Lettere in redazione Ragusa

Il farmaco della discordia, parlano i farmacisti

Ci scrive il segretario di Federfarma Ragusa

Ragusa - Grande clamore mediatico si è creato in questi ultimi giorni relativamente alla mancata disponibilità di un farmaco importantissimo, il Mestinon 180mg della ditta MEDA. Questo farmaco, come tanti altri, è soggetto a periodi di scarsa disponibilità nei depositi intermedi dei farmaci sia perchè prodotti in basso numero dall'industria, sia perchè soggetto a parallel trade, cioè ad esportazioni all'estero, più remunerativo del mercato italiano.

In merito alla questione del Mestinon 180mg questa associazione al di là di polemiche, comunicati, interventi televisivi, denunzie e lettere, precisa quanto segue:

- che tra la terza e la quarta settimana di febbraio 2015 sono state consegnate alla famiglia che ne ha fatto richiesta diverse confezioni di mestinon 180mg contenenti ogni confezione 50 cpr;

- che il farmaco, pur momentaneamente non prodotto, era comunque reperibile nei vari distributori di medicinali intermedi, in Sicilia, come giacenza residua;

- che tutta la documentazione in merito é stata inviata alla presidenza F.O.F.I. (FEDERAZIONE ORDINI FARMACISTI ITALIANI), e quindi consegnata al Comando Generale dei NAS di Roma.

La Federfarma Ragusa ha quindi lavorato in silenzio, si é prodigata per venire incontro alla necessità dei pazienti che necessitavano del farmaco appena saputo per via diretta della difficoltà a reperire il medicinale, senza proclami, senza comunicatie e senza apparizioni televisive.

Respinge dunque qualsiasi appunto in merito alla gestione di questa emergenza in quanto i titolari di farmacia hanno agito con tempestività, coscienza e professionalità, reperendo il farmaco e assicurando terapia ai malati per diversi mesi.

Tanto clamore per nulla, quindi, dal momento che ogni giorno accadono di questi episodi, e i farmacisti, ultimo anello della filiera del farmaco, si adoperano con grande professionalità e impegno per cercare di reperire medicinali che logiche speculative, e figlie di pseudo-liberalizzazioni, tendono a essere considerate merce su cui trarre profitto, invece che bene primario per la salute di tutti.

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