Cultura Madrid 11/03/2015 22:44 Notizia letta: 3072 volte

La sommossa del grano: Inquisizione e potere

Nella Sicilia di Filippo III di Spagna
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Madrid - Il 26 ottobre del 1606 il Consiglio d’Italia scriveva a Filippo III di Spagna:
“In altre occasioni abbiamo riferito a V.M. sulla penuria grande e scarsezza di frumento che in questo momento sperimenta la Sicilia a causa di un cattivo raccolto; per approvvigionare convenientemente il regno mancano circa centomila salme di frumento stimandosi a undici tumoli il fabbisogno pro capite nelle città principali e si è cercato di contenere quanto più possibile i consumi in quanto nel regno di Napoli, in Toscana, in Lombardia si registra scarsezza di frumento per cui queste regioni non potranno sopperire al fabbisogno siciliano col risultato che aumentando la fame aumenteranno malattie e morti.
Per risolvere questo problema il Duca di Feria (Lorenzo Suarez Figueroa, Duca di Feria, Viceré, ndr) spedì tre suoi vicari nei tre Valli dell’isola col preciso mandato di sequestrare tutto il grano disponibile e di ripartirlo poi equamente fra il popolo.
Considerando lo stato di calamità e la necessità di garantire la sopravvivenza della gente, questi vicari furono investiti di ampi poteri e potestà dai loro superiori per procedere contro chierici, religiosi, familiari del Sant’Uffizio e altri privilegiati.
Uno di questi, il Marchese di Sortino, destinato al Val di Noto, “si è molto lamentato” per aver ricevuto un numero assai limitato di coadiutori dagli Inquisitori, avendo tra l’altro l’obbligo di riferire a questi ultimi eventuali informazioni e contestazioni ricevute dai familiari del Sant’Uffizio nell’espletamento delle sue funzioni.
Purtroppo nelle città più ricche sono proprio i familiari dell’Inquisizione quelli che possiedono il frumento e si capisce bene che con una squadra così ridotta sarà difficile venir a capo del problema.
Il Consiglio pertanto ha voluto far presente a V. Maestà, re e signore naturale di quel regno, questo inconveniente perché si trovi una giusta soluzione che venga incontro al popolo e ai fedeli vassalli e nello stesso tempo riduca l’avidità dei familiari.
V. Maestà potrà comandare all’Inquisitore Generale di dotare i Vicari, inviati dal Viceré, del personale necessario perché possano distribuire con equità il frumento che c’è ed eventualmente procedere contro di quei familiari e ufficiali dell’Inquisizione che si dovessero opporre. ”
Questa supplica al Re, fatta dal Consiglio d’Italia, riporta come post scriptum una successiva consulta su un caso specifico sottoposto proprio in quei giorni al parere del Sovrano.
“Dopo aver scritto questa risposta, riceviamo nuove lettere dal Marchese di Sortino –scrivono i Consiglieri- con le quali c’informa che avendo cominciato a eseguire gli ordini ricevuti e dovendo con urgenza sopperire alla necessità di frumento prospettata dall’Università di Xicle, il vicario ha impartito l’ordine di requisire del grano a Ragusa, terra circonvicina, dove secondo l’ultimo censimento e controllo pare che ce ne fosse in abbondanza.
Ordinò, dunque, a un tale Giuseppe Jncastelleta di consegnare, dietro pagamento e secondo quanto disposto dalla legge, ottanta salme di frumento che aveva in esubero e conservava in un magazzino interrato.
Altri ricevettero lo stesso ordine e ubbidirono. Questo signore, nonostante la sanzione fosse di mille ducati, si rifiutò di consegnare il frumento per il semplice fatto di essere un familiare del Sant’Uffizio e non solo non volle riconoscere l’ordine stesso dato dagli Inquisitori che gli fu mostrato bensì radunò tutto il popolo della città. Circa duecento persone accorsero armate e fu solo grazie alla pazienza del Marchese di Sortino se fu evitato un vero tafferuglio perché la situazione stava già degenerando.
Per questi fatti il Marchese di Sortino ha messo le mani avanti declinando ogni responsabilità d’insuccesso del suo mandato.”
Il Consiglio, vista la gravità della situazione in Sicilia, rimette al re ogni decisione.

Filippo III che era molto rispettoso, come lo fu il padre Filippo II, dei ministri dell’Inquisizione, prova a minimizzare e a ridimensionare l’incidente essendosi già espresso un anno prima a favore degli Inquisitori. Infatti, rimanda a quel parere e promette, per il futuro, di vagliare caso per caso.

Filippo III si riferiva, in effetti, a una precedente consulta dell’8 ottobre del 1605 relativa alla denuncia sporta da Vincenzo Mecineo, coadjutor fiscal di Palermo contro gli Inquisitori di Sicilia.
Questo pover’uomo aveva avuto il torto di essere stato ligio alle disposizioni date dal re, suscitando com’era prevedibile le ire di alcuni familiari i quali non esitarono a fargliela pagare.
La lettera, di cui pubblico la trascrizione, racconta di un’ispezione di questo ministro al carcere di Modica durante la quale un tale Cesare Cuzucieli di Messina e Giovanni di Napoli del regno di Napoli, senza ancora aver ottenuto un’imputazione specifica ma solo trattenuti in via cautelare, avevano manifestato liberamente la volontà di veder commutata quella misura restrittiva in servizio al remo presso le galere.
Il Mecineo li fa trasferire, allora, al carcere di Palermo e ottiene dal Viceré quanto da loro desiderato.
Ma non l’avesse mai fatto!
Gli inquisitori, sostenendo che i due prigionieri erano eretici, pretesero la loro restituzione.
In verità, non avevano tollerato lo sgarbo del Mecineo che, incolpato di altri delitti, sarà processato e pubblicamente umiliato a sfilare come un malfattore o un eretico in un “auto da fe” per le vie di Palermo. Così “penitenziato” e disonorato era stato condannato all’esilio per cinque anni, al pagamento di una sanzione di mille scudi e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Una punizione esemplare per quanti si erano messi in testa di contrastare l’operato del Sant’uffizio e dei suoi familiari.
Sollecitato dal Consiglio d’Italia, il re in quell’occasione aveva così risposto:
“Ordino al Viceré e ai Tribunali siciliani e ai loro ministri di agire in perfetta sintonia con i colleghi dell’Inquisizione, manifestando loro il rispetto dovuto e mettendosi a loro disposizione per qualsiasi richiesta inerente al loro mandato, perché possano quelli svolgerlo a gloria di Dio e per la conservazione e rafforzamento della nostra santa fede in quel regno.
E se Mecineo pensa di aver subito un torto, si rivolga al Consiglio dell’Inquisizione, dove sarà trattato con giustizia com’è nello spirito della legge.”
In poche parole Filippo III aveva evitato così anche solo di polemizzare con gli Inquisitori.
A questi documenti ho trovato accluso un interessante e prezioso elenco delle sedi periferiche dell’Inquisizione in Sicilia così come erano distribuite nel 1577.
Oggi queste sedi potremmo chiamarle tranquillamente preture.
Il tribunale del “districto” di Palermo fu uno dei primi a essere istituito, infatti.
Fu costituito nel 1487 e faceva parte dell’Inquisizione di Aragón.
Dal 1603 al 1608, il periodo nel quale furono emessi gli atti sopra analizzati, da Clemente VIII fu nominato Inquisitore generale Juan Baptista de Acevedo. In effetti, la nomina la faceva il re e il papa solo ratificava. Per questo l’Inquisizione spagnola era distinta dalla romana e il suo Tribunale, anche se in Spagna e nei possedimenti spagnoli era comunemente chiamato del “Sancto Officio”, nulla aveva a che fare coll’altro Tribunale romano detto del Sant’Uffizio.
È impressionante constatare dall’elenco rinvenuto come nella Contea di Modica l’Inquisizione fosse particolarmente articolata e ben rappresentata.
Tale massiccio dispiego di forze era giustificato con molta probabilità dalla presenza in passato di grandi comunità ebraiche che non sempre, dopo l’editto di espulsione dei Re Cattolici (1492), si erano convinte ad abbandonare sostanze e luoghi.
Modica e Scicli contavano con un organico degno delle più grandi città del regno. Solo cinque familiari in meno presentava Scicli rispetto a Modica mentre a Ragusa mancava il Teniente Receptor.
Queste preture, dislocate in punti nei quali il Tribunale distrettuale non poteva essere per ovvie ragioni presente, erano composte di un “Commissario” che pur non ricevendo uno stipendio era la carica più ambita nel territorio in quanto espressione dell’Inquisitore distrettuale, dal quale era nominato. La carica era preludio a più alti incarichi in questo settore. I Commissari agivano da trait d’union tra Inquisitori distrettuali e familiari, bassa manovalanza operante nel territorio. Ai primi spettavano la pubblicazione di editti e la lotta ai giudei conversi. Erano scelti spesso tra persone del clero locale molto note e di sicura stirpe e disimpegnavano anche l’ufficio di notaio.
Un “Teniente de Capitan” doveva coadiuvare l’ “Alguacil Mayor” in giro continuamente per tutto il distretto. Esercitava veri e propri poteri di polizia nell’ambito locale.
Il “Teniente Receptor” era, invece, aiutante del Receptor distrettuale nominato dal re ma dipendendo in tutto e per tutto dagli Inquisitori. Si occupava di sequestrare e amministrare i beni confiscati nel territorio di sua competenza.
Dopo questa strana scoperta ho preso in mano il Carioti-Cataudella “Notizie storiche della città di Scicli” e al Volume II, ricordando che spesso gli inquisitori erano domenicani (A Modica la sede della pretura era a Palazzo San Domenico, mi pare) ho sentito il bisogno di rileggere il nostro storico ufficiale per trovare un cenno in mancanza di una conferma a un sospetto che da tempo mi frulla nella mente.
A pag. 499 così è scritto:
“essere stato il convento (dei P.P. Predicatori di S.Domenico sotto il titolo di Santa Maria di Monserrato, ndr) cominciato per opera di Fra’ Vincenzo Rubino l’anno 1556, che poi, in occasione di aver predicato la Quaresima, il reverendo Padre Vincenzo Giliberto dell’ordine di San Domenico, che ne chiedette a’ signori giurati la detta chiesa, per ivi abitarvi senza contrasto i Padri Domenicani. Per lo che ne passò la supplica nel 1567 e detenutosi serio congresso dei 24 Consiglieri della Città, ivi si terminò per l’incremento del culto che si doveva alla Vergine ricevere i frati predicatori, così ci riferiscono i codici di notar Mariano Carpinteri a 29 e 30 aprile, 10 indizione 1567. Vi consentì il vescovo di Siracusa Don Giovanni Orosio e ne firmò la licenza a primo aprile dell’anno stesso, e ne appe possesso di detto luogo nel 1567, 10 indizione, I maggio, foglio 688 in notar Guglielmo Marsala per decreto dato dal Vescovo alli 8 aprile di detto anno e’l beneficiato di detta chiesa gli cesse tutto, riservatosi...la sua pensione e nell’atto doppo il possesso delli P.P. Domenicani, che vi si portarono in processione a’ quali gliele diede il vicario foraneo d’ordine del vescovo...”
Tanta solennità per una presa di possesso mi pare davvero sospetta ed eccessiva, anche se siamo nella seconda metà del Cinquecento, a meno che in quel convento l’Inquisizione non vi avesse stabilito, come aveva fatto a Modica, la sua sede.
È strano però che tanto il Carioti quanto altri documenti d’archivio da me fino ad oggi esaminati (mi riferisco a documenti dell’Università di Scicli) non facciano alcun riferimento a questa complessa organizzazione e a una sua eventuale sede.
Spero comunque che qualcuno, storico o solo curioso come sono io di un passato che aspetta di essere svelato, smentisca questa ipotesi o le dia corpo perché da qualche tempo ormai sta diventando una mia fissa e stravagante congettura.
Qui di seguito le trascrizioni:

AHNM Estado, 2283

+

Lista de los familiares y tenientes de officiales y otros Ministros del S.to Officio de la Inquisicion que puede haver en los pueblos del Reyno de Sicilia abaxo declarados demas de la Ciudad de Palermo (donde reside el tribunal del dicho sancto officio) conforme al orden dado sobre ello por el sr. Inquisidor General y señores del Consejo de su Mag/d de la Sancta General Inquisicion el año de 1577.

Gergento
Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Veinte Familiares

Trapana
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Veynte Familiares

Mazara
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Doze Familiares

Jaca
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Quinze Familiares

Marsala
Doze Familiares

Narro
Comisario Maestro Notario
Quinze Familiares
Licata
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Doze Familiares

Monte de S. Julian
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Salemi
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Conillon
Doze Familiares

Sutera
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Castronovo
Diez Familiares

Polici
Comisario Maestro Notario
Quinze Familiares

Alcamo
Un Comisario Maestro Notario
Veynte Familiares

Calatanexeta
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Calatabellota
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Bivona
Un Comisario Maestro Notario
Quinze Familiares

Sclafani
Dos Familiares

Castelbeltrano
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Caltabaturo
Ocho Familiares

Can Marata
Un Comisario Maestro Notario
Quinze Familiares

Chiusa
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Burgio
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Juliana
Ocho Familiares

Partana
Ocho Familiares

Cimina
Diez Familiares

Mursumeli
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Carini
Seys Familiares

S.to Stefano
Quatro Familiares

Sambuca
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Vicari
Quatro Familiares

Gibelina
Tres Familiares

Prici
Quatro Familiares

Favara
Quatro Familiares

Racalmuto
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Calatafini
Ocho Familiares

Villafranca
Cinco Familiares

Siculiana
Un Familiar

Palarzo Adriano
Ocho Familiares

Cacamo
Doze Familiares

Mezo Guso
Tres Familiares

Monrreal
Diez Familiares

Busachino
Diez Familiares

Gruti
Dos Familiares

Rafaudale
Cinco Familiares

Sala de la Guebelina
Un Familiar

Candicatini
Tres Familiares

Castele Mare de Golfu
Un Familiar

Picina
Quatro familiares

Marineo
Dos familiares

Contisa
Dos Familiares

Miselmeri
Dos Familiares

Messina
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Quarenta Familiares

Pati y Casales
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Diez Familiares
Y en el casal de la montaña quatro
Y en el Sorrentino dos

Chefalu
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Diez Familiares

Trayna
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Nicoxia

Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Veynte Familiares

Rendazo
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Tahormina
Doze Familiares

Castro Real
Doze Familiares

Melazo
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Doze Familiares

Mistreta
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Rameta
Seys Familiares

Capiz
Ocho Familiares

Jachi
Un Comisario Maestro Notario
Quinze Familiares

Francavila
Ocho Familiares

Castelbono
Diez Familiares

Sancto Mauro
Diez Familiares

Tusa
Ocho Familiares

Polina
Quatro Familiares

Pitineo
Quatro Familiares

Casteluzo
Quatro Familiares

Paterno
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Aderno
Diez Familiares

Mota de S.ta Anastassia
Dos Familiares

Naso
Ocho Familiares

Petalia Suprana
Ocho Familiares

Petralia Sutana
Ocho Familiares

Caronia
Dos Familiares

Calataviano
Tres Familiares

Sant Marco
Seys Familiares

Crapi
Dos Familiares

Fracano
Dos Familiares

Mirto
Ocho Familiares

Galliano
Diez Familiares

Saboca
Diez Familiares

Golisani
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

La Nohara
Seys Familiares

La Ficarra
Seys Familiares

Galati
Seys Familiares

Pilayno
Tres Familiares

San Peri de Pati
Diez Familiares

Turturichi
Un Comisario Un Notario
Diez Familiares

La Roca
Cinco Familiares

Monforte
Ocho Familiares

Militelo
Cinco Familiares

Sant Fradelo
Ocho familiares

Castania
Ocho Familiares

Chisaro
Seys Familiares

Sinagra
Quatro Familiares

Ucria
Quatro Familiares

Montalbano
Cinco Familiares

Longi
Dos Familiares

Scaleta e Casali
En todo tres Familiares

Gratieri
Cinco Familiares

Ysinello
Ocho Familiares

Lalimina
Tres Familiares

Saponara
Dos Familiares

Calvaruso
Dos Familiares

Martini
Un Familiar

Condro
Quatro Familiares

La Mota de Camast
Tres Familiares

Linguagrosa
Ocho Familiares

Rocella
Tres Familiares

Motadeafermo
Dos Familiares

Racuya
Quatro Familiares

Babuso
Dos Familiares

Furnari
Dos Familiares

Casalnobo
Un Familiar

Rocalmuto (forse una ripetizione del copista, ndr)
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Larcara
Siete Familiares

Librizi
Cinco Familiares

Guisa Guardia
Quatro Familiares

Santangelo
Seys Familiares

Bronte
Ocho Familiares

Itala
Tres Familiares

Aly
Seys Familiares

Mandanichi
Tres Familiares

Losalbotore
Quatro Familiares

Mola di Tavormina
Dos Familiares

Sanperi de Monforte
Cinco Familiares

Catania
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitán
Teniente de Receptor
Treynta Familiares

Noto
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Veynte Familiares

Calatagirone
Un Comisario Maestro Notario
Quinze Familiares

Plaza
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Veynte Familiares

Calaxibeta
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Seracusa
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Veynte Familiares

Lentini
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Veynte Familiares

Mineo
Un Comisario Maestro Notario
Quinze Familiares

Vizini
Un Comisario Maestro Notario
Quinze Familiares

S. Philippe de Argiron
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Quinze Familiares

Licodia
Ocho Familiares

Lochula
Tres Familiares

Butera
Quatro Familiares

Petraperzia
Cinco Familiares

Barrafranca
Quatro Familiares

Terra Nova
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Modica
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Veynte Familiares

Ragusa
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Quinze Familiares

Xicle
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Teniente de Receptor
Quinze Familiares

Claramonte
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Monterruso
Seys Familiares

Abola
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Castro Joane
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Tenniente de Receptor
Veynte Familiares

Augusta
Un Comisario Maestro Notario
Teniente de Capitan
Quatro Familiares

Mazarino
Diez Familiares

Asaro
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Xortino
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Militelo
Quinze Familiares

Ferla
Un Comisario Maestro Notario
Doze Familiares

Xarratana
Seys Familiares

Francoforte
Ocho Familiares

Busceni
Seys Familiares

Buqueru
Ocho Familiares

Palazolo
Un Comisario Maestro Notario
Diez Familiares

Comiso
Seys Familiares

Spacafurno
Seys Familiares

Palagonia
Quatro Familiares

Milili
Diez Familiares

Aydoni
Un Comisario Maestro Notario
Ocho Familiares

Viscari
Dos Familiares

Canzeria
Dos Familiares

Carlentini
Tres Familiares
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+

Sicilia A 26 de octubre 1606

Consulta en que se da quenta a V.Mag/d de la grave necessidad de trigo que ay en Sicilia y del daño que se sigue de que no se pueda proceder contra los familiares y oficiales del sancto Oficio

(di pugno del Re:)
Sobre esto esta dada la orden que sabe el Consejo para el casso presente y para adelante se va mirando lo que mas combendra. F(elipe)

No se puso
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+

Señor
Otras vezes se ha representado a V. Mag/d la estrechura grande y falta de trigo que se padece en Sicilia por la gran mala cosecha deste año, que se entiende faltaràn para la provision del reyno mas de cien mill salmas de trigo, por lo qual se ha tassado el victo en las ciudades principales a onze tumunos, que es algo menos de quatro hanegas por cada cabeça para el año, y tanto mas se sicute este trabajo por que en el reyno de Napoles, en Toscana y Lombardia ha avido tambien falta de trigo, y no pueden socorrerse de aquellas provincias y assi se teme que con la hambre se juntaràn enfermedades y muertes. Para remediar este daño embiò el Duque de Feria tres Vicarios a los tres valles que hiziessen sequestro y manifiesto de todo el trigo que avia y le distribuyessen con toda jgualidad. Y aunque en tiempo de tanta apretura y donde se trata de la conservacion de las vidas y salud comun pudieran proceder de derecho contra clerigos, Religiosos, familiares del Sancto Oficio, y otros previlegiados, tomaron por expediente que cada Vicario llevasse facultad de sus Superiores, y comission para proceder contra sus subditos y la avian tenido de todos. Quejanse de que aviendo sido destinado para Val de Noto el Marques de Surtino le havian dado los Inquisidores una delegacion tan limitada como se da a personas muy inferiores en los casos ordinarios para tomar contra los familiares informaciones, y remitir los processos a los dichos Inquisidores. Y por que en los pueblos los mas ricos son los familiares, y los que tienen el trigo y con tan limitada comission no se hara el efecto que se pretende y padeziera el Reyno lo que se dexa considerar, ha parecido al Consejo representar todo esto a V.M. a quien como a Rey y señor natural corre obligacion de socorrer aquel pueblo y vassallos suyos, y mandar que del trigo que ay en el reyno se haga jgual y justa descripcion sin dar lugar a que por la cudicia de los familiares perezca la gente, para que siendo V. Mag/d servido pueda mandar al Inquisidor General de orden a los Inquisidores de Sicilia que den enteras y cumplidas delegaciones a los Vicarios embiados del Virrey para que puedan proveer los pueblos haziendo jgual y justa distribucion del trigo que ay, y proceder para esto contra los familiares y oficiales de la Inquisicion en quanto sea necessario pues el medio que para esto han tomado de yr con sus comissiones parece harto suave y conviniente.
Despues de hecha esta consulta han llegado nuevas cartas del Marques de Surtino con informaciones en que da quenta que començando a executar su comission frumentaria, y tratando de proveer trigo a la Universidad de Xicle (que padezcia extrema necessidad) avia mandado traer el grano de Ragusa tierra circunvezina y donde le tenian de sobra segun el revelo y averiguacion que avia hecho antes, y aviendo dado su Jnjunccion a Josepe Jncastelleta familiar del Sancto oficio para que entregasse pagandolo a la prematica ochenta salmas de trigo que tenia enfossadas en el campo, y le sobravan.
Y para otros, todos los demas obedecieron, pero el dicho familiar (aunque la pena era de mil ducados aplicados al tribunal del Sancto oficio) no quiso obedecer ni entregar parte alguna del trigo diziendo que era familiar, y aviendosele mostrado la delegacion de los Inquisidores no solo movio a ello pero convocò todo el pueblo de manera que se juntaron mas de dozientos personas con armas de que pudiera seguirse algun gran incoviniente si no fuera por la mucha paciencia del Marques, y todavia el peligro y alboroto fueron grandes. Con cuyo exemplo dize el Marques que no se podia esperar de su comission el successo que era menester.
Lo qual haviendose entendido en Consejo ha parecido dar quenta dello a V.Mag/d como de cosas que tanto importa para lo que se dize en la consulta de arriba. Pero V.Mag/ lo mandarà considerar y tomar la resoluccion mas conviniente a su servicio.
En Madrid a 26 de Octubre 1606
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+

Sicilia 8 de octubre de 1605

Consulta sobre las quexas de Vincenzio Micineo
Coadjutor Fiscal de Palermo contra los Inquisidores de Sicilia.

(di proprio pugno del re:)

Ordenese al Virrey y tribunales de Sicilia y a sus ministros, que tengan buena correspondencia con los de la Inguisicion guardandoles el respecto que conbiene, y dandoles la asistencia necessaria para la buena execucion de sus oficios, para que los puedan hacer como conbiene al servicio de Dios, y para la conservacion y augmento de nuestra santa fe en aquel reyno; y si Micineo pretende aver recibido agravio, acuda al Consejo de la Jnguisicion, donde con justicia se le dara la satisfacion que conforme a ella fuere justo.
F(elipe)

Bolvio a Consejo a 10 de Enero 1606
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+

Señor

Vincencio Mecineo natural de Palermo refiere que estando sirviendo a V.M. como devia en el officio de Coadjutor Fiscal de la dicha ciudad (que consiste en hazer diligencias y poner los delictos en charo, prender los delinquentes, y hazerles castigar) se ofrecian cassos de prender algunos delinquentes Familiares del Sancto officio y llevarlos como ministro Inferior ante el Virrey lo qual por ser muy odioso a los Jnquisidores causava en ellos mal animo contra el, que haviendole embiado el Virrey a hazer gente de remo por las Carceles del Reyno para armar la Galera para la empressa de Argel hallo en el castillo de Modica carcerado a Cessar Cuzucieli de Messina y juan de Napoles del reyno de Napoles, los quales quisieron de buena gana servir a V.M. al remo, y porque estavan en el dicho Castillo pressos en nombre del Virrey y de los Jnquisidores sin causa declarada, no sabiendola el exponente los llevò a las carceles de Palermo, de donde por orden del Virrey con los demas fueron llevados a servir al remo a Galera, por lo qual los dichos Jnquisidores prendieron al exponente diziendo que estas dos personas estavan pressas por cosa de la Fee, y que havian huydo de tierras de Moros donde renegaron, y haviendolo entendido el Virrey y informandose dello dio orden que tornassen pressos como se hizo y fueron llevados otra vez a las dichas Carceles que tambien lo acomulan que pocos dias antes havia presso a Juseppe Valenti hombre de mala vida por haver tirado un arcabuçaço a un enemigo suyo de dia, en la calle pubblica del Cassaro y en presencia de muchos, y que llegando el exponente al caso con sus ministros le prendio con su escopeta y haziendolo ressistenzia diziendole que no tenia que hazer con el Virrey (porque le quisso llevar a su presencia) y que era del santo officio, por no tocar al dicho exponente la remission le llevo ante el Virrey el qual le mando carcerar y la misma noche mientras se tratava de la remission embiaron los dichos Jnquisidores diverssos ministros suyos a llamar al dicho mecineo, el qual por hallarse occupado en diversos negocios que le havia cometido el Virrey, respondio que entonces estava occupado en ellos, y que acabandolo, yria donde le mandavan y haviendolo referido al virrey y a la Gran Corte, sabiendo que era por haver presso dichos delinquentes, y por facilitar la remission, le ordenaron que no fuesse a los dichos Jnquisidores y les embiaron a dezir que aun estava impedido el dicho exponente, y despues los ministros de V.M. dissimulando un negocio tan escandaloso, por no entrar en competencia le remitieron, que los dichos Jnquisidores acomulando esto a lo de los carcerados que se hizieron buenas vollas començaron a molestarle prendiendole y trabajandole con redeundi tres años continuos acusandole de hereje el Fiscal del Santo officio por las dichas causas lo hizieron yr al Secreto a su presencia, leyendole la dicha acusacion y interrogandole cerca de los dichos dos Capitulos, y diziendole quanto al primero que impedia el recto juizio del santo Officio y podia ser caussa que aquellas dos Almas peligrassen por no haverse reconciliado, el qual Capitulo era vano por que el no hizo otra cossa que llevarlos de las Carceles de Modica a las de Palermo dando noticia dello al solicitador Fiscal del sancto officio y al fin quedaron pressos en nombre de los Jnquisidores, los quales hizieron en ellos su officio de reconciliarles, ya assi no succedio ningun disturbo, mas antes servicio del Santo officio pues los truxo a espesas de V.M. y con gran presteza, y fueron por esto tanto antes reconciliados, que sobre el otro Cabo le preguntaron por que no havia llevado los dichos delinquentes al santo officio ny porque quando fue llamado no acudio luego a su presencia, y porque maltratava a Josepe Valenti Familiar del Sancto officio, y que lo hazia en desprecio del dicho Sancto officio// a que respondio que la remission no le tocava a el por ser ministro Inferior, y que el no aver comparecido fue por hallarse occupado del Virrey en negocios y despues por la remission hecha del proseguido no curò de yr por aver dado cumplida satisfacion de todo, y hechos sus descargos, despues le interrogaron que fue a preguntar a un testigo cerca de lo que avia depuesto ante los Jnquisidores en un negocio del Secreto, a que respondio que ultra de ser un testigo singular enemigo suyo no se vee prohibicion de preguntar a una persona si ha depuesto, o, no en secreto, tanto mas no tratando de deposiciones de Cosas de la Fee y sabiendose publicamente de lo que se tratava, por las quales cosas dichas el dia del expectaculo se sacaron publicamente con los demas inquisidos por herejes con la coroça en la cabeça y una candela en la mano y le llevaron por las calles publicas de la ciudad rodeado de soldades y ministros del s/to oficio, y despues en la plaça de la Boloña encima de un tablado ancho grande y sumtuoso (cosa que nunca se acostumbra sino llanamente) en una Jglesia, en presencia de todo el pueblo le tuvieron desde la mañana hasta la tarde en lo mas alto del tablado para que pudiesse ser mejor visto y le leyeron el processo publicamente diziendo por aver sido acusado de heretico y como ministro de Justicia haver mostrado animo de heretico y hecho las cosas sussodichas y por ser desobediente y mal tratar la gente y familiares del santo officio, y le condenaron a destierro de cinco años y a pagar mill escudos y pribarle perpetuamente de poder tener officio publico con hazerse jurar de Vehementi, cosa que no se suele hazer sino con los hereticos y penitenciandole publicamente con una vara, para que vea V.M. que por cosas tan ligeras que en ninguna dellas se puede dezir que aya cometido peccado, se halla perdida la honrra, infamado cerca de todo el pueblo de Palermo donde por ser Ministro de V. M. era conocido y honrrado, y todo esto para que los de mas ministros atemorizados dello pierdan el animo de servir a V.M. como son obligados en conciencia, lo que si V.M. no remedia dentro de poco tiempo seran proseguidos de hereje todos sus ministros//
Supplica a V.M. que pues ha padecido como ministro suyo la dicha afrenta siendo el Catholico, le haga cumplimiento de justicia con hazerle restaurar (por la via a quien eso toca) su honrra que como ministro de V.M. ha perdido y quedado su casa y familia perpetuamente infamada//
El Virrey de Sicilia dando quenta a V.M. en carta de Xj de Abril passado de lo que sucedio en el dicho auto toca tambien este punto del Fiscal Micineo diziendo que entre lo que sacaron en el dicho auto fue uno este Fiscal de la Corte Capitaneal de Palermo por hazerle cargo que sacò de la prission dos hereges y que instigò y forçò a un testigo para que le rebelasse lo que havia depuesto en materia de Fee y en terminos generales por haverse mostrado odioso a los ministros y mandamientos de la Jnquisicion y que por esto le sacaron al auto y le condenaron como arriba se refiere//
Añade el Virrey que hallava que en el sumario le avian embiado los Jnquisidores callavan mucha parte de lo que se publicò en la sentencia, que es el aver presso en el Cazaro este Fiscal a una persona del Santo officio con un escopeton y que diziendole el presso y un ministro que estava alli cerca que era de la Jnquisicion lo truxo a la carcel, y que haviendosele notificado por orden de los jnquisidores que se presentasse ante ellos so pena de quatrocientas onças no obediò, y que en su defension dize Mecineo que le hallo infraganti con el escopeton aviendolo tirado contra otro aquel dia, y que haviendole resisitido se hallo obligado el Fiscal a atarle y llevarle ante el Virrey el qual mando que le pusiessen en la carcel//
Encarece mucho el Duque que si los Jnquisidores no veen que V.M. se da por offendido de que se ayan atrevido a castigar a mecineo por la dicha prission aprobada despues del Duque de Maqueda (en cuyo tiempo passo esto) que los Virreyes no se atreveran a mandar y mucho menos los ministros a executar como ya lo dizen muchos //

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(Nota in calce:)
Aunque por consulta de 21 de Julio se dio quenta a V.M. entre otros punctos de lo que escrivia el Virrey sobre este negocio del Coadjutor fiscal de Palermo representandole lo que convenia que este excesso de los jnquisidores se remedia, toda via con ocasion de aver venido aqui en persona el mismo fiscal a reclamar y pedir Justicia, y presentado el memorial arriba referido, no ha podido escusar el Consejo de dar tan particular quenta a V.M. de sus quexas y confirmandose de nuevo en el mismo parecer que conviene mucho a su real servicio que por la via que mas fuere servido ordene que el dicho Coadjutor fiscal sea restituydo en su honrra pues verdaderamente padece esta persecucion por servir su oficio con diligencia, por que de otra manera se caera sin duda en los inconvenientes que apunta el Virrey con mucha razon//
En Valladolid a 8 de octubre 1605

CREDITI:
Archivo Histórico Nacional de Madrid, Estado, 2283
Historia de la Inquisición, procedimientos para defender la Fe, Pilar Huerta Jesús de Miguel Antonio Sánchez, Editorial Libsa, Madrid 2014
Notizie storiche della città di Scicli, Antonino Carioti, Vol. II, ed. a cura di Michele Cataudella, Comune di Scicli
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Nella foto,  il convento del Rosario di Scicli, forse sede dell'Inquisizione come del resto il convento di San Domenico a Modica. 

Un Uomo Libero.