Attualità Modica 11/04/2015 12:36 Notizia letta: 1863 volte

L’uomo dei tramonti che amava la politica

Presentato il libro di Nino Milazzo
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Modica - Da una profonda riflessione sulla solitudine della vecchiaia, navigando sui ricordi di una vita professionale di grande successo ci si ritrova a compiere l’ultimo miglio della vita tra delusioni speranze e qualche spicchio di futuro che attraverso una lucida intelligenza aiuta a vivere e a sognare ancora.
Nino Milazzo, giornalista dalla prestigiosa carriera, vice direttore del Corriere della Sera, condirettore dell’Indipendente e della “Sicilia”, intense collaborazioni nelle trasmissioni televisive con Enzo Biagi, ha presentato ieri sera il suo “L’uomo dei tramonti che amava la politica”, edizioni Città del Sole euro 14,00, nel foyer del Teatro Garibaldi.
A far da “spalla”, per illustrare temi e sollecitare riflessioni, un altro maturo giornalista del Corriere della Sera, Vincenzo Lucrezi, già capo della redazione romana del quotidiano milanese e amico personale di Milazzo.
Così gli archetipi su cui si orienta l’appassionata opera di Nino Milazzo, la politica, gli affetti, l’amicizia, l’amore e la passione, si intrecciano, un po’ fuori dal tema ma dentro un contesto assai calibrato, nella storia del Corriere della Sera
Per il pubblico, molti gli studenti delle superori presenti, è stato come fare un viaggio nelle vicende più rilevanti degli ultimi quaranta anni accadute nel nostro Paese e raccontate attraverso fatti e aneddoti che hanno fatto vedere da vicino giornalisti del calibro di Alfio Russo, Gino Palumbo, Indro Montanelli, Alberto Cavallari, Ugo Stille, Giovanni Spadolini, Piero Ottone, Franco Di Bella, Gaspare Barbellini Amidei, Piero Ostellino e Paolo Mieli.
Vicende che hanno segnato gli anni ruggenti del quotidiano di Via Solferino con milioni di copie vendute, oggi sembra solo un sogno, e quelli tristi come la vicenda della P2 che decimò in un solo colpo la dirigenza del Corriere della Sera e bel numero di giornalisti.
“L’uomo dei tramonti che amava la politica” secondo la visione di Milazzo non segna la rottamazione delle persone avanti negli anni perché egli crede fermamente nella loro rigenerazione. L’anziano, secondo un tema caro ai sociologi, è un misto di saperi ed esperienza che sono strumenti utili a forgiare le nuove generazioni garantendo un trapasso di regole e di valori che li aiuteranno a vivere.
Ma nel testo, come nella vita di oggi, la coniugazione tra generazioni non né semplice, né scontata.
Oggi l’Italia vive un deficit di democrazia frutto di un parlamento di nominati; l’Europa diventa sempre meno della politica dei popoli e sempre più della burocrazia. Aleggia sul vecchio continente un pericolo di destra estrema che vuole distruggere l’euro e sparigliare quanto si è fatto sino adesso. Ad oriente l’unica nazione ad assetto democratico è il Giappone, il resto paesi dove imperano dittatori e tiranni e si uccidono i giornalisti scomodi, si fanno scomparire gli oppositori al potere.
Più da vicino Milazzo riconosce di non avere percepito in tempo la presenza della mafia in Sicilia. A Catania, come altrove nell’isola, è molto presente e florida. Si annida collaborando con i centri di potere, alimentando una corruzione attraverso le invasioni della criminalità organizzata.
E’ un quadro cupo e malinconico, come l’atteggiamento di Federico, il protagonista del suo libro e come lui, però alla fine, intravede uno squarcio di luce da un tunnel diventato troppo lungo per essere vero.
La serata ha offerto una recitazione teatrale. L’attrice Giada Ruggeri ha letto alcuni brani, assai significativi, del testo di Milazzo
Cose di Sicilia nelle parole raccontate, promosso dall’amministrazione comunale, dalla Fondazione Teatro Garibaldi, dal Consorzio turistico della Città, dall’Ente Liceo Convitto, grazie agli sponsor Acqua Santa Maria e Bibite Polara, continua oggi con il suo programma. All’Auditorium “Pietro Floridia” alle 19.oo il giornalista e scrittore Paolo Di Stefano parlerà di due suoi libri “Giallo D’Avola” e “Ogni altra vita”.
Con lui la giornalista Adriana Falsone di “Repubblica”.

Redazione
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