Lettere in redazione Modica 10/06/2015 22:54 Notizia letta: 4137 volte

La strana assunzione dell'analista del depuratore

Parla il capogruppo Pd Ivana Castello
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Modica - Pochi sanno, anche tra gli interessati, che a latere della gestione del depuratore di Modica ha avuto luogo una vicenda con sicuri connotati clientelari.

Uno dei primi atti compiuti dall'Amministrazione Abbate è quello di sostituire il responsabile tecnico del depuratore, l'ingegnere Alessandro Modica (che svolgeva l’incarico senza onere per il Comune), con l'ingegnere Salvatore Vindigni. La determina è dell'8 agosto 2013. A quest’ultimo, però, non se ne comprende il motivo, gli è stato attribuita un’addizione di stipendio di circa 6.000 euro all’anno.
Vindigni si pone subito al lavoro e, dopo appena diciannove giorni, con lettera protocollo n. 40184 del 27 agosto 2013, chiede all'Amministratore della S.p.M. due «interventi»:

- assumere una figura professionale che possa espletare le analisi chimico fisiche per la corretta conduzione degli impianti;
- dotare il complesso di contrada fiumara di un laboratorio».

Successivamente, con nota n. 48882 del 9 ottobre 2013, precisa che la persona da impiegare dev'essere laureata in quanto, oltre a redigere le analisi in autocontrollo, deve assumersi la responsabilità della gestione bio-chimica dell'impianto, che di norma (le analisi) competono a un tecnico laureato.

Per reperire le somme necessarie è incaricato lo stesso Vindigni, il quale rimodula il quadro economico dei lavori di manutenzione straordinaria programmati dal precedente direttore. In breve taglia l’impermeabilizzazione e il ripristino sommatale della vasca di sedimentazione e parte della somma liberata la destina alla costituzione del laboratorio (nota del 23 maggio 2013, prot. 23517).
La rimodulazione viene approvata dal dott. Giovanni Pluchino con determina 2791 del 2 dicembre 2013. Le somme effettivamente spese e rendicontate per il laboratorio, escluse le opere murarie, superano i 17.000 euro.
Fatto il laboratorio, ovviamente, doveva farsi il suo gestore. E qui entra in gioco nientemeno che l'amministratore della SpM, Antonio Guastella, il quale chiede al responsabile comunale del personale se sia presente in pianta organica «una unità lavorativa laureata in chimica, da impiegare periodicamente presso i depuratori del comune di Modica» (nota del 13 novembre 2013, prot. n. 2027). Ne esistono due o tre, ma si interpella solo la dottoressa Maria Nero, ecologa già assegnata agli Impianti e Servizi di Depurazione, La dottoressa Nero, fa sapere il dott. Giovanni Pluchino, responsabile del settore cui è assegnata, è totalmente assorbita dai compiti espletati quotidianamente (nota del 10 dicembre 2013, prot. n. 62182). Non spiega, tuttavia, in che consistono né ne indica i tempi di durata. Nulla si dice, invece, in merito alla disponibilità della laureata in chimica e della biologa, che, pur presenti nell'organico del Comune, non sono state interpellate, disattendendo quanto previsto all’articolo 7 del decreto legislativo n. 29 del 1993, nella versione aggiornata del 1998, che impone alle amministrazioni, prima di procedere al conferimento di incarichi esterni, di accertare l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane interne.
L'8 gennaio 2014, infine, si dà luogo all'ultimo atto, se si esclude la sorpresa finale. Viene pubblicato sul sito della SpM un avviso pubblico per «l'avvio di un tirocinio extracurriculare per un tecnico di laboratorio con carattere di urgenza». La laureata in chimica, da inserire per l'avvio sperimentale del laboratorio di analisi, così è riportato nel bando, deve aver conseguito il titolo con un voto non inferiore a 110/110 e da non più di tre anni. Stranamente quest'ultimo requisito non rientra in alcuna delle tipologie di tirocinio individuate dalla legge.
Ma questo è solo un dettaglio se si considera che non sono stati individuati il soggetto promotore e il soggetto ospitante; non è mai stata sottoscritta una convenzione tra promotore e ospitante; e non è stato formulato un percorso formativo: tutti atti obbligatori per legge ai fini dell'attivazione del tirocinio. Di contro è stata nominata una commissione composta, dal dott. Giovanni Pluchino responsabile del IV settore, dal dott. Antonio Guastella presidente della SpM, dall'ing. Salvatore Vindigni in qualità di direttore tecnico e dal perito chimico Salvatore Tornello, per selezionare il vincitore tra i candidati partecipanti. Pervengono due domande, ma la Commissione, all'unanimità, decide di escluderne una perché laureata da più di tre anni. L'altra, la dottoressa Emanuela Rizza, viene avviata al tirocinio formativo (Determina n. 448 del 28 febbraio 2013, con cui si approva il verbale della commissione e si incarica il dott. Guastella di comunicare l'avvio del tirocinio all'unica concorrente idonea. En passant si fa osservare che a firmarla è il dottor Giovanni Pluchino, il quale approva l'operato della commissione di cui egli è parte).
Il dott. Guastella lo stesso giorno (nota prot. n. 613 del 28 febbraio 2013) comunica alla Rizza di essere risultata idonea a svolgere il tirocinio. Nello stesso momento in cui le comunica l'idoneità revoca il tirocinio e le propone di sottoscrivere un contratto di collaborazione. Qualcuno ha pensato che il tirocinio sia stato inventato per escludere eventuali concorrenti con maggiore anzianità e più qualificati della Rizza nella professione, oltre che per mascherarne l’assunzione. Sul tema è opportuno soffermarci qualche altro minuto.
L’articolo 7 del decreto legislativo n. 29 del 1993 precisa che le Amministrazioni possono conferire incarichi esterni a patto che la prestazione sia di natura temporanea e altamente qualificata. L'Amministrazione ha agito esattamente come se la legge imponesse il contrario: minore è la competenza del candidato e maggiore è la preferenza che gli va accordata. L'affermazione può sembrare un controsenso, ma se consideriamo il bando attraverso cui è stata selezionata la vincitrice non possiamo fare a meno dal pensarlo: in prospettiva di un corso di tirocinio subito disdetto, si esclusero i candidati con più di tre anni di attività post-laurea. Come dire che se uno ha conseguito la laurea da dieci anni e nei dieci anni ha lavorato maturando esperienza, il requisito va considerato un demerito. La dottoressa Rizza in più al momento dell’assunzione non era neanche iscritta all’Albo professionale.
Il contratto, ad ogni buon conto, è di collaborazione occasionale; ha una durata di tre mesi (dal 1° marzo al 31 maggio 2014) e prevede un corrispettivo lordo di 1.950 euro.
Concluso il contratto vien fuori un ulteriore colpo di scena, quasi a certificare che la Giunta Abbate procede alla giornata: il dott. Guastella invia quattro richieste di preventivo, per lo svolgimento giornaliero delle analisi chimiche dei reflui dei due impianti di depurazione, a quattro diversi professionisti. Tra essi è anche la dottoressa Rizza che, da gran fortunata qual è, vince nuovamente la gara per aver proposto il preventivo più basso. Vincitrice su tutti i fronti: prima sbaraglia i candidati al falso tirocinio; poi, non facendosi il tirocinio, sbaraglia le imprese più agguerrite della piazza nel concorso quale libera professionista. A questo punto la SpM sigla una convenzione della durata di sei mesi, dal 1° luglio al 31 dicembre 2014 (prot. 1507 del 7 luglio 2014) e la Rizza si impegna ad effettuare le analisi dei reflui etc. dei depuratori di Modica e Frigintini. Stavolta il compenso è di 850,00 euro mensili, oltre eventuali oneri, da corrispondere dietro regolare fattura. Giunto il 30 dicembre 2014, la convenzione le è stata rinnovata per tutto il 2015 (nota prot. n. 2538 del 30 dicembre 2014). Ovviamente la favoletta si conclude in modo asimmetrico: mentre vengono avviate le analisi dei reflui, il depuratore peggiora e gli sversamenti di acque brute inquinano il torrente e i terreni della Fiumara.
Il prossimo capitolo potrebbe riguardare i danni cagionati da tanta abbondanza di liquami.

Ivana Castello