Cultura Scicli 12/05/2015 23:37 Notizia letta: 3345 volte

Giacomo Cannata, uomo libero del Cinquecento

Sotto Inquisizione
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Madrid - È strano come, a volte, gli archivi possano aiutare a recuperare una memoria, una vita.
È il caso di Giacomo Cannata, “nativo de Xicle”.
M’imbattei in lui per pura casualità, cercando notizie storiche molto diverse.
Il suo calvario emerse con prepotenza dagli atti dell’Inquisizione spagnola. Mi fu d’obbligo cercare in tutt’altra direzione, dunque. Misi insieme affannosamente le carte come tessere di un puzzle immaginario con il preciso proposito di capire prima per raccontare poi la sua triste vicenda umana.
Non riuscii –è chiaro- ad andare oltre con la mia ricerca originaria.
M’inventai, allora, uno stravagante ruolo di detective che tanto mi faceva sentire anche inquisitore. Un ruolo simile a quello del super inquisitore, mandato dal re, che tentò di fare a quest’uomo finalmente giustizia purtroppo senza successo.
E pensai che era, ora, venuto il momento di fargliela davvero.
Questo scritto vuol essere, in effetti, un omaggio sincero alla sua sofferenza.
Non altro.
Un risarcimento postumo a un uomo libero del Cinquecento che visse molto in anticipo del suo tempo e, per questa colpa, fu ridotto al silenzio e morì.
Giacomo Cannata nasce a Scicli nel 1534.
A undici anni è preso prigioniero da pirati saraceni che in quel tempo infestavano le coste della Sicilia Sudorientale.
A tredici anni diventa musulmano. A venti anni, già adulto, vive e veste come un vero moro.
Ma l’uomo adulto non dimentica la Patria lontana né la fede dei padri nella quale fu generato e cresciuto.
Ogni giorno, guardando il mare, medita la fuga e la prepara.
Nel 1560 sbarcherà con un mezzo di fortuna a Lipari. Confessa subito al vicario di quell’isola di essere scappato da una terra di mori nella quale aveva dovuto rinnegare solo a gesti e a parole la fede cristiana ma di non averlo mai davvero pensato.
Il 23 marzo del 1560 l’Inquisitore Orozco, credendolo sincero, lo “riconcilia” alla Chiesa Cattolica Romana.
Sfila, infatti, come penitente dal Convento di San Domenico a Palermo per le strade della città durante la celebrazione di un pubblico autodafé.
Si sottoporrà comunque anche a penitenze spirituali.
Nel 1574 subisce un nuovo processo dal Santo Officio. Questa volta per bigamia. Fra i tanti vari capi d’accusa è processato per blasfemie varie e anche per non aver rispettato alcuni precetti della Chiesa Cattolica Romana come l’astinenza dalla carne nei giorni stabiliti: precetti da lui criticati con Vangeli alla mano.
Il 24 ottobre 1575 l’Inquisitore Greco lo assolve da tutti i capi d’imputazione e solo per il delitto di bigamia lo rimanda alla competenza dell’Ordinario (che in questo caso era il vescovo di Siracusa).
Nel 1581 sarà di nuovo nel mirino dell’Inquisizione. Lo denuncia Pietro Infantino per aver osato affermare pubblicamente di non credere ai miracoli operati da un certo Beato Guglielmo. Altri lo incolpano di essersi burlato dei chierici che cantavano l’ “Alleluja”. Quattro testimoni lo accusano di aver affermato che il racconto biblico nel quale Dio proibisce ad Adamo di mangiare il frutto dell’albero proibito, la famosa mela, altro non era che una metafora. In essa Dio si sforzava, infatti, di far capire agli uomini che non bisognava avere con la donna rapporti contro natura. Tale interpretazione del testo biblico Giacomo Cannata la attribuiva, però, a un religioso da lui conosciuto nel tempo della prigionia.
Per tutte queste affermazioni sarà torturato e, sotto tortura, confesserà, ovviamente, i vari addebiti.
Il 10 agosto del 1582 gli Inquisitori Aedo, Perna e Gorrionero lo ammettono di nuovo a “riconciliazione”.
Ma il 3 settembre del 1596 gli Inquisitori Ulloque e Llanes tornano a riprenderlo per aver usato cose proibite ai riconciliati.
Dal 1599 al 1603 due testimoni, Nicola Infantino, figlio di Pietro Infantino che già prima lo aveva denunciato, di venti anni e prossimo al sacerdozio, e don Antonio Cannata di quaranta anni, sacerdote, tornano a puntare il dito contro di lui. Sostengono entrambi che in una pubblica piazza Giacomo Cannata aveva negato la verginità della Madonna equiparandola, a detta dei mori, a una macchia indelebile in una tovaglia di tela bianca. Non solo. Il Cannata aveva osato affermare pure che i mori hanno come battesimo la circoncisione e che il popolo di Mosè sicuramente si sarà salvato, come sostengono le scritture, grazie a questa pratica.
Il 18 agosto del 1605 il processo va a sentenza.
Gli Inquisitori lo fanno arrestare e portare nelle carceri segrete dell’Inquisizione. Ordinano il sequestro di tutti i suoi beni, dei libri e dei documenti in suo possesso.
Il 6 ottobre del 1607 il Tribunale emette la sentenza definitiva che sarà eseguita il 13 dicembre di quello stesso anno.
Giacomo Cannata intanto era morto.
Gli inquisitori giudicano che la sua anima sia condannata in perpetuo: per questo durante un autodafé è portato in processione un fantoccio che la rappresenta (condenado en estatua). Dispongono anche che i suoi beni siano confiscati e incorporati al Real Patrimonio; che il suo corpo sia dissepolto e le ossa disperse in terra sconsacrata.
Per questo abuso e per molti altri il re di Spagna, Filippo III, manderà in Sicilia un superinquisitore che effettuerà una “inquisición girada” cioè “una visita” per valutare l’operato degli Inquisitori siciliani. È il Dr. Lorenzo Flores dell’Inquisizione di Valladolid.
Fra i rilievi mossi dal Flores al Tribunale dell’Inquisizione di Palermo, questo processo occupa un ruolo di primaria importanza come esempio di mala giustizia. Inutili saranno le pedisseque giustificazioni che l’Inquisitore Llanes darà del suo crudele operato.
Giacomo Cannata fu un’autentica vittima dell’Inquisizione spagnola. Di professione “cerusico”, si era trasferito da Scicli a Spaccaforno (Ispica) per esercitare in quella città la sua libera professione di uomo di scienza. Era anche un bravo conoscitore delle Scritture e del Corano. Oggi sarebbe stato un fine teologo.
Che finalmente la sua memoria possa riposare in pace!

Erroneamente il segretario della “Visita” lo dà “natural de Modica” perché alla fine del Cinquecento l’Audiencia di Modica era provvista di un giudice. La pratica, infatti, fu istruita in prima istanza a Modica e poi mandata a sentenza al Tribunale competente che era quello di Palermo.
Nel primo “voto”(=sentenza) è, invece, correttamente indicato come “nativo de Xicle” (Scicli) e nel secondo indicato solo genericamente come “de la tierra de Spacafurno”.
Riporto qui di seguito la trascrizione dei documenti, relativi alla ricostruzione del processo, da me ritrovati presso l’ “Archivo Histórico Nacional” di Madrid.

AHNM INQUISICIÓN, 1752/2

PROCESSO GIACOMO CANNATA

Quaderno de los cargos y decargos hechos por el Lic/do Lorenço Flores Inqu/or y visitador de la Inqu/ón de Sicilia a los Inq/es y secretarios y oficiales della de año 1612 que se acabe tambien.
Cargos comunes para los Inquisidores Dr. Domingo Llanes y Dr. Don Fernando de Matienço tocantes a procesos, en tiempo del Inqu/r Paramo.
Pag. 24 recto e ss. Ref. 137 ius 74
“Contra la memoria i fama de Zacomo Canata, cerujano natural de Modica, y estando proveido por las instrucciones i cartas acordadas que los procesos de los Relaxados en persona o en estatua se remitan a los Señores del Consejo i que haviendose de proceder contra ellos sea precediendo informacion vastante. Sin cumplir esto procedieron contra al susodicho i condenaron su memoria i fama, i que su estatua saliese a Auto i sse entregase al braço seglar i sus bienes fuessen confiscados i sus huesos desenterrados i hechados fuera de sagrado, y lo executaron a 13 de xbre del año de seis(cientos)isiete, los Inq/es Llanes y Matienço aviendo en el modo de sustanciarle muchas cosas en que poder reparar para no darle la dicha pena, ni executarla sin comunicarlo con los Señores del Consejo.
- Lo primero que este Reo siendo bibo y de edad de veinte i seis años avia parecido de su voluntad en el año de mil y qui(niento)s y sesenta ante el Inqu/or Orozco y confesado que avia quince años que avia sido preso de turcos i pasado los dos avia renegado con palabras i ceremonias acostumbradas y avia estado en su poder seis años en avito de turco guardando en lo estirior su secta i en lo interior era xpiano y siempre avia estado firme en la fee catholica y reçava oraciones de xpiano secretamente, i ninguna de moro y avia tenido animo de huirse como lo avia hecho y venido a tierra de xpianos se avia presentado ante el vicario de Lipari el qual le avia reconciliado, pedio penitencia con misiricordia, y el dicho Inq/or Orozco, vista su confesion sin aver confesado intencion ni crehencia le atmitio a Reconciliacion a veintetres de março del dicho año de qui(niento)s yssessenta sacandole al combento de sancto Domingo en forma de penitente imponiendole otras penitencias espirituales=
-Iten que aunque que en el año de Setentayquatro se avia buelto a proceder contra el por el S.to officio i el fiscal le acuso de casado dos veces y de que comia carne en dias proividos y avia dado cierta escusacion declarando el Evangelio y de algunas blasfemia. Sustanciada la causa fue absuelto de la instancia y remetido al ordinario quanto al vinculo del matrimonio al veintequatro de octubre de Setentaicinco, en tiempo del Inquisidor Gaeco.
-Iten en el año de qui(niento)s iochenta i uno se bolbio a procedere contra el por ciertas proposiciones que avia dicho y entre otros testigos le testifico un Pedro Infantino de que no sentia bien el Reo de los milagros que hacia un Beato Guillelmo y de aver oido decir que los moros y turcos se salvaban en su secta en la fee de sus padres i que hacia burla de algunos clerigos que estavan cantando el Aleluya y de otras cosas definidas i con este i otros que ubo dellas propusiciones, se mando prender y les sobrevino provança de quatro testigos de aver dicho que quando Dios proibio a Adan no comiese de la mançana lo dixo por el pecado nefando, i se defendio dando por respuesta que lo que se le imputava avia dicho, avia sido refiriendo lo que los moros decian y lo que el avia oido a un religioso que estava cautivo y aun que puso tachas al Pedro Infantino y a otros no se saco lo que tocava al Pedro Infantino ni se hizo diligencia sobre ello yssinembargo le pusieron a tormento y en el confesso aver dicho que los moros y los turcos se salvaban en su lei y de la mançana y que asi avia tenido y creido i en virtud de esto los Inquisidors que a la saçon eran Aedo, Perna y Gorrionero le admitieron a reconciliacion a diez de Agosto del año de Qui(niento)s y ochenta y dos y por aver usado de las cosas proividas a los Riconciliados fue reprehendido a 3 de Septiembre del año de Qui(niento)s inoventaiseis por los Inquisidores Ulloque y Llanes.
-Despues de lo qual del año de Qui(niento)s inoventainueve hasta el de Seis(cientos)ytres fues testificado por algunos testigos i entre ellos los mas sutanciales fueron dos, el uno Don Nicolas Infantino, hijo de Pedro Infantino de quien atras se a hecho mencion, de edad de veinte años, el otro es Don Antonio Canata, de quarenta años, y ambos dicen que estando en la plaça publica con el Reo avia dicho ciertas propusiciones cerca del bautismo y prepucio, que los infieles circuncidados muriendo iban al paraiso porque su bautismo era la circuncision y que en este mundo no se savia qual era la mejor lei trayendo cierta comparacion para ello, i tambien de la Virginidad de N.ra S.ra, i otras cosas i consideradas las declaraciones de los testigos, se puede juzgar por ellos que lo que decia el Reo lo decia refiriendo lo que decian los turcos donde el avia estado y que lo que trato con los testigos en la plaça publica era en raçon de disputa porque el uno dellos dice que le declarasen una duda si al tiempo de Moís en que fue tan amigo de Dios aquella gente que se circuncidava se salvaban con el prepucio ado ivan sus animas despues que morian y proseguiendo la platica avia traido un exemplo de dos colunas una de metal, y otra de oro metidas en un lugar oscuro i los turcos entrando en aquel lugar oscuro abrazaron la coluna de metal, este mismo testigo en otro dicho que dixo tratando él no de la Virginidad de N.ra S.ra avia dicho el Reo que los turcos decian que era la virginidad como una mancha en una toalla de tela blanca que quitandose la mancha siempre quedava alguna señal que parece lo decia refiriendo, y el primer testigo, que es el Don Nicolas Infantino, no depone la platica en forma de disputa si no con mas rigor y con todo el dice que bolbiendo a hablar de las cosas de la fee y que el Reo decia muchas cosas de la fee i que los turcos no creyian, dixo entre ellas que agora no se podia saver qual fuese verdadera fee si la n/ra o la de los moros, y traxo el exemplo de las colunas y que tratando de la virginidad de N.ra S.ra, dixo que los moros en aquellas partes todas las cosas creyian excepto la virginidad de N.ra S.ra, y aviendo estos dos testigos depuesto dos veces y en la primera, el uno dellos mui limitada, no se les pregunto em particular si lo que el Reo decia era refiriendo /o afirmando pues no se a de creer de un hombre de entendimiento que en la plaça publica y em presencia de dos testigos que el uno era sacerdote, y el otro a pique desserlo afirmase cosas tan dañosas, mayormente aviendo sido reconciliado y ssaviendo el peligro que tenia por la relassia;
Iten que el Inquisidor Llanes que le dio y ssaco la publicacion de su letra junto, y confundio los quatro dichos en dos haciendo de cada dos uno, deviendolos de separar i decir quanto avia dicho uno, i quanto el otro yssavia dicho diferente i emparticular se le hace cargo de esto, y de que dandole en publicacion cierta propusicion que avia dicho el reo, combiene a saver que los Predicadores decian que Dios avia vedado a Adan que no comiese de la mançana del arbol lo decia por onestidad i que la verdad era que era mançanor y preguntandole que que era avia respondido, vuestro entendimiento no os lo dice que no fue mançana sino otra cosa (?), ysse a frenta de decirlo en el pulpito y coligiendo el testigo que lo devia de decir por el pecado nefando sin averlo dicho el Reo, lo puso asertivamente en la publicacion, de todo lo qual se le hace cargo.”
L’Inquisitore Llanes risponde al carico del Flores a pag. 74/verso della relazione al punto 137
AHNM Inquisicion, 1752/2:
“-al 137 de la memoria de Zocamo Cannata relaxado en estatua, digo que para proceder se vio esta causa con ordinario y consultores mui doctos, compareçe por las vezes de que hago presentacion y precio ser vastantes las informaçiones para ello, y que aunque las dos depositiones de cada testigo se juntaron todo lo que contenian se dio en publicacion declarando como avian requesto dos vezes i en que tiempo, pero de aqui en adelante estare advertido de que cada una se de por si separadamente, y en quanto aver dado en publicacion la proposicion azertiva digo que no se mudo la sustancia de las palabras del testigo a mi pareçe i que todo vine a ser una misma cosa i que en la consulta se veen las testificaciones originales y no la copia que se da en publicacion ni se jusga por ella. Y en quanto aver relajado en estatua sin comunicarlo con los Señores del Consejo, digo que como esta Inquisicion esta tan lexos no se a usado comunicarles sino los relaxados en persona, asi lo entendi del Inquisidor mas antiguo que se hallo presente a este auto, y tengo relacion que en algunas Inquisiciones de España se dexan de consultar semejantes relaxaciones de ausentes.”
A pag. 112/verso dello stesso legajo sopraccitato e cioè
AHNM Inquisicion,1752/2
Si trovano le trascrizioni autenticate degli auto da fé che qui fedelmente riporto:
Copia del voto de prision de Zacomo Cannata
En Palermo a diezyocho de Agosto de milyseiscientosycinco estando en la Sala y Audiencia del Secreto por la mañana los Rev/mos SS.res Inquisidores Doctores Llanes y l’Hoyo se juntaron en ella el muy Rev/do padre Fray Thomas Monaco de la orden de Sancto Domingo que asiste por los ordinarios de Palermo y Mecina y los demas del Reyno de que hago fee yo el infrascripto y los siguientes Doctores Tubiolo Benface y Don Vicencio de Giglio Consultores ordinarios deste Sancto officio y haviendo visto los procesos que abaxo yran declarados los votaran en la manera siguiente:
-Zocamo Cannata, nativo de Xicli y habitador de Spacafurno, que sea preso en las carceres secretas con secuestro de bienes y se haga su causa y qual tiempo de la prision se recoxan todos los libros cartapacios i papeles que se le hallaren y se traygan al S.to Officio.
Llanes, Del Hoyo. Fray Thomas Monaco
Tobiolus Benface – Don Vincentius de Giglio
Ante mi Santistevan Geronimo, secretarius
Y en la margen del dicho voto dize no se hallo mons/or Paramo aqui por estar enfermo. Va borrado y se haga.
Sacada del libro de votos fol.71

Copia del ultimo voto y determinacion de la causa de Zacomo Cannata

En Palermo a seis de octubre de milyseiscientosy siete estando los Rev/mos Señores Inquisidores doctores Llanes y Matienço en la Sala del Secreto y Audiencia de la mañana se juntaron en ella el padre maestre Fray Thomas Lo Monaco de la orden de Sancto Domingo que asiste por los ordinarios de Palermo y Mecina y los demas del Reyno de que yo infrascripto hago fee y los siguientes Vito Sicomo, Abogado fiscal de la Gran Corte, Oracio Vanni, Tubiolo Benface y don Vicencio de Giglio V.S. Doctores Consultores ordinarios deste S.to Officio los quales haviendo vissto y considerado el proceso contra Zacomo Cannata lo determiraon y votaron como se sigue.
Que la memoria de Zacomo Cannata de la tierra de Spacafurno sea condenada y su estatua salga en auto publico y entregada al brazo seglar y confiscados sus bienes a la Camara y Fisco de su Magestad y desenterrados sus huesos y hechados fuera de sagrado.
Llanes. El dr. Matienço.Fray Thomas Monaco
Vistas si comus Oracius Vannis. Tobiolos Benface. Don Vicencius de Giglio
Ante mi Arguello Secretarius
Los quales votos han sido sacados del libro de votos original que etsa en la Camara del Secreto el primero a fol.71 como esta dicho y el segundo a fol.106 a ynstancia del Sr. Inquisidor Dr. Llanes para presentarles en sus descargos ante el Rev/mo S/r Lic/do Lorenço Flores Visitador desta Inquisicion y por su mandamiendo y concuerdan con su original de que doy fee yo infrascripto Francisco de Arguello, Secretario
En Palermo a onze de Hebrero de milyseiscientosydoze.//

© TUTTI I DIRITTI RISERVATI ALL’AUTORE

Un Uomo Libero.
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