Attualità Ragusa 17/06/2015 20:07 Notizia letta: 43 volte

Rosario Fiorello: La Sicilia? Na fimmina lassata

L'intervista, il giorno del suo 55esimo compleanno
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Ragusa - “La Sicilia? È una fimmina abbandonata. E’ ancora innamorata del suo uomo, ma è stata tradita. Siamo messi davvero male, ma è inutile prendersela col politico di turno, ci siamo ormai rassegnati a questo stato di cose”.

“L’ora del Rosario” a Fiorello l’ha suggerita Sat 2000. “Sono onnivoro, guardo la Tv alla maniera di Blob, sono un Blob vivente, scarico le App sul telefonino e mi guardo sprazzi di trasmissioni dal cellulare, vedo l’esibizione che mi interessa, non seguo tutta la trasmissione”.

Due ore prima dello spettacolo, sul palco del teatro Duemila di Ragusa, il giorno del suo 55esimo compleanno, Rosario Tindaro Fiorello indossa la coppola e spiega che da Marsala a Ragusa ha impiegato quattro ore e mezzo lungo strade strette e tortuose. Per non parlare poi del crollo del pilone che ha tagliato in due la Sicilia. “Ma chi è stato il progettista? Valeriu Scanu! Battuta a parte, la Sicilia non cambia mai”.
Si siede su una sedia a bordo palco, guarda la struttura che lo ospita: “Ma veramente lo tenete chiuso il Teatro Duemila? Una città come Ragusa…Eppure vedo che in questa comunità ci sono compagnie, gruppi, c’è animazione culturale…”
Parla del suo ritorno in Sicilia: “Sono sbarcato a Marsala, come Garibaldi, e mi sono fatto la tre giorni di Marsala. Lui è sbarcato il 6 maggio, io qualche giorno dopo”.

Come è stato l’arrivo a Ragusa?
“Oggi ho fatto il turista con mia moglie e mia figlia, che sono venute apposta da Roma. Quando torno in Sicilia mi amareggio, ma è inutile prendersela con l’ultimo politico. La strada che da Gela viene a Ragusa è allucinante.
Vedi, io questa zona l’ho sempre battuta poco. Sono nato a Catania, mio papà era di Letojanni, siamo vissuti ad Augusta, venivo poche volte qui. Io penso sempre al turista, perché noi siamo abituati e rassegnati, ma quando torni e vedi la strada piccola e per di più devi fare il Camel Trophy…”

Come definisci la tua terra?

Tra “irredimibile”, come diceva Sciascia, e “buttanissima”, come dice Buttafuoco, io ne conio una terza: dico che la Sicilia è “na fimmina lassata”.
Perché, vedi, poi le cose le sappiamo fare, chi vince Sanremo, chi vince Amici, penso a Giovanni Caccamo, Deborah Iurato; è venuta Suor Cristina da me al baretto, in un covo di bestemmiatori…”

Perché uno spettacolo a Ragusa e non a Catania o Palermo?

Quando ho visto la lista dei palazzetti in cui avrei potuto fare gli spettacoli, ho scelto la periferia. Non abbiamo messo neanche i manifesti. Ho detto: “facciamo i teatri di provincia”. Ho fatto Novara, Senigallia, Assisi, ho ripreso il contatto col pubblico.
Facciamo come si faceva una volta. I politici facevano i comizi, io faccio i teatri, arrivando prima nei posti.
Grazie a questo tour ho conosciuto l’ossatura del nostro Paese, la sua forza è la provincia italiana, perché c’è più fame, c’è più voglia di emergere, noi avevamo fame, di andare a Milano. Noi di Augusta. Quelli di Milano sono già a Milano. Unni vanu?
Ad Augusta?!

Vedi, oggi ho incontrato le persone, ho girato un film, a Ragusa Ibla. Sono salito sul trenino turistico, tutti uscivano dai balconi a guardare e io non capivo. Poi ho scoperto che il capotreno aveva telefonato a tutti i suoi amici di Ibla: “Pronto, affacciati, ci ho a Fiorello sul treno!”

Cosa pensi di questo lembo dell’isola?
“Chi vive in Sicilia non gira la Sicilia, ricordo che una volta da ragazzo ho fatto una gita a Piazza Armerina. A Scicli e a Modica venivo col la squadra del pallone, il Megara”.

Giocavi?

“Venivo allo stadio Ciccio Scapellato. Giocare era una parola grossa. Io taliavo...”.

Cosa pensi dei nuovi talenti del mondo dello spettacolo?

“Non c’è bisogno di aiutare chi ha talento. Io non faccio il produttore, mi piace scoprire chi ha talento. Quando ho fatto il baretto, alle cinque del mattino venne Giovanni Caccamo si presentò: “io faccio il cantatore”, gli risposi: “tu fai il modello forse”, lui: “sono amico di Battiato”, pensai “cà n’autru ce ne è”, “mettiti al piano”, quando l’ho sentito gli ho detto: “Minchia, ma sei bravo”. Ora c’è un’altra, Giulia Protelli, è stata presa dalla Warner.
Il guaio è che le case discografiche ti dicono subito: “quale Talent vuoi fare?”

Non è più come una volta, non si fa più la gavetta, il punto di arrivo è diventato un punto di partenza.

Ho messo piede in tv nel 76, ad Antenna Sicilia, avevo fatto un record radiofonico di 72 ore di non stop in una radio di Augusta. Ero ospite di Tony Ranno, quello dei Beans.

La prima volta in Rai fui ospite a Castrocaro di una giovanissima Barbara d’Urso. Io ero emergente “nel campo del turismo”. Cantai We are the world. Quando mi esibii là, per me fu un punto di arrivo. Oggi non c’è più emozione, si inizia con lo sconosciuto in tv, lì si fa la gavetta. Questo è terribile”.

Il futuro della tv?

“Il digitale. Il futuro è nei contenuti brevi, fruibili da cellulare. Solo quelli che ci interessano. Oggi abbiamo il servizio Replay. Non abbiamo l’incubo del timer del videoregistratore, che non ci azzeccavi mai.
Per sapere quello che succede a Ragusa, digito Ragusanews e c’è tutto!
Qui c’è gente che mi propone ancora la televisione con le valvole…

Io ho fatto la tv col telefonino, un programma radio col cellulare”.

E della politica cosa pensi?

“Ci luvai manu. Ho eliminato la satira politica dal mio spettacolo. Oggi con Facebook, Twitter, ci sono mille battute al giorno di satira politica, c’è Crozza, c’è Gazebo.
Io voglio dare due ore di spettacolo spensierate, su temi facili, che capitano a tutti.
Se parli di politica corri il rischio che il pubblico la tua battuta l’abbia letta due ore prima su Spinoza.it.

Anzi, ti prego di non scrivere le battute, se no domani devo cambiare lo spettacolo”.

Giuseppe Savà
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