Cultura Chiaramonte Gulfi 19/06/2015 21:43 Notizia letta: 10 volte

Tele Arcibessi. Il sogno berlusconiano. A Chiaramonte

Una tv piccola
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Chiaramonte Gulfi - Anche Chiaramonte si è fatto contagiare, seppur per un breve periodo, da quello che potremmo definire “sogno berlusconiano”. Anche qui, infatti, sul finire di quei mirabolanti anni ’80 è esistita una piccola emittente locale, talmente piccola che oggi appartiene soltanto ai ricordi di poche persone e non è stato facile trovare notizie che la riguardassero. Nata per scopi sicuramente elettorali e per volontà di un uomo che oggi purtroppo non c’è più, Tele Video Arcibessi, che ebbe vita negli anni dall’88 al ’91 (anno in cui morì improvvisamente il fondatore), ha lasciato comunque una traccia nei ricordi e in qualche straordinario video dell’epoca che ci sono stati gentilmente concessi dal fotografo Orazio Sgarlata che, all’epoca, lavorò come cameramen in quella emittente. Dopo una serie infinite di telefonate, botta e risposta, ricordi sbiaditi dal tempo e anche qualche colpo di fortuna, siamo riusciti a rintracciare una persona che, molto gentilmente, ci ha concesso un’intervista e che ci ha raccontato la sua avvenuta in quella emittente, così piccola da non superare i confini provinciali ma che comunque ha lasciato nella mente di chi ha convissuto con quella realtà ricordi piacevoli. Giovanni Laterra, ex amministratore di Chiaramonte (è stato assessore allo sport, sviluppo economico ed ecologia sotto l’amministrazione di Paolo Calabrese) ci ha raccontato quell’esperienza. Un racconto fluido, allegro. Spesso, al ricordo di un aneddoto, Giovanni Laterra ride di gusto e io con lui. Una chiacchierata fatta attorno ad un tavolo in cui la memoria prende il sopravvento mentre si parla di un periodo quasi spensierato e di un’esperienza che, purtroppo, oggi non ha lasciato quasi traccia.

Com’è nata l’idea di fondare una televisione in un paese piccolo come Chiaramonte?
“Dunque, l’idea è stata di una persona che oggi purtroppo non c’è più: Turi Scribano. Lui era molto amico con Carmelo Carpentieri che già all’ora era editore di Video Mediterraneo. Militava nei socialdemocratici, il PSDI sul finire degli anni ’80. Era assessore al turismo. Io, invece, era con la DC ed ero assessore allo sport, sviluppo economico ed ecologia. Eravamo entrambi assessori nell’amministrazione Calabrese ma avversari politici. Nonostante questo, però, io e Turi eravamo fraterni amici. Era normale, all’epoca”.

Ma quando è stato il momento culminante di Video Tele Arcibessi?
“Il clou è stato negli anni ’90-’91. Però l’avventura iniziò nel 1988. Dapprima era lui solo. Turi Scribano, in pratica, per riempire il palinsesto passava principalmente materiale proveniente da Video Mediterraneo: documentari, vecchi film, cose di questo genere. Anche le attrezzature erano in comodato d’uso da Video Mediterraneo”.

Quindi non esisteva un organico preciso…
“All’inizio no. Ricordo che c’era una ragazza in regia e spesso lui improvvisava un team a seconda delle esigenze. Tele Video Arcibessi, ovviamente, era nata per fini quasi esclusivamente politici e doveva supportare la campagna elettorale di quel periodo”.

Ma aveva un seguito?
“Stranamente le persone, pur di avere una televisione sotto la propria porta di casa, era contenta. Insomma, quando mai si era vista una televisione, in quegli anni, in un paese di appena 8 mila abitanti? Penso che fossimo l’unica realtà di quel tipo: così piccola eppure con un’emittente televisiva”.

Dov’era la sede?
“La sede era in via Fontana, nei locali della condotta agraria”.

E quando è arrivato Giovanni Laterra alla tv?
“Io sono arrivato nel ’90. E sono rimasto fino al ’91, anno in cui è morto Turi Scribano. Tutto è nato perché conducevo un programma su Video Mediterraneo per conto della Coldiretti che si chiamava “Spazio Agricoltura”. Turi Scribano aveva sempre questa esigenza di riempire il palinsesto. Come ho già detto, anche se eravamo avversari politici eravamo amici fraterni. Io ero con la DC e lui era socialdemocratico ma il suo mezzo televisivo era a disposizione di tutte le forze politiche. Il dualismo era solo apparente. Tanto per fare un esempio, lui usava sempre la mia macchina e io gliela prestavo volentieri. C’era n grandissimo rapporto umano che non si può dimenticare e che mi piace molto ricordare. Come dicevo, io avevo questo programma sull’agricoltura il giovedì alle 19.00 e poi gli davo volentieri le vecchie cassette VHS da mandare fino alla noia”.

Se dovesse dare un giudizio complessivo su quell’esperienza, come la definirebbe?
“Era simpatica. Davvero. Era diventato un punto di ritrovo. Nel tempo, infatti, si cominciavano a fare programmi sulla carta ma ovviamente non c’erano mai i mezzi né economici, né tecnologici. Non avevamo neanche una telecamera, infatti tutto era mandato in differita. Ogni tanto Turi prelevava forzatamente Orazio Sgarlata che già all’epoca aveva l’attrezzatura e faceva il fotografo. Ecco, Orazio era la vittima gratuita di questa televisione! Tutta la tv si reggeva sul volontariato”.

Ma sei mai stato un collaboratore fisso?
“Si. Nel tempo, infatti, oltre a fornire le copie del mio programma, si instaurò una collaborazione giornaliera. A Chiaramonte, infatti, abbiamo cominciato a registrare qualcosa”.

Ad esempio cosa?
“Abbiamo fatto qualche tribuna politica improvvisata. Però a volte diventava anche seriosa. C’era un’ufficialità da grande network. Per capire il clima bisogna considerare che ovviamente sono cambiate le tecniche di trasmissione, ma anche le persone. Soprattutto in campagna elettorale c’erano i litigi eccessivi e quella che veniva chiamata guerra del manifesto. Ma poi si andava tutti insieme a bere al bar. Diciamo che non c’era vendetta. Dopo il ’90 è cambiato tutto, secondo me. Con questo non voglio dire che la politica debba per forza essere umanizzata, ma neanche così mi sembra il massimo. Diciamo che all’epoca, prima di tutto, doveva esserci un rapporto umano”.

Parliamo dell’organico della Tv. Ha detto che agli inizi c’era praticamente solo il fondatore e una persona in regia. Con il tempo siete aumentati?
“Allora ricordo che c’era la ragazza in regia, un custode, il presidente Scribano che era anche editore e fondatore, due collaboratori, un giornalista e io. Sicuramente ci sarà stato anche qualcuno che ha collaborato sporadicamente ma sinceramente non ricordo neanche chi. Era proprio una tv libera. Più libera di così?”

E con le attrezzature? Visti i limitati mezzi tecnici, come si faceva?
“Mi ricordo che una sera del ’90 io e Turi Scribano siamo andati a Modica con la mia auto, come sempre. A Video Mediterraneo, infatti, ci avevano detto che c’era finalmente una telecamera per noi. Allora carichiamo questa telecamera con la VHS, arriviamo a Chiaramonte, Turi era entusiasta, non stava nella pelle: sembrava che da quell’aggeggio dovesse dipendere tutto il suo futuro. La proviamo per vedere se funziona ma non dava segni di vita. Abbiamo chiamato Orazio Sgarlata, l’unico che se ne intendesse e ci confermò che la telecamera era morta da cento anni. Turi si arrabbiò con Carpentieri, lo chiamò da una cabina. Allora non c’erano i cellulari. Poi ce ne hanno data una seconda e fu tutto a posto. E con questa telecamera abbiamo fatto le prime immagini di Chiaramonte, qualcuno aveva cominciato a fare il reporter. Tutto da autodidatta, ovviamente”.

Com’è finito tutto?
“Beh, nel ’91 Turi morì improvvisamente a causa di un ictus. Come tutte le cose che fanno capo ad una persona, una volta venuta a mancare è finito tutto. Sinceramente non so dire se si poteva andare avanti. Col tempo, infatti, i controlli, le leggi e tutto il resto, non permetteva certo quell’esperimento senza forti investimenti economici. Ma Turi secondo me ha avuto questa grandissima intuizione e questa forza di volontà. Merita di essere ricordato”.

Si ricorda qualche programma particolare che avete fatto?
“Ricordo che abbiamo fatto alcune riprese del consiglio comunale di quegli anni. Ricordo che avevamo scopiazzato l’intervallo della RAI per cercare le cassette da mandare in onda. L’intervallo era un fotogramma fisso con l’ingresso della villa, il corso e la piazza di Chiaramonte. Ci doveva essere anche la musica, ma non sempre partiva. Non c’erano i mezzi per fare un montaggio”.

Si può dire che Turi Scribano ha provato in qualche modo a portare a Chiaramonte il sogno berlusconiano delle reti libere?
“Quello era il periodo del boom delle reti libere. C’era una sorta di emulazione generale. Penso che solo a Ragusa ne siano nate una marea. Anche Chiaramonte ha fatto la sua parte. Nessuno, infatti, aveva ancora provveduto a mettere ordine nelle frequenze e tutto era libero. Era molto bello, era volontariato. La sua tv ha fatto da collante per tanti rapporti umani. Turi aveva questa particolarità: riusciva sempre a farsi dare qualcosa da qualcuno. Era un po’ l’amico di tutti e aveva un cuore grandissimo. Si, c’erano gli scontri politici, ma poi tutto si superava con una fragorosa risata. Mi ricordo che al bar si diceva sempre la solita frase: “Ma tanto a Roma fanno quello che vogliono, perché noi litighiamo?” Capivamo, insomma, che l’oggetto del contendere era nulla in confronto alle cose di cui si occupava la politica nazionale”.

Irene Savasta