Attualità Ragusa 26/03/2015 19:27 Notizia letta: 2195 volte

La moda maschile, inverno 2015

I fantasmini
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Ragusa - Ho dovuto farmi violenza per non scriver nulla sulla moda maschile che ho osservato durante l’inverno appena (si spera) trascorso. Una moda che ha coinvolto anche le donne, ma a me interessa l’emisfero debole. Moda che ha obbligato uomini e soprattutto ragazzi a tenere pantaloni ben sopra la caviglia e scarpe senza calze o al più con i celebri “fantasmini”.
Mi sono chiesto diverse volte, specie durante lo scorso febbraio con fortissime piogge, venti tempestosi e temperature polari, come si potesse resistere con le caviglie nude, e per il solo doveroso rispetto che pare si debba verso i diktat di stilisti che vivono chissà dove.
Ma pensando a monaci e frati che quotidianamente, e almeno da quando Francesco ha dato l’esempio, girano anche in montagna coi soli sandali, ho deciso di non scriver nulla.
E però sabato scorso mi è accaduto un fatto che mi costringe rivedere la mia decisione. Per non litigare con mia moglie ed un paio di sue amiche, ho accettato di andare a cena in un locale ragusano molto alla moda, anzi, “trendy”. Tavoli non particolarmente puliti, sedie scomode ma di quelle che si vedono nelle riviste, cameriere bellissime ma non molto cordiali ed accoglienti e infine, cosa che ha costretto al digiuno uno dei miei amici appartenente alla etnia dei “precisini”, cibo di ogni forma e dimensione servito more buffet su un tavolo e che poi ho scoperto, a mie spese, essere sempre e comunque freddo e con un sapore omogeneo: fossero uova sode, ceci o parmigiana, finocchi fritti o polenta, il tutto aveva un sapore diremmo “labile”.
Tutto questo mi ha indisposto e messo di cattivo animo. Fino a quando nel locale di cui sopra ha fatto il suo trionfale ingresso un personaggio conosciutissimo nella mia città. Uno di quelli che insieme alla moglie detta legge nei modi di fare, nei modi di dire, nei locali dove andare, nelle persone da frequentare, nelle macchine da guidare (la prima Smart a Ragusa, il primo maxigommone a Mazzarelli, il primo Barbour, ve lo ricordate, il giaccone inglese impermeabile e pieno di grasso dal fetore immondo…..).
Ebbene questa persona, anzi personaggio, entra nel locale (dandomi conferma che in quel momento io ero in un luogo trendy) e appena tolta la giacca (inutile dire che io ero in maglietta della salute, camicia, pile e giaccone, sciarpa e cappellino a coprirmi le orecchie e lui invece solo giacca e camicia …..pur essendo coetanei!!!) mette in mostra una sorta di sciarpetta (ma mia moglie interviene e con fare teutonico mi corregge e a voce bassissima e fermissima mi dice trattarsi di una pashmina, così si dice). Ma sciarpetta, pardon pashmina, lunghissima, che nonostante facesse almeno tre giri attorno al collo taurino del celebre personaggio era poi giunta fino a metà schiena. E non solo: la pashmina era a fiori, con colori dal giallo al verde, dal rosso al viola ma sempre e solo tenui (“pastello” si dice, comanda la coniuge). Insomma, quel tessuto che un tempo avrei serenamente associato ad un vestito primaverile per ragazze molto giovani, al limite anche per qualche bel foulard da signora.
Eppure lo indossava un maschio che da almeno trenta anni si vanta di essere maschio di quelli veri, originali, selezionati. Vabbé, mi sono detto, è vero che “conversioni” anche repentine ne abbiamo viste tante, ma questo…. Poi l’illuminazione: passeggiando al centro ho visto in tutte le vetrine dei negozi d’abbigliamento, e ripeto, in tutti, da quelli per il proletariato urbano a quelli dove entri solo se sei conosciuto e adeguatamente “solvibile”, la famosa pashmina che avevo visto al collo del maitre a penser. E tutte lunghissime e di quella floreale e simpatica fantasia di colori “pastello”.
Ecco cosa vuole dire essere trendy: un passo avanti gli altri, un momento prima degli altri. Pazienza se per affermare la tua supremazia nel mondo degli uguali devi per forza sembrare “diverso”.

Saro Distefano
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