Giudiziaria Agrigento 30/05/2015 00:10 Notizia letta: 3359 volte

Cassazione, Veronica Panarello resta in carcere

Un altro no
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Roma - Resta in carcere Veronica Panarello, accusata dell'omicidio del figlio di 8 anni Loris, trovato morto il 29 novembre 2014. Lo ha stabilito la Prima sezione penale della Cassazione che ha rigettato il ricorso della difesa della donna contro l'ordinanza del riesame del 3 gennaio scorso che confermava la misura cautelare in carcere.

«Prendiamo atto della decisione della Cassazione e aspettiamo le motivazioni. Battaglieremo al processo che è la fase in cui si restituiscono gli equilibri tra accusa e difesa». Così l'avvocato Francesco Villardita, legale di Veronica, commenta la decisione della Cassazione che ha stabilito di confermare il carcere per la donna accusata dell'omicidio del figlio.

Nel ricorso articolato in 21 motivi la difesa contestava l'assenza di un movente per il delitto, l'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'illogicità manifesta dell'ordinanza del Riesame. L'atto sottolinea tra l'altro che il Riesame «non ha superato con rigore scientifico il tema dell'orario della morte di Loris», che per la difesa non sarebbe tra le 9 e le 10 come dichiara la perizia medico-legale della Procura, ma più tardi, quando la donna ha un alibi: è al corso di cucina al castello di Donnafugata. Venivano contestati inoltre gli esiti degli esami delle immagini delle telecamere di sicurezza. Secondo Villardita il fatto che l'auto di Veronica si dirigesse verso il canalone dove il bimbo è stato trovato «non può essere considerato un grave indizio di colpevolezza», tale da giustificare la custodia in carcere per la donna.

Veronica Panarello è stata prelevata da casa sua l'8 dicembre scorso e ascoltata per ore dagli inquirenti, che quindi ne hanno disposto il fermo. Il perno dell'accusa, sostenuta dal procuratore Carmelo Petralia e dal sostituto Marco Rota sono le presunte «bugie» della mamma di Loris. Dice di avere accompagnato il figlio a scuola, ma le immagini dei sistemi di videosorveglianza in un paese da Grande Fratello tanto che è fornito di telecamere non inquadrano la sua auto vicino l'istituto Falcone-Borsellino. Altri elementi sono le fascette di plastica consegnate alle maestre compatibili con il legaccio usato per strangolare il bambino. Ricostruzioni che hanno retto al vaglio di un Gip, che ha convalidato il fermo il 12 dicembre, e del tribunale del Riesame.

Redazione
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