Attualità Scicli 30/05/2015 00:34 Notizia letta: 2799 volte

Io non ci sto

Che ben vengano i commissari straordinari
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Scicli - Io non ci sto.
Scicli, la mia città, non merita quest’abito mafioso che i media e alcune forze politiche hanno voluto a tutti i costi cucirle addosso.
Una rondine non fa primavera, dice un antico proverbio. Uno squilibrato (o solo un pugno di delinquenti) non può, dunque, etichettare un’intera società civile, tranquilla, laboriosa, sapientemente determinata a inseguire un benessere che dal Cinquecento fino a oggi è stato il vero grande artefice del suo sviluppo urbano.
Io rifiuto, pertanto, la mistificazione globalizzante dei giornali nazionali e di una stampa locale spesso più attenta alla denuncia e alla spettacolarizzazione del malaffare che alla ponderazione della ricaduta di un sospetto.
Gli untori dei tempi passati distruggevano le società nelle quali operavano per uno scopo illecito e personale, mai per la promozione del bene comune che è jus irrinunciabile delle genti.
Scicli è la mia città, ripeto.
Una parte della mia vita le appartiene, come un figlio appartiene alla madre.
È l’aria che respiro; è vento africano di scirocco, caldo e molesto ma familiare e vivo che mi brucia, appena arrivo da un’altra patria lontana.
E cerco, a ogni ritorno, con occhi avidi e inquieti l’acropoli barocca e il Duomo, ieratico e discosto: memorie che mi hanno fatto UOMO.
Non posso più permettere, allora, questo disfattismo sacrilego che contamina ogni cosa, che sta minando alla base con inesorabili metastasi la dignità di una città viva.
Io punto il dito contro chi ha permesso e permette col suo silenzio che tutto questo accada.
Che ben vengano i commissari straordinari, dopo il provvedimento di scioglimento dell’ente comune per infiltrazioni mafiose disposto dal Governo!
Che difendano la città, però, da un assalto mediatico senza precedenti!
Le auto sono date alle fiamme anche in grandi metropoli come Milano, non solo a Scicli.
A Roma le infiltrazioni mafiose si sono insinuate dentro il più segreto cuore del potere ma la MIA città ha bisogno in questo momento difficile e congiunturale di un affetto diverso, di un’attenzione particolare, della tenerezza della madre per il figlio malato. Non il discredito e l’insulto!
Non ho sentito, purtroppo, il grido dei cittadini migliori in sua difesa.
E se qualcuno ha gridato, quelle grida non m’interessavano perché erano destinate -così mi parve- a perpetuare un sistema nel più bieco trasformismo gattopardesco che incarna e rende attuale la lezione di Lope de Vega.
Voglio sentire altre parole, altre grida, io.
Perché sotto questo eterno sole qualcosa cambi effettivamente ma per migliorarsi ancora, per migliorarsi sempre.
Perché Scicli, autentico gioiello barocco di pietra, per un antico sortilegio possa continuare ad affabulare il visitatore e il foresto con magnifiche storie d’amore, nell’incanto dei suoi vicoli assediati dalla calura estiva, tra paesaggi mozzafiato che incomparabili architetture urbane una magia trasformò in quinte necessarie a una vita felice.
Le tradizioni preziose, la storia millenaria e l’anima stessa che si fa coscienza hanno bisogno, ora più che mai, di una testimonianza forte, di un urlo che sia chiarificazione utile e confessione sincera della nostra orgogliosa appartenenza.
Ecco il grido che voglio sentire!
Dalla sua intensità riconoscerò il mio popolo. Eroico sempre, generoso ancora, soccombente mai.
L’urbs inclita et victoriosa lo richiede a ognuno di noi, sciclitani che amiamo la Terra.
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Un Uomo Libero.