Appuntamenti Scicli 24/03/2015 18:03 Notizia letta: 2313 volte

La scrittrice Maria Attanasio a Scicli

Il 27 marzo
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/24-03-2015/la-scrittrice-maria-attanasio-a-scicli-500.jpg

Scicli - Venerdì 27 Marzo alle 11.00 Maria Attanasio incontrerà gli studenti dell’IISS “Q. Cataudella”. Presentiamo qui una scheda curata da Giuseppe Pitrolo

La Storia e le storie; la militanza politica; il comunismo; il femminismo; la “scrittura femminile”; l’esigenza di opporsi al “pensiero unico”; la memoria: questi i temi cari alla scrittrice Maria Attanasio, che è nata nel 1943 a Caltagirone, dove è stata preside al Liceo Classico e consigliere comunale del PCI Ha pubblicato poesie (Interni, 1979; Nero barocco nero, 1985; Amnesia del movimento delle nuvole, 1996) e saggi. Del 1994 è Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile (Sellerio), cronaca-racconto su una donna-uomo vissuta nella Sicilia barocca. Del 1997 sono le Piccole cronache di un secolo, scritte insieme a Domenico Amoroso (Sellerio) e ambientate nella Caltagirone del Settecento. Del 2007 Il falsario di Caltagirone, romanzo incentrato su Paolo Ciulla, personaggio realmente esistito. Il suo più recente romanzo è Il condominio di Via della Notte (2013), “un omaggio alla tradizione distopica di Huxley e Orwell, un romanzo visionario e caustico, che racconta una potenziale deriva della nostra stessa realtà. Una metropoli contemporanea, ‘il migliore dei mondi possibili’, una società basata su ordine e sicurezza in cui un decalogo ferreo sancisce confini legislativi e morali. Confini che una donna, armata solo di storie e di parole, è in grado di infrangere”.
“Come poetessa M. Attanasio sublima melodicamente la femminilità tenera e nel contempo la sete di giustizia sociale che sfocia in un femminismo delicato ed incisivo politicamente. Nei romanzi mischia storia realmente accaduta e fantasia, facendo muovere i personaggi realmente esistiti in azioni fantasiose, senza mai distorcere nulla alla ‘storia’ del personaggio ed immergendo i suoi eroi in azioni metaforiche e di ribellione contro una società ingiusta ed un destino che ‘poteva essere ben diverso se...’” (Wikipedia).
Del 1999 è Di Concetta e le sue donne (Sellerio), “racconto della interminabile (e interminata) lotta per la costituzione della sezione femminile del PCI di Caltagirone” e storia di Concetta La Ferla, “tardocapopolo e protofemminista che per trent’anni fu la protagonista assoluta della lotta di classe e di liberazione delle sue donne (…) Lotta contro il bisogno, desiderio di libertà, sete di giustizia: ma anche sogno di felicità. Il sogno della rivoluzione”.
Notevoli le analogie fra le diverse opere narrative della Attanasio: si pensi, ad es., all’attenzione per le microstorie, per le “storie cieche”, già presente in Correva l’anno…, e per “gli umili cronisti, quei ‘commoventi ricercatori di glorie civiche’ – così li definiva Croce, che ne sottolineava la pazienza e l’utilità – nel cui lavoro, oscuro e senza gloria, macrocosmo e microcosmo, individuo e collettivo coincidono”. Si pensi a Francisca, la protagonista della cronaca-racconto, “sicura e quasi spavalda nei suoi abiti maschili”, costretta ad “occultarsi come donna, a travestirsi, a mascherarsi da uomo per avere lavoro e sopravvivere” (V. Consolo): originale (e concreta) metafora della secolare condizione della donna, obbligata allo snaturamento di sé o al mutismo (cfr. Marianna Ucrìa…). Si pensi all’idea della scrittura come difesa: “la vita è bella solo se raccontata”. Ma la scrittura deve essere tensione, deve esprimere: la parola è rinnovamento del mondo, deve quindi essere in grado di aprire nuovi orizzonti al lettore. Il romanzo storico ha caratterizzato da sempre la letteratura siciliana: gli uomini però si sono concentrati quasi esclusivamente sulla grande Storia. Oggi scrivono le donne, e danno voce all’atona storia delle madri: è significativo che quando la Maraini fa i conti con la parte siciliana di sé scriva un romanzo storico.
Nei libri della Attanasio il passato serve per comprendere la contemporaneità, e viceversa: “la cronaca (…): essenziale snodo verso il futuro, ma anche continuità fra le generazioni che a distanza di secoli rende possibile ricostruire le modalità e la specifica qualità di vita di un luogo; una ricostruzione dove talvolta tra le sabbie mobili del tempo riaffiora l’improvviso pulsare di un singolo”.
Uguali sono le metodologie adottate, per studiare e raccontare il Seicento come il Novecento: le ricerche di archivio, il recupero dei documenti: “andai (…) alla ricerca di registri, verbali e manifesti e quant’altro riguardasse quegli anni (…), reperti documentari sulle sezioni femminili, ma di quel passato prossimo, che non era più cronaca e non era ancora storia – né mai del resto per la sua marginalità lo sarebbe diventato – non c’era più nessuna traccia: andato perso tra traslochi, revisionismi e pentimenti in una contemporaneità che, senza memoria e senza utopie, al suo tetro esistente omologa tutti gli spazi e tutti i tempi. O li cancella”.
Nel raccontare come il “secolo breve” si sia ripercosso in provincia (si pensi al vento di libertà del ’68 contemporaneo alla prima protesta femminile a Caltagirone), Di Concetta… fa rivivere – per bocca dell’anziana Concetta La Ferla - l’epoca della partecipazione politica collettiva, dell’euforia delle campagne elettorali, della militanza: “una figura desueta, quella del militante comunista, e – come i lampioni a gas, le azzeruole, i ricami fatti a mano – in via di totale estinzione (…) In ogni militante c’era piena intelligenza di quel progetto di mondo più giusto e più condiviso che oggi chiamano dannifica utopia, e totale dedizione ad esso di tempo, sentimenti, intelligenze, e all’occorrenza anche della vita”.
Di Concetta… parla di nomenklatura e di movimentismo (“il partito era come la Chiesa, dove solo i maschi dicono la messa”), di femminismo (“il movimento femminile era basato sulla confidenza tra le donne, sul bisogno di essere capite”) e di comunismo: “l’impegno per me è come un vizio che non mi posso levare, anche in questo tempo così compromessista (…) E oggi, dopo la caduta del muro di Berlino e lo sfracellamento che c’è stato (…) io ho una mia fissazione: noi moriamo perché è nella natura delle cose che dobbiamo morire, ma le idee del Socialismo non possono morire mai; rimarranno a duratura via. Perché esiste ancora oggi lo schiavismo, l’ingiustizia, le tangenti, le ruberie”.
Di Concetta… inoltre è un romanzo familiare e la storia intrecciata e parallela di Maria (Attanasio) e di Concetta (La Ferla): è autobiografia e cronaca: Maria è allo stesso tempo personaggio e narratore coinvolto in primissima persona. La storia della sezione femminile del PCI è raccontata dai due punti di vista, coincidenti, di Maria e di Concetta.
E il libro si conclude nel nome di Maria e Cettina: “Al ricordo di quei compagni, per i quali la politica era sendero luminoso della storia e quotidiano ethos – ma anche a chi, comunista o no, nell’attuale paludoso spazio della politica, opera per un progetto di mondo più giusto e condiviso – Maria, la scrivente, e Cettina, la protagonista, dedicano questo libro”.

Redazione