Lettere in redazione Scicli 11/03/2015 11:51 Notizia letta: 30 volte

Mafia ed esorcismo a Scicli, nel 2015

Riceviamo e pubblichiamo
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/11-03-2015/mafia-ed-esorcismo-a-scicli-nel-2015-500.jpg

Scicli - Se quanti, profondamente offesi e indignati, avendo prima gridato allo scandalo, al complotto ordito (dalla stampa soprattutto), alla diffamazione quando al nome di Scicli è stata aggiunta la parola mafia (in un articolo in cui il giornalista faceva il proprio dovere di giornalista fornendo ai lettori un altrettanto normale e auspicabile diritto all’informazione), oggi avessero orchestrato cori di sdegno ancor più piccati vedendo il nome della città accostato alla parola “esorcismo” e considerando che quest’ultimo è stato praticato nel cuore dell’Urbe, proprio in piena via Francesco Mormina Penna, Patrimonio dell’Umanità, a nessuno sarebbe venuto in mente di dubitare delle loro corrette intenzioni.
Leggere, infatti, dell’esorcismo compiuto all’interno della chiesa di San Michele e contemporaneamente di un incontro dal titolo: “Gli Sciclitani non siamo Mafiosi” ha inevitabilmente indotto a riflessioni che si sono intrecciate tra di loro, sebbene partissero da input molto differenti.
Mafia: la parola che ha fatto fremere di rabbia gli sciclitani.
Ma la vera domanda è: che cosa è la mafia e chi è mafioso?
Senza per questo voler entrare in dettagli che non competono ai comuni cittadini come me e prescindendo dunque da un qualsiasi coinvolgimento reale e mediatico della città nelle indagini in corso, ciò che da mesi fa discutere è il risentimento per un aggettivo mal digerito e, insisto, mal digerito a prescindere. Mal digerito anche perché sbandierato ai quattro venti sulle pagine di un importante quotidiano nazionale.
L’immagine che associo a questo singolare comportamento di probabile natura reticente (suvvia, levate gli scudi!) è quella, classica da manuale, del film Johnny Stecchino. Lì un sedicente zio di Maria, infatti, illustra in macchina a Dante-Benigni le piaghe siciliane omettendone una e una sola che così resta esclusa dal suo singolare e drammatico elenco: l’omertà.
Ed è comprensibile tale esclusione perché a essere omertosi non si fa bella figura, anzi! La polvere, si sa, è meglio nasconderla sotto il tappeto.
Nessuno, men che mai il giornalista Attilio Bolzoni, ha insinuato, in effetti, tra le righe del suo articolo che gli Sciclitani sono tutti mafiosi o che Scicli è una cittadina mafiosa.
Il titolo del pezzo di Bolzoni apparso su “La Repubblica” del 30 settembre del 2014 non era particolarmente felice –è vero- e il tono sufficiente e canzonatorio dell’articolo avrebbe potuto far venire il mal di pancia anche al più ingenuo dei lettori.
La vera colpa di questo giornalista è di avere scritto l’articolo che chiunque, fosse mediocre o bravo, avrebbe voluto scrivere: nella città di Montalbano è in corso un’indagine vera, per mafia.
Banale, Bolzoni, banale. Da uno bravo come Te ci saremmo aspettati un differente ammiccamento alla cultura televisiva di massa! E tuttavia, come si legge nei manuali sul Linguaggio dei giornali “il titolo è una presa di posizione non esplicita che agisce in maniera considerevole sia sul lettore frettoloso sia sul lettore non abituato a riflettere su quanto va leggendo”.
Esistono, infatti, titoli caldi, cioè emotivi, e titoli freddi, enunciativi. L’uso dell’iperbole è propria di un titolo caldo e il lettore attento sa che un titolo emotivo iperbolico o metaforico è solo l’estrema sintesi giornalistica di un argomento che viene dipanato nel corpo dell’articolo, spesso “ridimensionando” il titolo. È una tecnica di comunicazione. Giornali importanti hanno tra l’altro un “titolista” che non coincide con l’autore dell’articolo stesso. Premesso questo, perché allora insistere ancora, sostenendo che Bolzoni ha scritto fandonie? A mio modesto parere, il suo articolo (seppur basato su fatti concreti: in particolare, le indagini per infiltrazioni mafiose al Comune di Scicli) era solo fastidioso. Che piaccia o no. Suffraga questa mia tesi l’altro articolo, pubblicato su questa stessa testata dal titolo “Alcuni casi tipici di scioglimento di Comune per Mafia” nel quale s’illustrava una casistica reale e non “cinematografica” e in cui il termine Mafia, così com’è percepito nel Terzo Millennio, etichettava una variegata serie di degenerati comportamenti della macchina politico-amministrativa.
Lo stridore reiterato delle unghie su specchi specchiati e meno specchiati, il clamore di “titoli” di incontri e articoli vari, entrambi potrebbero diventare più fastidiosi dell’odore di un inchiostro acido e pungente.
Che la giustizia faccia, dunque, il suo corso soprattutto quando non si ha nulla da temere e che i cittadini procedano a testa alta, senza paura!
Un altro Dante, diverso da quello del film di Benigni, avrebbe consigliato in questo caso: “Guarda e passa”.
Di fronte allo scandalo di Mafia Capitale i romani della Garbatella, del Pigneto e di Spinaceto non si sono sollevati al grido di “Guai a chi ci scioglie per mafia!”. Ma anzi si sono indignati per ciò che era successo.
Emulando i romani, gli sciclitani hanno sì tutto il diritto di indignarsi ma, senza esprimere giudizi di colpevolezza, solo per le accuse provenienti dalla stampa alle quali non si sia risposto con l’unico strumento democratico possibile: dimissioni, immediate.
Mi chiedo e chiedo: se un avviso di garanzia per concorso esterno fosse stato recapitato al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in illo tempore, cosa avrebbero detto e scritto i soloni sciclitani che ora difendono a spada tratta il buon nome della città dal pregiudizio e dalla cattiva informazione? Con molta probabilità e a ragione avrebbero invocato le dimissioni del Premier.

E cosa avrebbero detto, i soloni, se Prodi avesse cambiato maggioranza, facendo il Premier con Forza Italia?

Tra omissioni e silenzi, invece, a porte chiuse a Scicli si è giocata una “sensazionale” partita con il Diavolo, sebbene interrotta dall’irruzione dei Carabinieri.
L’esorcismo è legale soprattutto se praticato su fedeli consenzienti.
La manipolazione della coscienza è prassi ordinaria nel caso di persone disturbate. Per la scienza, infatti, una “possessione” non è un fenomeno paranormale ma solo una patologia che ha origini psicologiche, psichiatriche e antropologiche.
La vicenda dell’esorcismo ha suscitato un giusto clamore perché nei soggetti coinvolti è mancata la prudenza necessaria che questo delicato rituale richiede.
Una storia triste, in verità, che mette a nudo povertà, silenzi e omissioni di una società davvero malata nella quale il diavolo entra come entrò Pilato nel credo.
È invece grave che le persone bisognose d’aiuto spesso siano lasciate sole e in balia di loro stesse senza che siano opportunamente indirizzate verso il personale medico e i servizi sociali naturalmente predisposti per questo genere d’assistenza.
Ma a Scicli si preferisce parlare d’altro, purtroppo.
Del sindaco Susino, per esempio, osannato, difeso, amato da quel pezzo di centrosinistra che prima in campagna elettorale aveva detto di lui peste e corna e che ora l’ha elegantemente “posato”. “Posato?” Sì, posato. Riposto in una nicchia qualsiasi, come un santo di second’ordine, alla fine di una processione infrasettimanale.
Susino certo non meritava di essere trattato così dagli abili portatori che l’hanno abbandonato non prima di averne usato i poteri per ragioni che Angelino Alfano ci svelerà a breve.
Ora si dice in giro che le responsabilità penali sono personali, che le mele marce -se ce ne sono- dovranno rispondere del loro operato. Ma la solidarietà politica di cui prima ci si riempiva la bocca, l’afflato, la condivisione del progetto, la salvezza della città, unn’è?
Questo è il vero diavolo che nessun esorcista riuscirà a scacciare. Mai.

Lettera firmata
http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1505383848-3-peugeot.jpg