Cultura Madrid 25/05/2015 20:16 Notizia letta: 1808 volte

Uno stalker del Seicento

Storie di corna
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Madrid - Fra tutti i documenti relativi all’Inquisizione spagnola, conservati presso l’Archivo Histórico Nacional di Madrid, ho trovato un faldone nel quale sono conservate diverse lettere, anonime o firmate, spedite contro i vari inquisitori che negli anni si sono avvicendati nei vari Tribunali dell’Inquisizione.
Una fra tutte, però, ha attirato particolarmente la mia attenzione.
È una lettera non firmata, quindi anonima, indirizzata da un cavaliere palermitano al capo dell’Inquisizione Generale di Spagna, nella quale si denuncia Don Juan de la Cueva, Inquisitore del tribunale dell’Inquisizione di Palermo.

Il documento, in effetti, fu spedito da Palermo ma indica Madrid come luogo di stesura e la data del 7 ottobre del 1631.
Leggendolo non ho resistito a tradurlo e a pubblicarlo.
È uno scritto per un verso patetico e per l’altro verso esilarante nel quale un marito geloso esprime tutto il suo disappunto, la sua rabbia contenuta e l’impotenza nel non saper e poter contrastare la corte spietata che un uomo spregiudicato quale fu l’Inquisitore Juan de La Cueva fece alla moglie.
Una sconfitta morale e sociale oltre che affettiva prostra e inquieta l’animo del povero consorte che, pur dicendosi sicurissimo della moglie, tuttavia non può fare a meno di evidenziare la pesantezza del sospetto delle corna con le sue inevitabili ricadute all’interno della stessa famiglia e della pettegola società palermitana.
Lope de Vega prima e Feydeau poi ne avrebbero sicuramente tratta una pièce per il loro divertente teatro.
Il vero dramma dell’esposto è che ogni cosa in esso raccontata corrisponde a verità.
L’Inquisitore generale propose di appurare i fatti e di castigare lo zelante spasimante che tanto aveva amareggiato la vita di quel povero cristo.
Morale della favola: spesso una moglie molto bella si può trasformare in una grande sventura.
Offro qui, di seguito, la trascrizione del testo con la mia traduzione.
“Madrid, 7 ottobre 1631
Potentissimo Signore
Un cavaliere delle famiglie più titolate di Palermo, Regno di Sicilia, sposato con una signora dello stesso rango, espone a V.A./con non senza una grande sofferenza/ quanto segue: da un anno l’Inquisitore Don Juan de la Cueva infastidisce la moglie dell’istante con bigliettini, pubblici passeggiamenti, gesti e azioni scandalose. Per una riprovevole coscienza, tutto questo l’ha fatto e continua a fare nel totale disprezzo della reputazione e dell’onore di alcune famiglie di quella città come possono ben confermare nobili e plebei.
Dà a intendere, infatti, alla gente che la signora molestata è, invece, cosa sua per cui l’esponente, marito, è costretto a evitare alcuni luoghi della città e ad astenersi da manifestazioni pubbliche con la precisa intenzione di non dar adito a inevitabili pettegolezzi.
Non solo. Tutto il parentado avrebbe voluto fare scoppiare un grosso scandalo, qualcosa d’inaudito, e se questo non è avvenuto è grazie all’incarico che ricopre d’Inquisitore, un incarico prestigioso, per cui lo scandalo sarebbe stato ancora più grande che il perdere l’onore e i beni.
A parte il fatto che questo suo comportamento è perfettamente inutile perché la signora non è per nulla interessata e di ciò l’esponente è sicurissimo ma la gente, si sa, giudica dalle apparenze e solo un castigo esemplare la potrà far tacere. Ognuno, infatti, pensa a modo suo e, guardando l’esteriorità, giudica ciò che vede dando a volte la cosa per certa e a volte, invece, per dubbiosa.
Prima di arrivare a tanta pubblicità, il suddetto Inquisitore fu sconsigliato caldamente dal perseverare in così grave leggerezza ed esortato a riflettere sul danno ingiusto che provocava. Lo fecero religiosi e persone altolocate. Ma lui niente, non ha desistito dal suo proposito e, anzi, ha intensificato le attenzioni.
L’istante, dunque, per tranquillità sua e onore della sua famiglia (che a nessuno dei discendenti si possa dire in futuro cosa ignominiosa!), supplica V.A. umilmente e con l’affetto che richiede la sua eminente persona di trovare una soluzione degna che ponga fine a tale inconveniente e ristabilisca così la reputazione del Santo Oficio, istituzione per la quale egli sarebbe disposto a perdere la vita non una ma mille volte, se fosse necessario.
Nel caso in cui nulla, invece, sarà fatto, chiama a testimone Dio che V.A non volle ascoltarlo.”

L’Inquisitore generale appose questa nota nell’angolo superiore destro della lettera:
“Che si parli con lui (l’Inquisitore denunciato, ndr) di tutto ciò che qui è esposto e, se risulta conforme a verità, che si castighi.”
In questo caso non sappiamo come sia andata a finire davvero. Ma da diverse ispezioni, disposte dal re Filippo IV di Spagna, so che l’inquisitore De la Cueva continuò a fare di testa sua come sempre aveva fatto.

AHNM Inquisicion,1754/10-19

Pag. 7 papeles y memoriales contra los Inquisidores del Reyno de Sicilia y de los Inquisidores en respuesta del que zerca dellos se le escrivio por el gº

Palermo Al Gº 1631

Contra el Inquisidor D. Juan de la Cueva sobre el festexo de una dama de aquella ciudad de que se sigue mucha nota
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En Madrid 7 de Octubre 1631

Muy Poderoso Señor
Un caballero de las Primeras Familias de Palermo Reyno de Sicilia casado con persona de la misma calidad Dice a V. A./con sentimiento de su corazon/ que continuando el Inquisidor Don Juan de la Cueba en su escandaloça conciencia sin considerar el daño que haçe y ha echo a la reputacion y honor de algunas casas de aquella ciudad, como lo pueden decir todos generalmente, nobles y pebleyos, ha un año que persigue con recaudos, passeos publicos, gestos y escandaloçes acciones a la muger del suplicante dando de entender al pueblo ser cosa suya de manera que ha sido forçado el caballero retirarse con su muger del comercio, y de acudir a las partes publicas como los demas sus Yguales= Por lo que esta sentido con los de su apellido mobidos de hacer un caso lastimoso, y no oydo, y hasta agora les ha detenido el puesto en que se halla de Inquisidor que esta tan a la vista del mundo, y el escandalo grande que de executar al Intento se seguia, no solamente en Palermo pero en todo el Reyno; y el riesgo de perder del todo el honor y haciendas, ademas que todas las acciones y pretenciones suyas son vanas en quanto al efecto y de parte de la muger esta con certissima sigurança pero lo que dice el Vulgo por las señales que ve solo con demonstracion exemplar se podra applacar, porque las opiniones son varias y cada uno juzga a su modo mirando lo esterior, teniendo unos por cierto el caso, y otros dudoso; antes de llegar a tanta publicidad se le hiço entender al dicho Inquisidor se abstubiesse de intentar semejante ligereça por medio de Religiosos y personas sus allegadas, y que mirava el daño que hacia sin fundamento; no lo ha querido hacer, y continua cada dia peor, deseando el caballero su quietud y honor y porque en ningun tiempo se diga a los sucessores de su casa cosa ignominioça= Suplica a V.A. humilmente con el afecto que pide la calidad de su persona, se sirba de probeher del remedio que mejor le pareciere combenga, para el honor de una noble familia, quietud de sus allyados, y reputacion del S.to Officio por quien perdera la vida una y mil veçes si necessario fuesse, y si de no probeherse remedio en lo dicho resultare algun trabajo, se protesta para con Dios y V.A. al qual se acudio para remedio de lo dicho.
Una nota in alto a destra riporta a commento:
Que hay relacion de lo que aqui se dice, que se le advierte para que si ay culpa la enmiende.

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