Attualità Scicli 06/06/2015 11:35 Notizia letta: 2650 volte

Inaugurata a Scicli la casa della Carità

E' casa Valverde
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Scicli - Il 4 giugno, a Scicli, l’ex convento di Valverde ha ripreso vita. “Nasce oggi un polo della carità che diviene cuore della vita di fede di questa città”: con queste parole don Ignazio La China, Vicario Foraneo di Scicli e Presidente della Fondazione San Corrado, ha aperto la cerimonia di inaugurazione di Casa Valverde, nuovo segno della carità generato dalla rete tra Fondazione San Corrado, Caritas Italiana, Fondazione di Comunità Val di Noto, Fondazione CON IL SUD. “Con questo progetto si raggiungono due obiettivi importantissimi – ha detto il Commissario Straordinario Tania Giallongo – restituire un bene alla collettività e rendere, a chi soffre, la dignità di una casa”.
L’antico convento ristrutturato sarà infatti destinato a un progetto di “Housing First” (che si può sintetizzare nell’espressione “prima di tutto la casa”), ovvero all’accompagnamento abitativo come primo passo per un recupero di dignità. Da qui – una volta soddisfatta l’esigenza abitativa - si punterà a percorsi di autopromozione della persona che ne facciano riemergere capacità e fiducia nelle relazioni, come ribadito da Valerio Landri, direttore della Caritas diocesana di Agrigento e delegato laico per la Sicilia nel Comitato del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze: “Attenzione a pensare che aprendo Casa Valverde abbiamo assolto al compito di dare una casa a chi non ce l’ha. Per rispondere al bisogno dei senza dimora non basta offrire un tetto sotto cui dormire, occorre restituire capacità di relazione. Per questo, nella dinamica di accoglienza, bisogna accompagnare la persona verso un’identità pacificata e, in questo percorso, fare in modo che si senta riconosciuta e accolta, perché possa ritrovare le sue potenzialità e scorgere la possibilità di ripartire nella vita”. Ad accogliere l’ospite di Casa Valverde sarà la comunità tutta, che rivestirà un ruolo fondamentale nel percorso verso la ripartenza. “Per dare un tetto a una persona occorre generare una comunità accogliente. È compito della Caritas lavorare perché la presenza dell’ospite acquisti un significato anche per la comunità ecclesiale e civile che lo accoglie – ha proseguito Landri, evidenziando come un ospite che si sente appartenente a una comunità diviene portatore di valori e, al tempo stesso, una comunità che si lascia abitare dall’altro e si scopre accogliente, genera sempre nuove relazioni, con effetti positivi su tutta la città. “Per questo la Casa è prima di tutto uno strumento educativo e non di assistenza – ribadisce Landri – uno strumento che permette di ripensare l’idea dell’educare nella logica del lasciarsi educare dall’incontro col povero e di riformulare il modello dell’abitare nell’ottica di una Chiesa che, facendosi grembo capace di relazioni di sostegno significative, recupera la dimensione dell’uscire in cerca dell’incontro”. Casa Valverde diviene dunque opera-segno di una Chiesa che sa abitare le strade per fare esperienza del risorto, che si sbilancia oltre le sue mura e va verso le periferie dell’umano per mostrarsi non solo esperta di umanità ma immersa nell’umanità. “Sia questa un’esperienza ecclesiale e non solo assistenziale, un segno profetico per la città” – ha infine augurato il direttore della Caritas di Agrigento.
“Il modello dell’Housing First è un modello di orientamento che prevede, dopo l’accompagnamento abitativo, la costruzione di un percorso in cui la persona non viene assistita ma è resa protagonista – ha detto Domenico Leggio, direttore della Caritas di Ragusa e membro del direttivo della Fio.PSD, soffermandosi sul ruolo della comunità: “La collettività mette l’ospite al centro e partecipa con lui e con l’equipe degli operatori all’obiettivo di una ripartenza, prendendo parte a un progetto che restituisce dignità e attenzione alla persona e dà il senso di nuovo umanesimo”.
Le accoglienze saranno attivate di concerto con i servizi sociali, le parrocchie, l’equipe degli operatori, che valuteranno il disagio abitativo della persona, nelle sue diverse sfumature. “Ne sentiamo la responsabilità ma anche la bellezza – ha affermato Antonluca Candiano, referente della Caritas di Noto per l’Housing - Casa Valverde è pensata per essere aderente alle diverse necessità”. Il centro abitativo del convento, molto ampio e su tre livelli, sarà punto di arrivo e ripartenza per alcuni, e occasione di incontro e condivisione per tutti. Casa Valverde si aprirà ad un’ampia tipologia di accoglienze: potrà ospitare circa diciotto persone (singoli e nuclei familiari sfrattati, o in condizione di forte disagio, persone in uscita dal carcere o dalla prostituzione, senza fissa dimora, migranti in difficoltà…) che usufruiranno, a seconda delle necessità e della condizione di singoli o nuclei, di otto stanze con bagni annessi. Vi è poi una cucina, una mensa comune, una sala per il tempo libero e le attività dei bambini, una piccola biblioteca, una lavanderia. La presenza di una comunità religiosa – le Suore della Presentazione di Maria al Tempio, provenienti dalla diocesi gemella di Butembo-Beni - permetterà un riferimento costante per le persone accolte. Coinvolte, in questo farsi Casa per il prossimo, anche le giovani generazioni: gli studenti dell’indirizzo I.p.i.a. dell’Istituto “Galilei Campailla” di Modica stanno dedicando le ore di laboratorio alla realizzazione di alcuni mobili per le stanze di Valverde. “L’intenzione è quella di dare alle persone la dimensione dell’abitare. A partire da questo sarà bello accompagnare ciascuno nel proprio percorso verso una sempre maggiore autonomia” – ha concluso Antonluca Candiano.
Il vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò, che ha fortemente voluto che l’ex convento diventasse segno di accoglienza, si è soffermato sulla corresponsabilità dei fedeli laici nella missione della Chiesa: “Questa Casa, segno importante di una Chiesa che si fa vicina ai poveri e diventa povera nella misura in cui ha un bene e lo condivide con tutti, è anche una grande sfida alla maturazione delle comunità cristiane: senza trame di relazioni essa si riduce a una versione superficiale di assistenza. Siate dunque missionari della misericordia in un’ottica di promozione della cultura dell’incontro”.
Mons. Staglianò ha infine scoperto la targa e benedetto i locali, dedicati a quanti hanno voluto sempre dare una dimensione fraterna alla carità coniugando insieme condivisione, educazione, impegno per la giustizia: i Papi Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco; i “padri” della Caritas Italiana Mons. Giovanni Nervo e Mons. Giuseppe Pasini; Mons. Salvatore Nicolosi, “padre” della Caritas diocesana di Noto.

Redazione