Attualità Scicli 22/04/2015 11:23 Notizia letta: 2850 volte

Schiavi dei social, tra gli spaghetti e i piedi in mare

L'estate su Facebook
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Ragusa - Che sia ormai un vecchio, ani, lo sono ormai da tempo, lo si capisce da molti segnali, anche esteriori. Ma su tutti uno: la tendenza, tipicamente senile, di ripetere le parole, le frasi, i ricordi, ad aeternum.
Per esempio l‘articolo per RagusaNews che, a ogni cambio di stagione, spedisco. L’articolo che a ottobre/novembre mando per scrivere che non si può essere contenti, come invece moltissimi iblei sono, quando a novembre si può ancora fare il bagno a mare perché non piove e ci sono 25 gradi. Lo capite o no che se a novembre non piove l’agricoltura va a p..tane? Evidentemente no, non lo si capisce, e si preferisce pubblicare su Face Book le foto della spiaggia di Mazzarelli con tanto di ombrellone e la dedica agli amici di Milano che hanno già i termosifoni accesi. Adesso posso replicare, per l’altro cambio di stagione, che ha permesso, domenica 19 aprile, ovvero ancora due mesi prima dell’astronomico arrivo dell’estate, a moltissimi ragusani di andare a Mazzarelli, solita spiaggia (ma quest’anno con la novità delle strisce nere causate dal dragaggio del porto, pazienza) e fare la solita foto, postarla sul social network e mettere la solita didascalia, stavolta sfottendo (ma dai, che novità!) gli amici di Milano che hanno ancora i termosifoni accesi.
E’ un florilegio di gente che s’alza i jeans e mette i piedi a mollo in un’acqua ancora fredda (ma loro ti diranno che è caldissima) o dei loro amici ben più coraggiosi che hanno tolto anche la maglietta e hanno esibito un fisico in alcuni casi anche bello a vedersi, frutto di molte ore nel gymnasium, e nella gran parte ancora affaticato da mpanate e turciniuna e birre e hamburger e divani per la Champions League (in questo i più attivi i tifosi dell’Inter indonesiana).
E siccome sono vecchio, e inoltre il mio spazio giunge al termine, affido ai miei quattro lettori l‘antico adagio ibleo che, ovviamente, nessuno conosce e ripete più. “a Maju nun livari e a Sittiemmuru nun mintiri”.

Saro Distefano
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