Attualità Sky 09/03/2015 20:25 Notizia letta: 3250 volte

Caressa e lo spirito mortifero

Commenti post partita
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Se non fosse per i venti e passa canali dal 400 in poi (e chi è abbonato a Sky capisce bene a cosa e a quanto faccio riferimento) avrei già mandato una mail alla televisione di Murdoch per disdire il contratto sottoscritto ora sono undici anni fa.
Sono rimasto sconcertato per quanto successo sabato sera su Sky, e pur ben sapendo che questo mio articolo su RagusaNews non verrà mai letto (but never say never) dai vertici della televisione australiana, voglio comunque metterne a parte i lettori del migliore quotidiano online della Provincia di Ragusa.
Succede che sabato 7 marzo scorso a San Siro, storico stadio calcistico di Milano, giocasse il Milan di Silvio Berlusconi contro l’Hellas-Verona. Campionato di Serie A, ormai decaduto, com’è decaduto e non poco il Milan che galleggia a metà classifica con un allenatore che ha perfettamente dimostrato come l’essere stato un grande giocatore non significa essere automaticamente un grande allenatore (e dire che proprio al Milan si è verificato, ma ormai sono venti e passa anni, il contrario: Sacchi, modestissimo giocatore, fu un grandissimo allenatore).
La partita contro il Verona è importante non tanto per la classifica (anche se quella del Verona è abbastanza precaria) quanto per le sorti proprio di Filippo detto Pippo Inzaghi, “mister” dei rossoneri. Una vittoria contro gli scaligeri sarebbe un certificato di fiducia della società, una sconfitta significherebbe l’esonero, il pareggio non si sa.
La partita, che definire noiosa (nonostante i quattro gol) è leggerissimo eufemismo, finisce in parità, lasciando così il buon Inzaghi (che ha seguito il match con un rosario in mano, nel solco della tradizione trapattoniana dell’acqua benedetta ed altri episodi simili) in una sorta di limbo. Attendiamo di sapere se la gloriosa squadra dovrà essere affidata ad altri (e si parla di Brocchi, altro ex giocatore rossonero, ma non paragonabile a SuperPippo).
Quanto mi ha fortemente colpito è stato però il commento post-partita di Fabio Caressa, la punta di diamante della redazione sportiva di Sky Italia, quantomeno di quella parte che si dedica al calcio. Per commentare il pareggio del Milan, Caressa ha mostrato ai telespettatori (e tra gli altri anche io con mio figlio di dieci anni) una foto particolare. Particolarissima. Mostrava quello che si comprendeva fosse un cadavere, molto scomposto. Caressa allora interviene spiegando la foto e gridando (letteralmente, grida a voce altissima): “a voi queste sembrano le mummie degli alpinisti peruviani trovati su un ghiacciaio andino cinquanta anni dopo l’incidente che li ha uccisi. E invece no. Non sono le mummie degli alpinisti, ma gli ultimi due tifosi del Milan rimasti sugli spalti di San Siro”.
Credetemi, non hanno riso nemmeno i tre o quattro suoi collaboratori presenti in studio.
Sarebbe considerare troppo il buon Caressa scrivendo di rispetto per la morte, di rispetto per i parenti degli alpinisti morti sotto una valanga, sarebbe troppo. Molto più semplicemente ci vorrebbe qualcuno che spiegasse a Caressa che rischia di cadere in quella che gli psicologi chiamano “sindrome di Umberto Bossi” (ma che negli ultimi tempi potrebbe essere ribattezza “di Salvini” oppure “di Grillo”): ovvero a forza di spararle grosse, per colpire l’immaginario e far parlare di se stessi, si è costretti a spararle sempre più grosse.
E così Caressa, per far ridere e colpire l’utenza di Sky (che è appena il caso di ricordare trattarsi di gente che può spendere oltre cinquecento euro l’anno per godere dei servizi offerti dalla migliore piattaforma televisiva in commercio), è ormai costretto a spararle grosse, grossissime.
La mia più forte preoccupazione è legata al fatto che faccio di tutto per evitare che mio figlio guardi programmi secondo me diseducativi, ma non posso certo rubricare tra questi anche lo sport. Come fare?

Saro Distefano