Attualità Ragusa 16/03/2015 12:58 Notizia letta: 2710 volte

La religione della moto e gli eretici dello scooter

Due ruote
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Ragusa - Eravamo quattro amici al bar. Uno dei bar attualmente più di moda a Ragusa. Eravamo quattro, due di bassa levatura (e infatti parlavamo di Juventus e di femmine) e due intellettuali tra i migliori dell’ex Contea di Ragusa (che infatti parlavano di “scarsa mobilità sociale”, argomento estremamente interessante per il quale mi riservo di riferire prossimamente ai lettori di RagusaNews).
All’ingresso del bar abbiamo dovuto fare una gimkana (termine che utilizzo con piena coscienza e ora capirete perché) tra almeno una trentina di motociclette. O almeno quelle che a me erano sembrate motociclette: avevano due ruote!
E invece i tre miei amici interrompono la discussione sulla mobilità sociale e sulla Juventus che mercoledì giocherà a Dortmund per intraprendere una accesa controversia che vede uno dei tre fortemente scontrarsi con gli altri due. Solo dopo alcuni minuti ho compreso l’oggetto del contendere, e solo per il tramite di una simpaticissima vignetta che, apparsa su FaceBook, mi è stata mostrata da uno dei tre sul suo I-Phone 6 (indovinate a quale dei gruppi appartiene il mio amico, se ai tamarri in coppia con me oppure impegnato sulla “mobilità sociale”). La vignetta consta molto semplicemente di una figura di motociclo e poi sotto la frase: “definirsi Motociclisti guidando uno scooterone è come farsi il bidè e sentirsi dei sub ...”.
In buona sostanza la contesa verteva sul fatto che le motociclette sono una cosa (e la migliore definizione venuta fuori per descriverla è “dicasi motocicletta quella cosa che ha una tanca tra le cosce”) e gli scooteroni un’altra. Chi apprezza e soprattutto guida le moto si autodefinisce motociclista (con quanto ne deriva in termini di letterari, cinematografici, financo di abbigliamento e modo di vedere la vita) e non gradisce, anzi, che altrettanto si definiscano quelli che guidano gli scooteroni. Credetemi se vi dico che dopo quasi un’ora dalla discussione non se ne veniva a capo. A risolvere il conflitto ideologico e permettermi di andare a casa a pranzo è stato un colpo di fortuna: i trenta proprietari di scooteroni hanno messo in moto quasi all’unisono quelli che a me sono sembrati mezzi tutti uguali fatta eccezione per il colore della carrozzeria) e rombando (non trovo altro verbo) hanno imboccato il rettilineo per Chiaramonte Gulfi. E noi siamo tornati alla Juventus, sulla quale, almeno per il momento, non è possibile far nascere alcun conflitto.

Saro Distefano