Cultura Ragusa 07/05/2015 10:47 Notizia letta: 3136 volte

La bellezza di un campo di grano salverà la Terra

“Colore per la terra”, del Gruppo di Scicli
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/07-05-2015/la-bellezza-di-un-campo-di-grano-salvera-la-terra-500.jpg

Ragusa - Un’opera unica ma corale, una melodia in cui si individuano le singole, potenti, voci. Palazzo Garofalo era gremito di persone martedì all’inaugurazione della mostra “Colore per la terra” del Gruppo di Scicli, nata per omaggiare Piero Guccione nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Carmelo Candiano, Giuseppe Colombo, Franco Polizzi, Giuseppe Puglisi, Franco Sarnari, Piero Zuccaro e Sonia Alvarez erano presenti all’inaugurazione della mostra, visitabile fino al 14 giugno, che ha avuto come tema la terra, madre generosa, bene da proteggere e soprattutto florido torrente a cui si abbevera l’ispirazione.
L’inaugurazione è stata aperta da Gianni Molè, in rappresentanza della Provincia di Ragusa, il quale ha portato i saluti di Dario Caltabellotta, impegnato al Cluster Bio-Mediterraneo di Milano, dove è stata trasmessa in diretta, e ha subito voluto rivolgere un sentito augurio al Maestro Guccione, assente per motivi di salute. Individuati l’Expo, la provincia di Ragusa, la terra e l’arte, tutti impegnati a fare della cultura un volano di sviluppo territoriale, ha quindi passato la parola a Elisa Mandarà.
La curatrice ha quindi spiegato come ogni artista abbia dialogato col tema della terra in modo personale: Candiano con la sua raffinata scultura, Sarnari con un dittico inedito sullo studio del colore, Polizzi con le sue interpretazioni del paesaggio di luce e colore, Colombo abile disegnatore di silenzi atmosferici, Puglisi attento all’intreccio di aria e terra, Zuccaro esaltatore della matericità della terra, Alvarez con i suoi straordinari paesaggi d’interno e Guccione con un’opera che rivela un’importante attenzione ambientalista. Ringraziati coloro che hanno collaborato alla mostra, ha quindi passato la parola a Rosario Alescio, che ha ribadito come le aziende abbiano partecipato entusiaste nell’omaggiare quest’uomo che ha portato così in alto in nome di Ragusa. Ha quindi presentato quella che è un’altra eccellenza di questa terra nonché uno dei suoi colori più vivi, il Cerasuolo di Vittoria.
Gli artisti hanno quindi ringraziato il pubblico, senza il quale l’arte non esisterebbe, e salutato il grande assente della serata, “l’anima più lirica e romantica del gruppo”, come ha ricordato Polizzi. Sarnari ha anche condiviso con i presenti il ricordo del suo primo incontro non con Guccione, quanto con un Guccione, un carboncino straordinario di un ragazzo di diciannove anni che da allora e senza mai smettere, continua a “regalargli la bellezza”.
Non c’è un percorso obbligato nella mostra, non c’è un crescendo né un’opera cardine. Da un lato la pittura cristallina di Puglisi che imbeve delicatamente la neve di luce mattutina e la riflette su rocce e tronchi, dall’altro la corposità del colore grumoso, fangoso e malleabile di Zuccaro.
Colombo avanza cauto, attento alla composizione che prevede spesso una sorta di filtro, un ramo o del fitto fogliame, a celare la profondità. Vero schermo è però la luce, delicatissima, impalpabile velo atmosferico che accarezza e copre tutto di silenzio.
Candiano propone una scultura in pietra, nera per di più, per il fiore più luminoso, il “Girasole nero” appunto, che alterna parti ruvide ad altre perfettamente lisce, in un gioco insolito in cui la luce ora scivola via, ora viene quasi assorbita.
Polizzi offre una visione sintetica del paesaggio: come lo sguardo normalmente resta rapito dall’accostamento naturale di tinte apparentemente unite e in realtà fittamente variegate, così nelle sue opere coglie subito tutto, il tutto, l’ampio respiro dell’immensità.
Sarnari espone l’insolito “Studio per un colore (la terra)”, quasi un fangoso cielo stellato, e i frammenti del corpo femminile, la cui pelle è minuziosamente indagata, con tenera e sottile delicatezza, in un misto di sensualità e soavità, purezza e tattilità data dalle ombre che plasmano il corpo accarezzandolo.
Sonia Alvarez restituisce una luce calda e naturale, mai accecante ma sempre pudica e rispettosa dell’intimità degli interni. Una luminosità che scivola soavemente, come a sopire gli animi, adagiata a seguire le forme e a dare un senso di affascinante, atavico, mistero.
Nulla a che vedere con la luce di “Il campo di grano” di Guccione, dove il giallo splende di vita, colpendo con una forza accecante. Solo sul fondo, lontano, tranquillizzano i velati pastelli. Al centro c’è la luce ma in primissimo piano le tenebre. Come i corvi di Van Gogh, qui un’altra inquietante minaccia avanza verso la bellezza. Tanto il campo è uniforme, gioioso nel suo brulicare di spighe danzanti, tanto il miscuglio di carta, plastica, legno è variegato. Tanto quella bellezza è infinita, eterna, immutata, tanto la materia dell’uomo, usata e gettata via, riflette lo squallore dell’inutilità di quegli oggetti trincerati a sferrare l’attacco.

Anna Terranova