Attualità Scicli 02/05/2015 22:13 Notizia letta: 3960 volte

Scioglimento Scicli, l'inutile, ma costoso, ricorso al Tar

Alcuni legali premono per avere incarichi con laute parcelle
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Scicli - Diversi lettori ci chiedono se avverso allo scioglimento per mafia del Comune di Scicli è possibile fare ricorso.

La risposta è affermativa.

A differenza che negli anni 90, secondo la nuova legge, il ricorso va presentato al Tar del Lazio. 

Nel 94 Scicli vide annullare il primo scioglimento di cui fu oggetto, dal Tar di Catania, presieduto dallo sciclitano Attilio Trovato. 

Più complesso sarà l'eventuale ricorso a un Tribunale lontano, i nomi dei cui giudici oggi non conosciamo. 

Un fatto è certo. Chi fa l'avvocato ha interesse a fomentare i potenziali ricorrenti, a fronte del fatto che un ricorso al Tar del Lazio ha i suoi costi, e le sue laute parcelle. 

Rileva un fatto. 

A Scicli il sindaco Susino si era già dimesso e la legislatura era conclusa. 

Vincere il ricorso non avrebbe quindi l'effetto di riportare in carica nè il sindaco indagato per mafia, nè il consiglio comunale sciolto.

In punto di onore, tuttavia, "gli sciolti" potrebbero opportunamente presentare ricorso.

La doccia fredda la riserva loro il Consiglio di Stato con la sentenza di appena 8 giorni fa, legata al "caso Augusta", in provincia di Siracusa. 

Il Consiglio di Stato, confermando che il sindaco, gli assessori e i consiglieri comunali sciolti devono restarsene cautamente a casa, scrive: "Con riferimento all’ampiezza dei poteri di cui dispone il giudice amministrativo nell’esame delle impugnazioni dei provvedimenti di scioglimento, la Sezione ha, in conseguenza, affermato che, considerata la natura del procedimento dissolutorio, può essere esercitato un sindacato di legittimità di tipo estrinseco, senza possibilità di valutazioni che, al di fuori della repressione del travisamento dei fatti, si muovano sul piano del merito (Consiglio di Stato, Sezione III n. 1266 del 6 marzo 2012, cit.)".

E inoltre: "Non può innanzitutto ritenersi fondata la tesi degli appellanti secondo i quali nel procedimento amministrativo volto allo scioglimento degli organi rappresentativi degli enti locali devono essere comunque rispettati i principi del giusto processo e, quindi, del giusto procedimento amministrativo". 

"Non si può ritenere, infatti, che il procedimento debba garantire in pieno la partecipazione, l’informazione e il contraddittorio con gli interessati, tenuto conto della natura di misura straordinaria di prevenzione che ha il provvedimento di scioglimento e della funzione, ritenuta prevalente dall’ordinamento, di salvaguardia della funzionalità dell’amministrazione pubblica e di rimedio a situazioni patologiche di compromissione del naturale funzionamento dell'autogoverno locale, dovuto al condizionamento da parte della criminalità organizzata". 

"Non può poi ritenersi fondato nemmeno il motivo con il quale l’appellante ha sostenuto che il provvedimento di scioglimento dovrebbe essere comunque sottoposto ad una successiva verifica giurisdizionale piena e di merito non limitato ad un sindacato estrinseco". 

"Come aveva già sostenuto il T.A.R. nella decisione appellata, la valutazione che può compiere il giudice amministrativo sulle valutazioni compiute in materia dall’Amministrazione non può spingersi al di là della verifica della ricorrenza di un idoneo e sufficiente supporto istruttorio, della veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione e dell'esistenza di una giustificazione motivazionale logica, coerente e ragionevole".

Detto in soldoni, anche un avvocato di campagna capirebbe che il Tar non deve trovare colpevoli e che la ricerca di questo o quel consigliere coinvolto non è il tema della nostra odierna ricerca.

Basta il fumus del condizionamento per attivare la misura preventiva, e non sanzionatoria, dello scioglimento.

Con buona pace degli sciolti.  

Redazione