Attualità Chiaramonte Gulfi

Presentato il libro di Giancarlo Poidomani

“Lutti e memorie dei siciliani nella Grande Guerra”

Chiaramonte Gulfi - E’ stato presentato ieri sera a Chiaramonte Gulfi, in anteprima assoluta, il nuovo libro di Giancarlo Poidomani, autore di saggi e monografie e professore associato alla cattedra di Storia Contemporanea dell’Università di Catania. “Lutti e memorie dei siciliani nella Grande Guerra”: questo il titolo dell’opera, edita dalla casa editrice catanese Prova D’Autore, presentata ieri sera nell’aula dell’ex Giudice di Pace. Pochissime le presenze in sala. Un peccato, considerando l’importanza dell’opera e soprattutto il fatto che l’autore modicano ha scelto di proposito Chiaramonte come prima tappa per la presentazione del suo libro. Non solo storia, dunque. Il volume, infatti, propone al lettore un punto di vista e una lettura dei fatti completamente diversa rispetto alla storiografia ufficiale: abbandonata l’ottica settentrionalista e proponendo documenti inediti, l’autore “racconta” la Grande Guerra ponendosi nell’ottica dei soldati siciliani. Così come spiega il relatore del libro, l’antropologo Alessandro D’Amato: “Nessuno nega che la Regione Lombardia abbia dato il maggior numero di soldati e che i fatti della Prima Guerra Mondiale si siano svolti principalmente nelle regioni del nord. Ma Giancarlo Poidomani propone un punto di vista insolito per la storiografia ufficiale, raccontando la guerra dei siciliani con documenti in parte inediti. La Sicilia, infatti, fra le Regioni del sud Italia, è stata quella che ha dato il contributo maggiore per numero di vite umane. Sono stati 55 mila i soldati siciliani caduti durante la Prima Guerra Mondiale. L’autore ha uno sguardo particolare per il nostro territorio”. Il libro è diviso in due parti: la prima, analizza il sentimento del lutto, inteso sia come sentimento privato che come sentimento pubblico. Secondo l’autore, infatti, l’elaborazione del lutto ha permesso di creare un sentimento d’appartenenza nazionale, completando l’opera già avviata durante il Risorgimento. La seconda parte del libro, invece, è dedicata alle memorie: pagine di diari, albi, lettre. Uno sguardo particolare è riservato ai monumenti ai caduti, visibili in tutte le nostre piazze: chi sono stati gli scultori? Come sono nate queste opere? Chi le ha commissionate? L’autore, durante il suo intervento, spiega: “Ho scelto Chiaramonte per presentare in anteprima il mio libro per diversi motivi. E’ la terra di Vincenzo e di Serafino Amabile Guastella. In questo volume ho raccolto alcuni documenti tratti dal libro di Rabito, dall’epistolario di Raffaele Salonia e di Luciano Nicastro. I caduti sono stati 650 mila in tutta Italia. La nostra è stata una nazionalizzazione nel sangue, perché è avvenuta proprio elaborando quel lutto tremendo. E’ stato per questo che sono sorti i monumenti ai caduti”. A questo proposito, l’autore racconta qualcosa del monumento di Chiaramonte che si trova in piazza Duomo: “E’ uno dei più belli della Provincia insieme a quello di Pozzallo, oltre ad essere uno dei pochissimi in bronzo. E’ stato realizzato da uno scultore friulano, Aurelio Mistruzzi, che aveva una carriera e un curriculum di tutto rispetto. Come e perché sia arrivato qui, rimane un mistero. Queste opere sono considerate dalla gente di serie B. In realtà, non è così: erano opere importanti, realizzate spesso grazie a collette fatte fra ex commilitoni e familiari”. Chiaramonte, spiega l’autore, ha avuto 200 morti durante la Prima Guerra Mondiale, tutti di età compresa fra i 20 e i 30 anni. Nel nostro territorio (all’epoca ancora provincia di Siracusa), i morti sono stati circa 3500. Un saluto è stato portato ad apertura dei lavori anche dal sindaco Vito Fornaro e dall’assessore alla cultura Laura Turcis che dichiara: “Abbiamo pensato di ricordare il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia con questo evento. Un lavoro del genere dovrebbe essere portato anche nelle scuole”.

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