Cultura Ragusa 19/04/2015 21:12 Notizia letta: 3807 volte

Sciascia, Bufalino, Consolo. Nel vangelo secondo Traina

"Siciliani ultimi?"
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Ragusa - E' in libreria la nuova fatica del professor Giuseppe Traina, docente della facoltà di Lingue dell'Università di Ragusa: "Siciliani ultimi? Tre studi su Sciascia, Bufalino, Consolo. E Oltre" (Mucchi Editore).

Giuseppe Traina ha lavorato sulle pagine edite e inedite negli archivi di Pavia e fra le carte di Bufalino a Comiso. Subito chiarisce le idee sulla letteratura siciliana e dice che da noi c'è "un'alterità antropologica", siamo cioè diversi, come una etnia o tribù. Poi che la letteratura siciliana è antistorica, lontana dal tempo che vive, anche rivolta al metafisico. C'è lo sguardo verso la grande cultura europea, c'è sempre l'isola come oggetto di incanto e di afflizione, il romanzo affresco e saga familiare, l'epos reinventato, c'è una prosa "lirica e perfino barocca". Così siamo e così erano i tre colossi Sciascia, Bufalino e Consolo e gli dei ce ne mandino altri come loro. Sciascia e Moro, che strana avventura, lo Scrittore mosso da estrema pietà per lo statista democristiano che è l'uomo sacrificale di un mondo politico ipocrita. Bufalino, che sapienza enciclopedica, era un uomo dalla citazione perenne, poteva recitare Shakespeare e cantare canzonette con la stessa arguzia. Quanta magnifica grafomania, anche un'antologia sull'insonnia quell'insonne prospettava e sulla luna. E il disincanto di Consolo, che lo porta negli ultimi anni alla perdita della voglia di dire e di scrivere. Eppure quanti ricami arditi nelle sue pagine, quante intuizioni. Tutti e tre a combattere lo scoraggiamento verso la vita vera, irredimibile, ma con armi diverse. Sciascia combatteva con la ragione inappuntabile, Bufalino si aggrappava ai sogni, Consolo si affumicava di malinconie. Insieme erano i tre moschettieri solo che usavano la penna e non la spada. L'intelligenza di Sciascia era imbarazzante e parlava poco, Bufalino aveva una risata amara e confidava i suoi sentimenti, Consolo era il più timido dei tre ma quando si appassionava, si trasfigurava. I due più vecchi quando erano insieme erano spiritosi, Consolo molto meno. Per tutti e tre il mondo poteva essere compreso e amato solo con la penna.
E gli altri? Traina tra i contemporanei sceglie Alajmo, Attanasio, Calaciura, Camilleri, Di Grado, Di Silvestro, Di Stefano, Grasso, La Spina, Piazzese, Santangelo, Savatteri, Seminara, Vespa e Vetri. E non si dimentica di Lorenzo Vecchio che muore così giovane, a ventitré anni, nel 2005. 

La Sicilia
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