Cultura Madrid 04/04/2015 15:27 Notizia letta: 2725 volte

Chiafura. Cavalieri e cavaluori

Gli abitanti delle grotte
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Madrid - “Cavalieri e Cavaluori” fu una celebre e colorita battuta con la quale un politico sciclitano del Primo Novecento ringraziò e, nello stesso tempo, definì i concittadini che l’avevano trombato alle elezioni.
Mai parole più argute e vere furono pronunciate nel definire gli abitanti della città di Scicli: miscuglio di razze, di etnie, di status in un’anima per metà nobile e per metà plebea.
“Cavaluori” sono stati da sempre chiamati gli antichi abitatori delle grotte nell’erose cave dentro le quali giace silente e attonito il borgo antico.
Una volta queste grotte furono sepolcri nei quali la memoria recente tornò a incarnarsi, per incanto, in altre vite.
In ogni antro storie nuove fiorirono ancora, infatti, per una biblica resurrezione e ricoprirono di carne viva le ossa consunte intraviste da Osea. Fu, in effetti, un modo originale per sopravvivere.
“Chiafura” questo è il nome enigmatico della necropoli che più d’ogni altra fu testimone e simbolo della resurrezione.
Il suo paesaggio apocalittico e infernale: un debito mai saldato da millenarie congiunture d’uomini, in verità rappresentò un pesante retaggio della Storia che, nella seconda metà del Novecento, una finta e ipocrita pietà volle nascondere a tutti i costi dietro un imperdonabile muro.
Eppure, sotto l’erba verde e i fiori della primavera come brace sotto la cenere, è possibile sentire ancora il lamento di masse anonime di poveri che saranno beati soprattutto per la misericordia del loro perdono perché quella strana pietà che ne voleva cancellare la storia mai riuscì, davvero, a rimuovere dal più segreto cuore della gente il doloroso messaggio del ricordo.

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