Cultura Ragusa 24/04/2015 21:37 Notizia letta: 3502 volte

Emanuele Salvatore Lena, eroe scomodo

In memoria di “Acciaio”
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Ragusa - “Alto, imponente, sempre con indosso un lungo impermeabile bianco: una leggenda tra i monti maceratesi.”
Questo il ritratto del tenente Salvatore Emanuele Lena tracciato da Nunzia Cavarischia, una donna che lo conobbe da bambina, che fu la “sua” staffetta, che divenne una delle figure più eroiche ed emblematiche della Resistenza Partigiana dell’Italia Centrale.
Emanuele era nato a Ragusa il 1º febbraio del 1920 da una famiglia cattolica della buona borghesia iblea. Nenè per i parenti e gli amici.
Arruolatosi come tanti giovani della sua età con la qualifica di ufficiale di artiglieria, l’8 settembre lo colse di sorpresa in Piemonte, infatti.
L’Italia è in preda alla confusione e allo sconforto. Molti soldati disertano o, più esattamente, si nascondono per non collaborare con i tedeschi e gli epigoni fascisti stretti entrambi in un ultimo patto di morte.
Durante un lungo e pericoloso viaggio di ritorno verso la Sicilia, Emanuele incontra a Tolentino altri due sbandati siciliani. Sono Salvatore Ficili, un diciannovenne originario di Scicli, ospite della famiglia Francioni, e Giuseppe Gurrieri detto “Pino”, un ragazzo di Chiaramonte Gulfi di modeste origini, molto vicino come Nenè agli ambienti cattolici, ospite della famiglia Lucentini (la stessa che ospiterà e nasconderà il Lena).
Tanto Salvatore quanto Pino, entrambi erano stati accolti dalle rispettive famiglie di loro commilitoni. Emanuele, invece, sarà accolto dai Lucentini grazie alle preghiere della sorella, monaca di clausura in un convento della città.
Un incontro fatale fra i tre conterranei sicuramente voluto dal destino.
Il 7 dicembre del 1943, in un rastrellamento compiuto dalle squadre nazifasciste, Salvatore fu scoperto, non si sa se a seguito di una delazione, e abbattuto a colpi di mitraglia mentre tentava di fuggire dal suo nascondiglio segreto.
Salvatore Ficili fu il primo martire del Tolentinate.
La morte di Salvatore scosse profondamente l’animo di Emanuele.
Procuratosi un mitra, si arruoló tra le file del CNL locale e si mise a capo di un gruppo, il gruppo 201, Vª Brigata Garibaldi. Aveva il compito di bloccare tra Camerino e Visso i rifornimenti tedeschi per il fronte di Nettuno e di Cassino.
Per la velocità delle rappresaglie e le modalità della guerriglia questo gruppo sarà soprannominato “volante”.
Il coraggio e la grande intelligenza dimostrata in tutte le operazioni varranno a Nenè, invece, il temutissimo soprannome di “Acciaio”.
Nenè, però, era un partigiano convinto e, soprattutto, saggio, sincero e lungimirante.
Presto, inevitabilmente, si scontrerà con i vertici del CLN che, senza una vera e plausibile ragione, decideranno di sciogliere il suo gruppo e di disarmarlo.
Un errore fatale, questo, all’origine del terribile eccidio di Montalto nel quale ventisei giovani, tra cui il chiaramontano Giuseppe Gurrieri, furono trucidati dai nazifascisti al bordo di una strada il 22 marzo del 1944.
Dopo l’eccidio, Nenè riformò con più rabbia un nuovo gruppo che presto prese la via delle montagne e con il quale progettò e compì importanti ed eclatanti azioni di rappresaglia urbana.
Intercettato, dopo altri arresti, fece perdere abilmente le sue tracce.
Pare che fosse riuscito, poi, a infiltrarsi nei ranghi delle SS Italiane come tenente istruttore delle reclute.
Scoperto e con molta probabilità torturato, fu freddato la notte del 10 novembre del 1944 da una raffica di mitraglia nei pressi di Cogno su un treno che lo trasferiva a Breno mentre tentava la fuga dal finestrino.
“Acciaio” morì come Salvatore. Fucilato alle spalle mentre fuggiva ma quante volte aveva sfidato il nemico a viso aperto sprezzante del pericolo e coprendosi di gloria.
Ci resta la tristezza di un mistero che tuttavia non si riesce a penetrare: il perché del suo disarmo e la sua vita dopo l’eccidio di Montalto.
Voglio sperare che la Storia ci possa restituire intatti quei giorni e con essi intatte le ragioni e la memoria.
Dubito, comunque, che qualcuno oggi possa avviare una ricerca seria nell’oceano di carte, spesso ancora segretate, nel quale fluttua il suo affascinante spirito libero.
Domani, 25 aprile 2015, Ragusa, Chiaramonte Gulfi e Scicli celebreranno “La Liberazione”. Una delle tante celebrazioni nella retorica del ricordo ma purtroppo ancora una nell’oblio degli uomini che quella “Liberazione” hanno costruito, voluto, che per essa vissero e morirono.

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CREDITI
Lena Emanuele, Acciaio, Roberto Lucioli
Ricordi di una staffetta, Nunzia Cavarischia, Roberto Spalvieri ed,Tolentino, 2011
Noi c’eravamo 22 marzo 1944, E. Calcaterra, Istituto Editoriale Europeo
L’età del ferro Tolentino 1919-1944, Enzo Calcaterra, Phoenix Ed
La tragedia di Montalto, simbolo di libertà e di giustizia nel racconto del superstite Nello Salvatori, Associazione Giovanile “Excelsior” S. Francesco, Tolentino, Tipografia Filelfo, 1945
I martiri di Montalto e i caduti per la libertà, dalle relazioni dei superstiti raccolte da Roberto Rascioni, estratto dal numero unico: Tolentino e la resistenza nel Maceratese, 22 marzo 1965
Registro degli Atti della Giunta Comunale, Comune di Scicli, provincia di Ragusa, n.58 del 24.2.2003

Un Uomo Libero.
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