Attualità Chiaramonte Gulfi 19/06/2015 08:39 Notizia letta: 2679 volte

Pippo Bracchitta, collezionista d'arte

Intervista in salotto
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Chiaramonte Gulfi - Ad ottobre compie 65 anni ed è “felicemente in pensione”, come ama dire. In casa sua possiede circa 500 oggetti d’arte fra acquarelli, disegni, tempere e sculture. Li tiene in bella vista per gli ospiti oppure nascosti in ogni angolo della casa. Non è un artista ma è quello che più si avvicina al termine “esteta”: stiamo parlando di Pippo Bracchitta, chiaramontano, appassionato d’arte e collezionista. La sua è una vera e propria passione: i suoi oggetti o i suoi quadri provengono da ogni parte del Mondo. Mi accoglie nel suo bellissimo salotto e si ha la sensazione di trovarsi in un museo: quadri appesi alle pareti, oggetti d’arte sistemati ordinatamente nelle mensole…tutto, in casa, parla del suo gusto e della sua passione per ogni forma d’arte. Ma Pippo Bracchitta, nella sua vita, ha fatto praticamente tutt’altro, anche se il suo incontro con l’arte e la cultura è avvenuto molto presto.

Chi è Pippo Bracchitta?
“Avrò 65 anni ad ottobre e sono felicemente in pensione. Ho lavorato per 20 anni al gruppo FIAT a Termini Imerese come collaboratore, poi caposquadra e poi all’ufficio del personale a Catania. Infine, sono passato alle vendite. Successivamente, sono andato a IVECO come responsabile commerciale Area Sud”.

Insomma, un lavoro lontano anni luce dalla sua passione…
“Al contrario. Il mio girovagare mi dava la possibilità di visitare musei, cattedrali, posti magnifici”.

Allora la sua passione è sempre esistita?
“Certo. Quando i miei amici compravano la gazzetta io ero già abbonato alla rivista “Arte”. Conservo ancora tutti i numeri. E poi mi è sempre piaciuto disegnare”.

Che scuola ha frequentato?
“Ho fatto il liceo scientifico. Il professor Avila, che insegnava disegno, mi metteva sempre otto anche se io non riuscivo mai a completare i disegni che dava durante le sue ore. Però mi diceva che io chiaroscuravo benissimo, solo che dovevo farne di più. Io rispondevo che in quinta ora ero stanco. Non arrivavo mai alla fine”.

Non ha mai terminato un disegno a scuola?
“L’unico è stato quello che ho fatto per mia moglie. Solo che avevamo lo stesso professore e ci hanno scoperti subito. Gli ha detto che quella non era farina del suo sacco”.

Qual è stato l’evento scatenante nella sua vita che gli ha fatto conoscere il mondo dell’arte?
“Facevo il secondo anno di liceo. In viale Tenente Lena, a Ragusa, in quel periodo stavano facendo una mostra su Renato Guttuso. Rimasi estasiato dall’uso che faceva dei colori. E da all’ora non mi sono più tolto di dosso questa passione”.

Ma lei poco fa ha detto anche di dilettarsi nel disegno…
“Si. Disegno e non dipingo. Dico sempre che in un foglio di carta o si scrivono parole, più o meno sensate, oppure si disegna. Oppure si fanno dei segni. Ecco, i miei disegni sono dei segni. Sbaglia chi pensa di dargli un significato”.

Quante opere d’arte possiede?
“Circa 500. Alcune, al momento, sono in fase di autenticazione ma sono già passate in commissione”.

A lei piace definirsi “esteta”. Che cosa intende con questa parola?
“L’arte è anche un modo di fare. Faccio sempre un esempio. Una volta sono andato da un mio amico. Mi presento e gli dico: “Andiamo a Roma?”. Lui mi risponde: “Quando?”. Ed io: “Subito”. Non si è scomposto più di tanto e mi ha risposto: “Mi dai il tempo di farmi una doccia?”. Ecco, questa è arte. L’arte ha tante forme, solo che noi riusciamo a coglierne solo alcuni aspetti. Ma non perché l’arte sia limitata, siamo noi ad esserlo. Una volta ho trascorso due ore e mezza seduto davanti al Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio. Ho chiesto il permesso di restare seduto vicino al cordone. Era, per me, un modo di vivere quel quadro, ascoltando il brusio della gente. Mi sembrava di dialogare con esso”.

In tutta la sua collezione c’è un quadro da cui non si separerebbe mai?
“Le margherite di Riccardo Candelotti. Non è un quadro di grande valore, ma l’ho comprato in Sila con mia moglie. Non ce ne separeremo mai”.

Irene Savasta
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