Attualità Cannes 29/05/2015 08:57 Notizia letta: 5535 volte

Loredana Cannata: Io recito per Sorrentino

In Youth
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Cannes - Emozionata, carica e molto fiera, ha sfilato sulla croisette di Cannes in occasione della presentazione di “Youth – La giovinezza ” nuovo film di Paolo Sorrentino. L’attrice ragusana, di Giarratana, Loredana Cannata – nota anche per aver fatto dell’attivismo sociale, animalista, ambientalista e vegano il suo credo – è l’unica italiana della pellicola con un ruolo più ampio, al fianco di protagonisti del calibro di Harvey Keitel e Michael Caine. Prima di sfilare aveva detto a Sicilia in Rosa: «Non ho ancora scelto il vestito da indossare – confessa – . Di sicuro sarà un abito lungo, ma è difficile trovare quello giusto. Questi abiti d’alta moda sono pazzeschi sulle modelle, ma poi indossati da noi, donne normali…». Eppure a parlare è una donna che tiene molto al suo corpo e che lo ha anche “usato” per sostenere campagne animaliste e ambientaliste e per denunciare i tabù sessuali.
«Il fatto che io utilizzi il mio corpo per denunciare alcuni abomini – spiega – non significa che non ne riconosca i difetti o che lo ami particolarmente. Quando, al mio esordio, decisi di interpretare la “Donna lupo” (il suo primo film, diretto da Aurelio Grimalidi, ndr) sapevo che avrei creato imbarazzo, anche ai miei genitori, ma feci una scelta ponderata perché sapevo che mi avrebbe dato modo di parlare di libertà sessuale e del pericolo dei tabù. Quello fu il mio primo film e da subito portò la mia vita su questo doppio binario: usare il mio lavoro per parlare di cose importanti per me e per gli altri».

Qual è il tuo ruolo nel film di “Youth”?
«Interpreto una donna molto ricca e appariscente, moglie di un popolare uomo latino americano. Siamo una coppia ospite dell’albergo dov’è ambientata la storia e io mi prendo cura di questo marito, malato e molto ingombrante, sia fisicamente che mentalmente. Sono una donna energica, forte, eppure molto stanca».

Come sei arrivata sul set?
«Paolo Sorrentino cercava un’attrice che parlasse spagnolo e io oltre a conoscerlo bene avevo anche l’accento latino-americano che serviva per via dei miei tanti viaggi in Messico dove ho seguito progetti di solidarietà presso le comunità indigene zapatiste del Chiapas. Nella mia vita ricorre, costantemente, questo legame tra la mia professione e il mio impegno attivista per la salvaguardia dei diritti delle persone, degli animali e del Pianeta. Tutto quello che accade mi fa capire che in qualche modo tutto torna».

Sul tuo profilo Facebook, tra le informazioni, si legge “Voglio vivere all’altezza di ciò che so”.
«Sono una persona che si informa, che cerca di saperne di più e poi di mettere in atto quello che ha capito. Rifletto molto e amo stare da sola poi, quando capisco bene qualcosa, la metto in pratica e faccio in modo che non rimanga solo un pensiero ma che diventi, davvero, azione. Il mio è un vero e proprio percorso spirituale che mi ha portato a vedere la vita e la dignità in ogni forma vivente».

Oltre ad attrice, animalista, vegana, attivista, ti definisci anche sciamana. Che vuol dire?
«Viaggiando in America Latina, in Messico, mi sono avvicinata a questa antica pratica che era comune a moltissime popolazioni del mondo che non avevano contatti tra loro. Lo sciamanesimo è il primo approccio spirituale che l’essere umano ha avuto prima dell’arrivo delle grandi dottrine religiose e va all’essenza della spiritualità, quella che le grandi religioni hanno abbandonato per costruire impalcature più complesse. Per gli sciamani ogni cosa è viva e ogni creatura è una coscienza, un’energia che sta sperimentando in questo mondo così come ha fatto e farà in moltissimi altri mondi e in altre vite».

Nasce da qui il tuo avvicinamento allo stile di vita vegano? 
«Ho sempre avuto un rapporto speciale con gli animali anche prima di diventare vegana e ho scoperto che gli animali nello sciamanesimo sono molto importanti per la loro simbologia. E infatti, sono diventata vegana grazie all’incontro con un falco. Era il 2012 e seduta sul mio balcone, nella mia casa a Roma, chiedevo, come mi è solito fare, un segno alla vita. In quel momento mi volò accanto un falco che nello sciamanesimo invita a guardarsi intorno e a tenere gli occhi bene aperti. Qualche giorno dopo andai a Francoforte per una della prime manifestazioni europee contro l’austerity e lì fui arrestata con altri attivisti. Diciamo che in quel momento capii che il livello dello scontro si stava alzando e che il mio attivismo doveva diventare meno sporadico. Diventare vegana ha aumentato la mia energia e la mia coerenza e mi ha portato ad occuparmi degli animali e della loro salvaguardia in modo più assiduo».

Cosa significa essere vegani?
«La scelta vegana è una rivoluzione totale nei confronti degli animali, degli esseri umani e del Pianeta. Basti pensare che gli allevamenti di animali e il consumo di carne sono tra i maggiori fattori di inquinamento al mondo, per non parlare del grande spreco di acqua e della deforestazione della foresta Amazzonica. Per di più, l’alimentazione vegana sarebbe in grado di garantire cibo e nutrimento per tutta la popolazione mondiale che entro il 2050 raggiungerà i 9 miliardi. E non dimentichiamo il lato salutista, visto che abbiamo ormai appurato quanto faccia male mangiare carne e i derivati. E ovviamente, c’è il motivo principale: per noi, è intollerabile la tortura di esseri viventi che hanno i nostri stessi diritti di vivere su questo pianeta. Sono convinta che un giorno riusciremo a liberare gli animali da questa “schiavitù”: noi vegani siamo i pionieri di una nuova coscienza».

La tua partecipazione al NoExpo May Day quindi è, quindi, legata a questa filosofia di vita?
«In realtà ho partecipato al Noexpo Mayday anche per il rifiuto di una precarizzazione del lavoro che sta diventando sempre più intollerabile. Era l’1 maggio e andava ricordato che i diritti dei lavoratori sono stati conquistati a duro prezzo. Oggi stiamo assistendo a uno smantellamento di questi diritti e non possiamo abbassare la guardia. E poi sono stata li perché una discussione seria su come nutrire il pianeta non può essere fatta dalle multinazionali e perchè è doveroso prendere in considerazione la scelta vegana. Per questo motivo, a dicembre, sarò alla Conferenza Parigi 2015 sul clima dove intendo portare la proposta vegana agli ambientalisti mostrando loro come sia già un modo per salvare il pianeta».

Torniamo al tuo lavoro, in cosa sei impegnata al momento?
«In autunno uscirà Romanzo siciliano, nuova serie di Canale 5, diretta da Lucio Pellegrini. Subito dopo, su Rai 1 andrà in onda la fiction Questo è il mio paese diretta da Michele Soavi. E poi sono impegnata con il mio monologo su Marylin Monroe».

Perché proprio Marylin?
«È il mio omaggio alla stella che quando avevo solo sette anni mi catturò e mi spinse a intraprendere questa strada. Fui folgorata da una piccola foto. Si tratta di un testo che ho scritto usando solo quello che lei disse di se stessa, nella sua autobiografia o in alcune interviste. La piéce è ambientata in una delle sue ultime sere di vita, nell’estate del ‘62 e si sviluppa con la diva che, chiusa in una stanza con barbiturici e champagne, registra una seduta terapeutica per il suo psichiatra. Nel testo ho voluto mettere la sua frase “ho ricevuto strane telefonate in questi giorni, di silenzio o di minaccia”, perché sono convinta che lei sia stata assassinata e ho voluto prendere posizione».

Il prossimo 14 luglio compirai 40 anni. Tempo di bilanci? 
«È un numero pesante, sia per grafia sia come suono. Ammetto che la cosa mi crea delle sensazioni, ma affronto questa tappa con grande energia. D’altra parte da quando sono vegana vedo un ringiovanimento e una forza nuova. Un fatto che ha dovuto ammettere anche mia madre, prima tanto preoccupata, da buona mamma siciliana, per la “dibulizza”. Insomma, sto bene».

Sei innamorata?
«No».

Non pensi mai a una famiglia tua?
«Per niente e sono sempre più convinta di questa scelta. Ho sempre pensato che la mia missione fosse mettermi a disposizione dei figli del mondo, di quelli che ne hanno più bisogno. Oggi siamo sempre di più le donne childfree che non procreiamo per scelta nostra e, a dirla tutta, questo non fa affatto male al pianeta».

Qualche anno fa hai messo in scena il tuo monologo “(Odio) gli indifferenti”. È ancora quello il tuo credo?
«Quel monologo finisce con “ognuno faccia come cazzo gli pare forse per fare un mondo diverso si comincia proprio dal non odiare”. E io sono convinta che quello che conta davvero sia il non scaricare su chi incontriamo quotidiamamente tutte le nostre frustrazioni».

I tuoi progetti futuri?
«Per ora mi godo le uscite del film e delle serie che ho appena girato. Nei prossimi mesi, poi, oltre a portare in giro il mio lavoro su Marylin, mi impegnerò per una partecipazione attiva al Summit sul clima, magari con una conferenza sul tema vegano. E poi, un progetto più a breve termine è quello di regalarmi una vacanza, da sola, per i miei quarant’anni visto che quando parto lo faccio quasi sempre per lavoro o per le manifestazioni. Penso proprio di meritarmelo».

La Sicilia