Cultura Scicli 24/04/2015 10:42 Notizia letta: 2346 volte

La Fornace: dall’ingegno alla natura

La ruderizzazione del manufatto
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Firenze - La rovina di un’opera dell’ingegno, è l’inevitabile esito di processi naturali nel lavoro del tempo. Per i resti della Fornace hanno un valore estetico sentimentale. Vivono, in uno stato di silenzio mistico, il conflitto tra lo scioglimento della materia sotto effetti della natura nel volgere del tempo e le spinte distruttive della cultura.

Il luogo Fornace è diventato uno spazio di contemplazione delle rovine trasmettendo, nell’animo dell’osservatore attento, una pacificazione nella nuova coscienza tra natura e spirito.

Di fronte alla fabbrica della Fornace si capisce il processo delle forze naturali che tendono – nel tempo e nel volgere delle stagioni – ad impadronirsi dell’opera dell’uomo.

La rovina della Fornace, non va vista come il deterioramento di ciò che è stata, quanto come un’opera nuova. Lontana dalle malinconie sul segno instabile di ciò che era. La Fornace nella sua struttura fisionomia e leggibilità, ora è diversa perché rispetto all’opera d’origine – prodotto dell’ingegno dell’azione umana di una sola persona – ora è stata “lavorata” dal volgere del tempo e della natura.
Niente si è perso della concezione del progetto nella sua interezza, perché la rovina non deve essere identificabile con quanto sopravvive menomato di un’opera, ma un’opera a sé. Una nuova forma che permette alla contemplazione di trovare nuove forze e valori tra espressioni naturali e spirituali.

Oggi, quest’opera dell’uomo, è prodotto della natura, è paesaggio, è architettura in movimento, è testimonianza di un processo e non più uno stato.

Rispettiamola nel suo nuovo sacro incanto.

ph. P. Bellia, 2 agosto 2014.

Pasquale Bellia