Attualità Ragusa 14/06/2015 17:15 Notizia letta: 2104 volte

Presentato il Bestiario Ibleo

Miti e credenze popolari
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Ragusa - Dall’ormai estinto elefante nano alle api che, si dice, una volta scomparse porteranno via con sé anche l’uomo. E’ stato presentato ieri pomeriggio, all’interno del giardino del locale “Giro di Vite” di Ragusa, il primo libro edito dalla casa editrice Le Fate di Alina Catrinoiu, scritto da un’accoppiata piuttosto insolita: un antropologo e un biologo. “Bestiario Ibleo”: questo il nome del poderoso volume, una sorta di enciclopedia sui miti, le credenze popolari e le verità scientifiche sul mondo degli animali del sud-est della Sicilia. Il libro, si diceva, è stato scritto a quattro mani dall’antropologo di Chiaramonte Alessandro D’Amato e dal biologo di Monterosso Giovanni Amato. Le illustrazioni sono state eseguite da Manuela Menta. La prefazione, invece, è stata curata dal musicista e ricercatore di antiche tradizioni Carlo Muratori che, durante il suo intervento, spiega: “In una società dove tutto è sopra le righe, due ragazzi della nostra terra non ci raccontano le persone, ma gli animali. Ed è attraverso le bestie che noi riusciamo a comprendere, incredibilmente, gli abitanti di questa terra, l’elemento ibleo. Il suono che viene fuori leggendo queste parole è una vera e propria fiera nella sua triplice accezione: nel senso dell’animale, nel senso del sentimento dell’orgoglio, nel senso del mercato”. Alessandro D’Amato, invece, ha spiegato i motivi che hanno portato alla realizzazione del volume: “Il mio incontro con Giovanni Amato è avvenuto quattro anni fa. Da allora abbiamo lavorato per realizzare questo libro che è suddiviso sostanzialmente in tre parti: la prima è dedicata ai mammiferi, la seconda ai rettili e ai volatili, la terza agli insetti. Si parte con le specie estinte, ovvero l’elefante nano e i lupi e si termina con le api. L’elefante nano ha portato alla nascita del mito dei ciclopi in Sicilia, poi ripreso da Omero. Perché un antropologo si occupa di animali? Citando Claude Levi – Strauss, rimane irrisolto il rapporto fra natura e cultura. Per questo esistono tantissimi miti, favole e credenze popolari sugli animali: per rispondere ad alcune domande sulla natura che altrimenti ci apparirebbe come incomprensibile. Ed ecco, allora, l’antropomorfizzazione degli animali e la zoomorfizzazione degli uomini. Non poteva, dunque, mancare una riflessione su questi temi”. Giovanni Amato, che ha curato la parte scientifica, invece, entra nel dettaglio della parte scientifica del testo e dichiara: “Siamo partiti dai mammiferi perché rappresentano gli animali più evoluti. Dopo aver parlato delle specie estinte, si passa alla trattazione delle specie esistenti e chiudiamo la sezione con i pipistrelli. Rettili e uccelli sono stati categorizzati insieme per ragioni evolutive: gli uccelli hanno profondi legami con il mondo dei dinosauri. La categoria degli insetti, invece, chiude il testo: cavallette e api. Sono stati scelti, ovviamente, perché antitetici. Da un lato, infatti, abbiamo un insetto che nella mitologia e nella realtà rappresenta la distruzione e la pestilenza, mentre le api rappresentano la produttività. Perché un biologo si occupa di antropologia? Perché un biologo deve per forza essere molto legato al territorio: non possiamo parlare di animali senza parlare di uomini”. Animatissimo e particolarmente piacevole il dibattito finale: tantissime, infatti, le domande del numeroso pubblico presente che non ha certo perso l’occasione di chiedere spiegazioni in merito alle credenze e ai miti sul mondo animale. La presentazione è rientrata all’interno degli eventi della manifestazione culturale “A tutto Volume”, categoria “Extra Volume”.

Irene Savasta
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