Attualità Ragusa 30/04/2015 18:36 Notizia letta: 2026 volte

Ragusa. Anche il Comune abbandona il centro storico

Va via l'assessorato alla cultura
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Ragusa - A partire dalla fine del mese di aprile l’Assessorato comunale alla Cultura e agli Spettacoli si trasferirà nei locali di proprietà dell’Ente in via Corrado Di Quattro. È questa la strada che percorre la zona artigianale del capoluogo, alla estrema periferia sud della città nella contrada che i ragusani anziani ancora chiamano “nte Cupulidi”.
Le tre dipendenti dell’Assessorato (s’intende le tre che sono in pianta stabile presso quegli uffici, alle quali si aggiungono decine di altri dipendenti dislocati nelle varie sedi, come il Centro Servizi Culturali e il Castello di Donnafugata), hanno già trasferito faldoni e carpette.
Non abbiamo notizie più precise riguardo alla stanza dell’assessore, fin’ora in Piazza San Giovanni. A noi basterebbe sapere che il Comune decide di trasferire l’assessorato alla Cultura (con tutto il rispetto, non proprio quello al Bilancio o allo Sviluppo Economico, e per i motivi che dirò appresso) dalla centralissima piazza della Cattedrale ad un agglomerato artigianale in periferia, zona raggiungibile solo in automobile o, per i coraggiosi, anche a piedi. In questo caso il coraggio non risiede nell’affrontare i chilometri, in leggera salita, necessari a raggiungere la zona artigianale, quanto a passare dalla via Paestum dove “risiede” da anni un folto branco di randagi che è la felicità di qualche signora e la paura per i runners, i passeggiatori o semplicemente quelli che rinunciano all’automobile, per scelta o per necessità.
Vorrei fortemente sottolineare il significato del gesto amministrativo: quali che siano i motivi (logistici, tecnici, di opportunità, di simpatia, di amore per la natura che in queste settimane si risveglia) della scelta, appare evidente che in una qualunque città, compresa questa che era civile e che lentamente si trasforma in una anonima massa grigia di centri commerciali e di cittadini incattiviti, palazzine ghetto e resa senza condizioni al dio-automobile, il Comune, il Municipio, la “casa comune” (da cui il modo di dire “a Comune”, al femminile, di ancora molti ragusani), deve stare al centro. Deve, non può.
È vero che stiamo parlando di un solo assessorato, ma non di uno qualsiasi: la attività culturale e quanto ruota attorno ad essa è importante per la vita collettiva, per la significazione di una città. Ed appare evidente che quell’assessorato non può stare in mezzo alle vacche, con tutto il rispetto per la natura e la coltura (che, specie da queste parti, è anch’essa cultura).

Saro Distefano