimento di un comune per mafia

La giurisprudenza
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Roma - Lo scioglimento per mafia dei comuni è soggetto a un processo di tipizzazione, in giurisprudenza, che permette di individuare gli elementi di fumus, in presenza dei quali, la procedura in danno dell’ente va comunque operata.

Quali sono questi elementi, al di là della classica –pura e perfetta, si direbbe in economia- ipotesi del “politico in affari col mafioso”?

Oltre ai casi di campagne elettorali condotte per mezzo di minacce, intimidazioni o con l’esercizio di forti pressioni sia sulle liste avversarie sia sugli elettori, rilevano anche gli episodi in cui si registrano ingiustificati spostamenti di grandi quantità di voti tra il primo turno e il ballottaggio, in conseguenza della modifica delle alleanze o dell’assunzione di nuovi accordi in merito alla spartizione degli assessorati, in cui abbiano avuto un peso soggetti legati ad ambienti criminali.

Il condizionamento delle consultazioni elettorali rappresenta perciò un classico fatto emergente che può essere assunto a “elemento tipizzante” di una realtà che va incontro alla misura dello scioglimento.

Ci sono poi i comportamenti dei funzionari e dei dipendenti pubblici.

La funzione d’indirizzo nell’amministrazione di un Comune spetta ai politici che, tuttavia, terminato il loro mandato, sono soggetti all’alea delle elezioni.
Chi ha puntato sul sindaco “Mario Rossi” può quindi trovarsi in serie difficoltà se il proprio candidato non viene rieletto. Peraltro il sindaco Mario Rossi non svolge direttamente attività di gestione e di tipo tecnico-burocratico.
Chi ha interessi “particulari” da difendere predilige condizionare i capisettori, i capiservizi o i titolari di Posizioni Organizzative, che conferiscono continuità ai progetti.
E' per tale ragione che l’ultima riforma in materia di scioglimento ha soddisfatto l’esigenza che anche il livello dirigenziale, responsabile della gestione, sopporti le conseguenze della propria condotta che - anche se immune da rilievi di ordine penale- deve poter concorrere a fondare la proposta di scioglimento formulata dal Prefetto.
Rileva, altresì, l’incrostazione determinata dal perpetuarsi di posizioni di potere in alcuni dirigenti, i quali potrebbero pregiudicare, con il loro operato, l’equanimità di accesso dei cittadini ai diritti che l’ente dovrebbe assicurare.

Altro elemento tipico che può determinare lo scioglimento sono alcune irregolarità amministrative. Il campo dell’urbanistica è al centro delle attenzioni delle lobby.
Il cambio di destinazione d’uso, da agricolo ad edificabile, aumenta esponenzialmente il valore del terreno.
Qui giocano un grande ruolo le informazioni riservate e privilegiate. Alla speculazione si accompagnano l’inerzia e le omissioni delle amministrazioni locali infiltrate, risultato dell’operato sinergico di amministratori pubblici e tecnici collusi.
Oltre al settore urbanistico, ve ne sono altri in cui le irregolarità amministrative si manifestano: l’affidamento dei servizi di guardiania o gli incarichi di custode, la erogazione di contributi per manifestazioni ed eventi promossi da soggetti vicini a determinati gruppi di potere.

Come si evince da questa breve disamina, non è sono nell’ipotesi cinematografica del “politico socio del mafioso” che si perviene allo scioglimento, ma anche nei casi in cui alcuni presidi di legalità si sono deteriorati in più gangli vitali della vita democratica dell’ente.

Nella foto, il Ministro dell'Interno, Angelino Alfano

Redazione