Attualità Venezia 06/05/2015 21:57 Notizia letta: 2915 volte

Biagio Schembari alla Biennale di Venezia

A palazzo Bollani
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Venezia - Cosa significa per lei essere stato selezionato, dal curatore Gregorio Rossi, per la mostra "Il grande canale della pace" che si terrà a Venezia dal 9 maggio?

Significa poter contribuire a diffondere sempre e comunque l'idea della pace. L'arte è una voce autorevole che non conosce ostacoli di lingua.

Qual è il suo messaggio artistico?

La mia è un'arte che scaturisce dall'anima. Cerco di trasmettere con i miei colori, le mie forme, pace, serenità, a volte stupore, nel senso che molte volte cerco di dialogare con i miei antenati che via via diventano oracoli, idoli, statue immense che tornano dal passato, si offrono al mondo come luogo di rifugio. Senza mai trascurare le mie origini, le mie radici.

Come nasce un’idea?

L'idea non nasce nelle mie opere, a volte capisco che è già “stampata” sulla tavola dove dipingo, devo solo accendere la luce per illuminare le scene fantastiche.

Che cosa è per lei l’ispirazione?

L'ispirazione è un senso di benessere che ad un tratto si propaga in tutto il mio essere; alzarmi a qualsiasi ora della notte e discutere in silenzio con i miei personaggi.

In che circostanze vengono le idee migliori?
Dopo un riposo notturno, è nel completo silenzio.

Qual è la prova del nove per capire se un’idea è valida oppure no?
La prova del 9 è stare davanti all'opera finita, guardarla e accorgermi di essere stato lì per diverse ore, a volte addormentarmi davanti ad essa.
La metafisica è la corrente artistica che più mi intriga, molte volte mi addormento guardando le foto delle opere di Bosch.

Tre idee creative che piacerebbero fossero venute a lei?
Dipingere il mondo dell'aldilà come ha fatto Hieronymus Bosch.

Quando e come ha iniziato a vedesi come artista?
Mi sono visto come artista quando dopo aver dipinto un quadro sentivo la necessità di farne subito un'altro, senza cambiare tema ma proseguendo il discorso precedente e così all'infinito, fino a sembrare un manierista di me stesso. Mai ho pensato di cambiare, perchè solo dipingendo queste forme, con questi colori, sono convinto di essere sulla strada giusta, così come lo pensava Gesualdo Bufalino.


Perché la maggioranza degli artisti hanno delle personalità complesse?

Mi piacerebbe essere uno psichiatra per rispondere. La mia non lo è, vivo nella tranquillità assoluta, nella quiete delle campagna, amo molto gli animali e cerco di apparire il meno possibile.

Come si deve valutare un’opera artistica?
Non è importante quello che si fa, ma come si fa. Bisogna rendere le opere in un linguaggio universale, così si riconosce un'opera d'arte

L’artista deve reinventarsi ogni giorno?
No, deve essere come i bambini, imparare la propria lingua e parlarla per tutta la vita.

Qual è la sua opinione sulle sovvenzioni pubbliche all’arte?
Riguardo alle sovvenzioni pubbliche all'arte: io ne faccio sempre a meno, non busso mai a nessuna porta.

Le dispiace doversi staccare da un pezzo che ha venduto?
No, anzi mi fa piacere sapere che quello che faccio piace e mi lusinga sapere che le mie opere abbelliscono la vita di altre persone.

Si compera l’opera o si compera l’artista?
Nel mio caso si compera l'opera.

Che ruolo hanno giocato nella sua traiettoria le figure del merciante, rappresentante, gallerista e intermedi in generale?

Nessun ruolo finora è stato giocato da queste figure.

Che cosa consiglierebbe a chi inizia?

Di non buttare mai la spugna, di essere onesti con se stessi.

Daniela Lombardi
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