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Stasera a Modica concerto dei Qbeta

Crisci Ranni

Modica - Abitare la casa tra memoria e futuro. Questo il tema del convegno che si è svolto giovedì 9 aprile presso l’auditorium Pietro Floridia, nell’ambito dell’iniziativa “Festival delle Famiglie II edizione e rito Crisci ranni 2015”.
Introducendo il dialogo sull’abitare, Maurilio Assenza, presidente della Fondazione di Comunità Val di Noto, ha ribadito l’intenzione del Festival e del Rito di creare sinergie attorno al tema della famiglia, della casa, della città e ha ringraziato l’assessorato ai Servizi sociali per aver fortemente voluto e sostenuto questo importante momento di “rinascita” che ogni anno si rinnova dopo la Pasqua.
Dal dialogo tra Antonio Sichera, docente di Letteratura italiana all’Università di Catania, e Paolo Nifosì, studioso di storia dell’arte, è emersa l’importanza dell’esperienza umana dell’abitare: “Le case hanno un’anima, che non si nutre se non c’è una casa che la contiene” - ha affermato Sichera. “Casa è un nome femminile, materno: città, casa e madre coincidono” - ha proseguito Nifosì, mettendo in risalto due importanti aspetti che caratterizzano la città di Modica: la grande memoria di stratificazione e la frontalità: “Modica è una città che si può vivere frontalmente. Posso vedere grandi pezzi di città di fronte a me. Ho sempre la città davanti”. Il dialogo si è concentrato anche sull’importanza delle ritualità che creano identità collettiva: “Così come esiste una liturgia della vita, occorre che ci sia una liturgia della città” - ha spiegato Nifosì. “Ripristinare il rito Crisci ranni - secondo Sichera – vuol dire ridare vita a un rito collettivo che ci fa sentire nuovamente comunità. È il ritmo della vita rituale che dà respiro all’ anima. Sono gli spazi pubblici di identificazione collettiva che nutrono l’anima di una città”.
Al centro dell’esperienza dell’abitare, la relazione: “Siamo cittadini quando ci siamo relazionati e siamo in relazione” ha affermato Nifosì – e, ha proseguito Sichera – “la capacità di relazioni politiche ci fa essere polis, città ”. Infine una riflessione sulla bellezza dell’identità come capacità di contaminazione, di inclusione dell’altro e, appunto, di relazione.

Al termine del dialogo si è dato spazio alle esperienze dei bambini e dei giovani che in questi mesi hanno camminato insieme al Cantiere educativo Crisci ranni per scoprire ed elaborare i significati del tema “La Casa nella città, la Città a misura di casa”. Sono state lette diverse poesie italiane e dialettali sulla casa, scelte dagli alunni delle scuole medie inferiori, mentre gli studenti del liceo Galilei-Campailla hanno presentato le riflessioni emerse dal lavoro di scrittura creativa. La casa, nelle parole dei ragazzi, è uno splendido luogo di relazione: “Chi non sa amare non sa abitare”. Grazie al lavoro di scrittura collettiva le idee individuali sono diventate messaggio di molti: “Il quartiere non resti uno stereotipo, ma sia ramificazione dei nuclei familiari in relazione tra loro. Solo così la città può essere prolungamento della nostra casa e divenire cosa comune – hanno detto gli studenti – il cambiamento arriva da noi e in questo le associazioni, i movimenti dal basso, hanno un ruolo molto importante. Sentiamo forte l’esigenza di luoghi di aggregazione dove vivere relazioni reali. Posti sicuri, attivi, coraggiosi”.
“Una parola per la città è il collage di pensieri scaturito dal lavoro di scrittura dei ragazzi – ha spiegato la docente Monica Castagnetta – da cui emerge un significativo gioco di contrasti: la casa che protegge e allo stesso tempo proietta, la casa che vela e svela. Il senso di casa, per i ragazzi, va al di là della concretezza e diviene qualcosa di spirituale: la casa è quel collante invisibile che crea l’umano, la famiglia. La casa è, per i nostri giovani, metafora di se stessi; al tempo stesso il pianeta tutto si fa casa”.
Il confronto con i giovani ha avuto grande significato anche per i docenti: “Questa esperienza mi educa alla relazione con i ragazzi. Grazie a questa attività abbiamo avuto l’opportunità di imparare a vicenda, insieme. E ringrazio il Cantiere educativo per questo” – ha detto Eugenia Calvaruso, architetto e docente del liceo Galilei - Campailla, che ha intrapreso con i ragazzi un excursus storico sulle città e sull’essenza dell’abitare e del costruire.
Anna Alì, docente di architettura, ha puntato l’attenzione sulle scelte che negli anni hanno portato alla disgregazione delle città: “Oggi occorre riempire di significato tutti gli spazi svuotati, ripensarli per chi deve viverci. Renzo Piano sostiene che la sfida del secolo è la riqualificazione periferie. La mia speranza è che i giovani facciano meglio di noi. E questo incontro è uno di quei momenti in cui mi accorgo che ciò è possibile”.

Festival delle Famiglie e Crisci ranni 2015 continuano. Numerosi gli appuntamenti previsti per il fine settimana: sabato 11 aprile, dalle 9 alle 13, all’auditorium Pietro Floridia, un ulteriore momento di confronto su “Quale famiglia nell’era delle relazioni virtuali: i rischi di internet” ; nel pomeriggio, alle 15:30, all'Atrio comunale, il racconto itinerante per bambini “Memorie di un rito: Crisci ranni”, a cura del Piccolo Teatro; alle 18 in piazza Matteotti si rinnova il rito Crisci ranni, con cui la città lancia in alto i bambini e accoglie gli slanci dei giovani; alle 21.30 il concerto dei Qbeta, offerto dalla Fondazione di Comunità Val di Noto che, col sostegno di Fondazione con il Sud, appoggia il Cantiere educativo Crisci ranni con il progetto “Città inclusiva”.
Domenica 12 aprile, dalle 9 alle 13, nei locali dell’ex caserma dei carabinieri, l’iniziativa si concluderà con dieci laboratori esperienziali per adulti, giovani e bambini, a cura dell’ISPC e delle numerose associazioni partner.
Fino al 12 aprile, dalle 17 alle 20, nei locali di Palazzo De Leva - messi a disposizione dal Centro Studi sulla Contea di Modica - sarà inoltre possibile visitare la mostra “La casa nella città...”

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