Attualità Ragusa 29/04/2015 00:17 Notizia letta: 5430 volte

Terremoto, buongiorno faglia

E' la siculo iblea
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Ragusa - Non solo frane, i geologi siciliani lanciano un altro monito, la prevenzione degli eventi tellurici. Appena 58 comuni siciliani hanno adottato un piano di zonizzazione sismica. Mancano all’appello il resto dei comuni, molti dei quali sono ubicati in aree sismiche.

Il monito arriva all’indomani del terribile terremoto che ha colpito il Nepal facendo strage di uomini e radendo al suolo decine di città, compresa la capitale Katmandu. Gli asperti attendevano un forte evento sismico, perché la terra non aveva tremato dal 1934, un tempo che, secondo i sismologi, è troppo lungo in un’area ad altissimo rischio come il Nepal, dove si “confrontano” la placca indiana e quella himalaiana. Troppa energia accumulata, spiegano, ed era inevitabile che dovesse esssere liberata.

La scienza è impotente rispetto a eventi disastrosi come nel Nepal, perché non è in grado di anticipare dove e quando si verificheranno nelle aree a rischio, ma la prevenzione ed una buona organizzazione potrebbero salvate tante vite umane. In Nepal la maggior parte delle costruzioni erano fatiscenti e il Paese non era affatto preparato ad un evento tellurico. Per questa ragione il numero dei morti è altissimo, 4.400 circa (ma la cifra potrebbe superare i 10 mila), perché non si ha notizia delle conseguenze del sisma nei paesi e nei villaggi, inaccessibili finora.

Secondo una recente indagine dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, pubblicata da “Meteo Magazine”, il confine orientale dell’area iblea subisce più di ogni altro lo scontro tra la placca africana e quella euroasiatica (“si fa notare molto nell’area del Plateau ibleo, a Modica nella Sicilia orientale”). Le analisi raccolte per alcuni anni dai sismologici e geodetici, hanno consentito di scoprire “una fascia compressiva che ad andamento, est verso ovest, si estende nel mare siciliano dall’isola di Ustica fino alle Isole di Salina, Lipari e Vulcano”.

E’ la micro-placca siculo-eblea, cui si contrappongono ben due fasce estensionali, una che va da Cefalù fino all’Etna e l’altra ubicata ad est della fascia compressionale che parte dal Golfo di Patti e si estende su tutta la fascia appenninica.

Altra area a rischio, com’è noto, è quella dello Stretto di Messina, dove più di un secolo fa, si verificò un sisma di proporzioni disastrose.

La tragedia del Nepal non deve allarmare, ma suggerire un’attenta, scrupolosa opera di prevenzione: costruzione di case solide, vigilanza e rapidità di intervento in caso di evento sismico.

Redazione