Lettere in redazione Modica 17/06/2015 13:48 Notizia letta: 2621 volte

Tar, il segretario comunale replica a Ivana Castello

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
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Modica - In riferimento all’articolo pubblicato su “Ragusa News” ieri, dal titolo “Controlli interni alle partecipare, Ivana Castello vince al Tar”, a firma della consigliera, Ivana Castello, sento il dovere di esplicitare alcune precisazioni su argomenti che vedono il mio ruolo e la mia persona coinvolti nella qualità di segretaria generale del Comune di Modica.
Valuto la sentenza contraddittoria ed illogica e ne spiego le ragioni.
Il tribunale amministrativo nel corpo della sentenza cita il precedente del Tar Catania n°221 del 2011 il quale recita :
Sicchè la Giurisprudenza ha, ad esempio, ritenuto ragionevole una norma regolamentare che imponga agli uffici comunali di evadere la richiesta di accesso nel minor tempo possibile e comunque, entro 7 giorni, se si tratta di richiesta di atto singolo; consentendo un più ampio termine (entro 30 giorni) solo nel caso di una richiesta relativa ad una pluralità di documenti oppure ad atti non immediatamente disponibili (T.A.R. Calabria, Sez.II, n. 221/2011).
Pur commentando il parere reso dal Segretario generale viene riportato in sentenza un contenuto non veritiero e non corrispondente al vero desumibile dal verbale del Consiglio comunale n°14 del 2015:infatti dal verbale n°14 del 2015 si desume che il segretario generale non ha fatto nessun aggancio al principio di riservatezza e questo risulta invece essere uno dei punti motivazionali errati della sentenza, che ha condotto il Giudice all’annullamento parziale della deliberazione; ma c’è di più, il Tar ha argomentato secondo un principio di diritto ignorato dal giudice di prime cure sul concetto che: il termine dei trenta giorni per l’accesso ai consiglieri comunali deriva dal rapporto tra norme di genere a specie che c’è tra la legge 241 del ’90 e la norma speciale quale l’articolo 43 del TUEL che disciplina l’accesso agli atti dei consiglieri comunali, principio riportato nel verbale n°14 del 2015 e disatteso nella parte motivazionale;
In disparte ogni considerazione sulla sentenza gli atti prodotti dall’ente e dalle partecipate soggiacciono al principio della trasparenza amministrativa, concetto molto più ampio e garantista del diritto di accesso, tuttavia, l’erroneità della sentenza che motiva su precedenti e arriva a conclusioni diversi potrebbe essere oggetto di impugnativa al CGA per la riforma della sentenza ottenuta dalla consigliera Castello.
Insistere sul fatto che il termine di tre giorni per l’accesso ai consiglieri comunali sia corretto, come sostiene la Castello, a fronte di precedenti giurisprudenziali (221/2011 Tar Catania citata in sentenza) difformi ci conforta sulla correttezza dell’operato.
Il Tar, sostengo, non afferma che il termine dei trenta giorni per l’accesso agli atti dei consiglieri comunali, sia scorretto, anzi, in certi casi può essere assegnato, a fronte di un precedente giurisprudenziale riportato in sentenza.
La consigliera Castello è stata sostenitrice convinta che il termine previsto dall’articolo 50 del regolamento, sui procedimenti amministrativi fissato in giorni tre lavorativi per i consiglieri comunali, sia principio e norma consolidata da ricondurre ovunque. Così non è e lo ha scritto il Tar nella sentenza che ci occupa.
In definitiva il Tar pur avendo annullato gli atti impugnati non afferma che sia corretto il termine dei tre giorni, come sostenuto dalla Castello, né scorretto il termine di trenta come previsto dal regolamento approvato.
Ed è questo il principio a cui ci si atterrà.
Ci dispiace per il non corretto convincimento sulla questione della consigliera Castello tenuto conto che l’ente su tutta l’attività amministrativa si è adeguato tempestivamente, con il mio l’arrivo, agli obblighi di trasparenza e di pubblicità, sottoponendo al Sindaco la nomina del responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione, nessun atto, nessun procedimento amministrativo è stato mai negato finora ai consiglieri comunali, dai saldi contabili chiesti con cadenza settimanale dalla Castello ai semplici atti.
Nei prossimi giorni si valuterà se sottoporre al giudice di secondo grado l’impugnativa della sentenza tenuto conto delle contraddittorietà e sviste che presenta primo fra tutti l’argomento sulla riservatezza attribuito erroneamente dal giudice al segretario generale nella resa del parere.

Carolina Ferro